
Come riscrivere Oliver Twist e ambientarlo nell’America del 2000, tra musei, allibratori senza scrupoli e botteghe di antiquari. Donna Tartt, autrice dalla penna lenta (un romanzo ogni dieci anni) e raffinata, Charles Dickens deve averlo amato abbastanza. Nel 2014 vince il premio Pulitzer con un romanzo lunghissimo, circa novecento pagine, dalla trama sempre imprevedibile che ruota intorno a un dipinto realizzato da un allievo di Rembrandt. Il Cardellino – ovvero le avventure di Theo Decker – è un classico romanzo di formazione. Durante la visita a una galleria d’arte, un bambino perde sua madre per lo scoppio di una bomba. In un attimo quel luogo austero e consacrato alla bellezza si trasforma in un cimitero di corpi e di opere d’arte in parte trafugate. Siamo al crocevia, l’anno zero, della futura esistenza di Theo, che da un visitatore moribondo riceve in dono un anello misterioso e il quadro che la madre gli stava mostrando poco prima dello scoppio. Ora Theo è solo, senza genitori e senza casa. Viene ospitato da una ricca famiglia newyorchese fino a quando non ricompare il padre, che lo porta con sé a Las Vegas dalla nuova compagna. Il secondo tempo di Theo inizia in California. Conosce Boris, il ragazzino vagabondo di origini russe che diventerà il suo amico per la pelle e che ritroverà da adulto in una situazione decisiva del racconto. Boris è il Lucignolo di Pinocchio, uno sbandato che inizia Theo all’alcol e alla droga, costringendolo, più avanti nella storia, a commettere un crimine efferato. E il Cardellino? Theo e il quadro sono inseparabili. Quel dipinto lo fa sentire meno mortale, meno ordinario. E’ il suo sostegno, una forma di rivalsa, di nutrimento e di resa dei conti. E’ il pilastro che tiene in piedi la cattedrale. Theo lo nasconde dappertutto, anche nella bottega di antiquario di Hobie, il suo approdo finale, la sua vera casa, il luogo dove imparerà il mestiere di restauratore preferendolo agli studi universitari, e dove conoscerà Pippa, la ragazzina scampata come lui a quel tragico attentato. La vita di Theo è come un lungo film d’azione, per il lettore un’altalena di emozioni continue. La Tartt ha scritto un grande romanzo d’amore. L’amore incompiuto di Theo per Pippa, l’amore per l’arte e la sua bellezza, e per quel meraviglioso e tormentato peregrinare che è la nostra vita. Commoventi le ultime pagine.
Angelo Cennamo