
Con Jennifer Egan siamo in zona Midwest, vale a dire in quella terra abulica e inospitale compresa tra il Dakota e l’Ohio che nel corso degli anni ha partorito o allevato diversi talenti della narrativa moderna americana. Il Tempo è un bastardo, premiato nel 2011 con il Pulitzer e col National Book Critics Circle Award, è il suo romanzo di punta. La struttura del libro è insolita, la trama infatti si snoda attraverso una serie di racconti apparentemente scollegati tra loro, i cui protagonisti però sono gli stessi; tra gli altri si stagliano le figure di Bennie Salazar, ex musicista rock-punk poi diventato discografico di successo, e quella di Sasha, la sua fidata collaboratrice con un vissuto piuttosto burrascoso, e poi ancora altri vecchi compagni di scuola e di vita che entrano ed escono dalle storie a rotazione. Bennie e Sasha sono una coppia rodata, lavorano insieme da molti anni e sono legati da un affetto speciale che però non si è mai spinto alla relazione fisica “Non ci provare, Bennie: sei troppo importante per me”. Il Tempo è un bastardo – versione italiana di A Visit From The Goon Squad – pessima abitudine quella di cambiare i titoli originali, ai libri come ai film – è il racconto di una lunga amicizia tra alterne vicende familiari e professionali – figli, divorzi, tradimenti, fallimenti vari – ambientato nel mondo dello star-system, con tutti gli annessi e connessi di questo mondo. La qualità della scrittura di Jennifer Egan, la capacità di sperimentare nuove forme e registri linguistici, è pari a quella dei migliori autori americani della sua stessa generazione: da Chabon a Everett, da Eggers a Lethem, e il suo romanzo si può considerare uno degli ultimi esempi di avanguardismo puro della letteratura Usa. Non è un libro per tutti e non mancano sbavature o imperfezioni, per quanto la speciale struttura del testo sia un effetto voluto dall’autrice: se non siete allenati al postmoderno avrete la sensazione che le trame non decollino fino in fondo e che le storie si perdano in troppe divagazioni. È solo una suggestione. L’opera è sì complessa ma a suo modo armonica, densa di argomenti e di sfumature disegnate con stile: l’amore, l’amicizia, la famiglia, tanta musica, perfino Napoli come non l’avete mai vista.
Angelo Cennamo