
L’ispettore capo della sezione omicidi Zara Bosdaves ha lasciato la polizia. Ora fa la detective privata a Torino, ma le sue giornate non sono movimentate come una volta, anche perché pedinare mariti traditori è poco entusiasmante, non è come dare la caccia a spacciatori e assassini. Il lavoro va a rilento, non si batte chiodo e i debiti aumentano “Nei dieci mesi dall’apertura dell’agenzia non era successo granché: tre casi di sospetto adulterio, una piccola indagine per una faccenda di spionaggio industriale e poco altro”.
La sere Zara le trascorre al Cosmopolite, il locale che gestisce insieme a Francois, il fidanzato francese, il suo Fanfan, il dio nero. Sembra rassegnata a una vita tranquilla, meno frenetica degli anni trascorsi alla Mobile di Vicenza, quando nella sua agenzia fa ingresso la ex vedova di un noto industriale morto in un misterioso incidente d’auto. La donna incarica Zara di indagare sul figlio scomparso. E’ un caso complicato e più rischioso di quanto potesse prevedere. La polizia vuole che ne resti fuori, questa è gente potente, le dice quasi con aria minacciosa l’ex collega Feruglio, meglio che continui ad occuparsi di mariti cornuti. La vicenda effettivamente è molto torbida e nasconde delle verità inimmaginabili. Zara però, che tra le altre cose è appassionata di aikido e non vede l’ora di ritornare in pista, a questo incarico non vuole proprio rinunciarci, e neppure la paura di lasciarci la pelle la convince a desistere. Dove è finito il ragazzo? Da cosa fugge? I morti si moltiplicano e il mistero si infittisce. La detective inspiegabilmente arriva sulla scena del crimine sempre prima della polizia. Il fatto insospettisce e irrita gli inquirenti “Cristo santo, Bosdaves, prima che arrivassi tu, Torino era un posto tranquillo“, brontola Feruglio. E’ lei evidentemente La donna di troppo, la protagonista di questo romanzo dai meccanismi perfetti e dalla trama sorprendente, il personaggio di grande fascino che Enrico Pandiani alterna alla fortunata serie della Brigata criminale dei Les Italiens. Non sono d’accordo con chi definisce Pandiani uno scrittore noir. Pandiani è un valoroso giallista, nel senso che è un autore fedele alla trama poliziesca e non ammette digressioni su altre tematiche che non siano legate al crimine: delitto, indagine, arresto del colpevole. Viva Pandiani e viva il giallo italiano, che non è secondo a nessuno.
Angelo Cennamo