IL SANGUE È RANDAGIO – James Ellroy

L’argilla è immobile, ma il sangue è randagio” recita un verso di A.E. Housman. La storia raccontata da Ellroy comincia da qui: ottocentocinquantanove pagine fittissime. Leggerle è stato faticoso. Leggere l’intera trilogia, oltre duemila pagine, in meno di un mese, al limite dello sfinimento. Ne è valsa la pena? Altroché. Sei pezzi da mille si era concluso con gli assassini di Martin Luther King e di Bobby Kennedy. Il racconto riparte dall’estate del 1968. Gli Stati Uniti sembrano sull’orlo di una guerra civile. I movimenti dei diritti dei neri con le diverse sigle – United Slaves e Pantere Nere su tutti – sono in fibrillazione, la morte di King ha scatenato indignazione, tumulti in ogni angolo del Paese. Il clima è rovente. Ellroy riporta sulla scena alcuni dei protagonisti del libro precedente: l’immancabile J. Edgar Hoover – capo leggendario dell’Fbi, burattinaio di mezzo secolo di storia americana e personaggio meta-letterario figurando in almeno una decina di romanzi; Wayne Tedrow Jr – l’ex poliziotto di Las Vegas partito per Dallas per uccidere Wendell Durfee, poi spacciatore in Vietnam, ora collaboratore della mafia italiana di Carlos Marcello nonché intermediario tra il crimine organizzato e l’editore Howard Hughes; Dwight Holly, l’agente federale laureato a Yale che Hoover infiltra nei movimenti dei neri per alimentare disordini e gettare discredito sulla Causa dei diritti civili – OPERAZIONE CATTIIIIVO FRATELLO. Ma Ellroy non si accontenta di stupirci, chiede di più, ai protagonisti storici della serie aggiunge altri tre personaggi, tutti e tre di grande spessore, ben delineati, essenziali per lo sviluppo del racconto: il giovane investigatore Don Crutchfield, karen Sifakis e Joan Rosen Klein – soprannominata la Dea Rossa – due attiviste comuniste ingaggiate dall’Fbi come informatrici, due quarantenni colte, agguerrite e molto seducenti. Saranno soprattutto queste due donne a dominare il romanzo in lungo e in largo, con il loro impegno politico, sempre borderline, poco chiaro fino alle ultime pagine, e con la passione con la quale entrambe travolgeranno, in ogni senso, Dwight Holly. Karen è una donna sposata con un uomo mai nominato, ha dei figli. Gli incontri furtivi con Dwight sono una sfida pericolosa giocata sul non detto e sul reciproco sospetto. Joan è la più avventuriera delle due, mi ha ricordato anche nel nome Rose Zimmer, la regina di Sunnyside de Il Giardino dei dissidenti di Jonathan Lethem. Come Rose, Joan è una tenace idealista di sinistra, spiata, controllata per le sue idee sovversive, minoranza in una società che più di ogni altra è votata al capitalismo. Il doppio triangolo amoroso tra lei, Karen e Dwight, sarà uno dei temi centrali della storia, lunghissima, che si svilupperà tra la California e l’America centrale: Santo Domingo e Haiti. Inutile addentrarci nelle mille trame. Sono storie di violenza, di dolore, ma anche di redenzione, i cui protagonisti viaggiano come dannati alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. In questo libro tutti cercano qualcun altro. Il sangue è randagio lo si ama, lo si detesta, lo si apprezza soprattutto per una scrittura impareggiabile, cruda, diretta, moderna, addirittura poetica per quanto lontana dalla poesia. Un pugno nello stomaco. Lasciatevi colpire.

Angelo Cennamo

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