TEMPESTA DI GHIACCIO – Rick Moody

Tempesta di ghiaccio - Rich Moody

Dicembre 1973, un’ondata di gelo blocca gli Stati Uniti. Intere città rimangono isolate nel ghiaccio. Tutto si ferma. In una piccola località del Connecticut, New Canaan, due famiglie di amici – gli Hood e i Williams – cedono alla routine della vita matrimoniale spingendosi in un gioco erotico pericoloso che non lascerà loro scampo. I figli, adolescenti irrequieti e annoiati, storditi dalle droghe e dalla compulsività televisiva, sono scossi dai primi turbamenti del sesso. Benjamin Hood ha una relazione apparentemente segreta con Janey Williams “Forse scopava per protestare contro l’idea di famiglia, per sfuggirne le costrizioni”. Benjamin è amico di Jim Williams, il marito della sua amante. Jim Williams. Un brav’uomo “Lui e sua moglie erano molto affiatati, davvero. Per esempio, nell’evitare ogni contatto intimo”. Fuori, il gelo ferma il tempo. Dentro, la tempesta emotiva che disgrega i due nuclei familiari – la sera della tormenta trascinati in un perverso scambio di coppia organizzato in una villa vicina – travolgerà ogni cosa, e costringerà tutti i protagonisti, ragazzi e adulti, ad un redde rationem dolorosissimo. Rick Moody ha scritto una storia di lussuria – siamo in piena rivoluzione sessuale – e di incomunicabilità, una storia ferocissima nella quale però non mancano momenti di leggerezza e di comicità, con un finale thriller.

Tempesta di ghiaccio è uscito negli Usa nel 1994 – le turbolenze familiari di Franzen arriveranno almeno sette anni dopo – ed è il secondo romanzo di Moody, forse il più riuscito. In Italia lo ha riportato in libreria La nave di Teseo, lo stesso editore che ha pubblicato due dei premi Pulitzer degli ultimi anni: Less di Andrew Sean Greer e The overstory di Richard Powers. Adoro Rick Moody; trovo che sia tra i migliori scrittori della sua generazione, quella di Eugenides, Chabon, Egan, Everett, anche se qui da noi è meno conosciuto degli autori che ho citato (non chiedetemi perché, non so rispondervi).

Per la scrittura massimalistica, così virtuosa e ricca di lemmi e di sfumature, per la struttura camaleontica delle sue trame – è capace di cambiare più registri anche nella stessa frase – soprattutto per la propensione a scavare nel dolore con un tono quasi beffardo oltre che poetico e malinconico, Moody ricorda molto David Foster Wallace. Forse lo adoro anche per questo. Cos’altro posso aggiungere: leggete tutto di lui, magari partendo proprio da questo libro.

Angelo Cennamo

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