DIVORARE IL CIELO – Paolo Giordano

Divorare il cielo - Paolo Giordano

A dieci anni di distanza dal libro che gli ha cambiato la vita, Paolo Giordano pubblica Divorare il cielo, per La Lettura del Corriere della sera il miglior romanzo italiano del 2018. Una classica storia d’amore e di amicizia; Giordano sceglie di ambientarla in una campagna del sud Italia. Siamo a Speziale, un paesino del Salento. Nella scena che apre il romanzo, tre adolescenti fanno il bagno, nudi, nella piscina di una masseria. È una notte d’agosto. Teresa, la figlia del proprietario, li spia da una finestra. È turbata, al tempo stesso attratta dall’impudicizia di quei clandestini così esuberanti, sfacciati, dai loro corpi sinuosi, vitali. Con Bern, uno dei tre, è amore a prima vista. È lui il protagonista del libro. Bern non si racconta da sé, lo raccontano gli altri: Teresa, prima di tutto, e Tommaso, suo fratello, entrambi attratti da lui e al centro di un’assurda contesa. Il terzo ragazzo è Nicola, cugino degli altri due. A completare il cast, Cesare, zio di Bern. Cesare è un personaggio singolare, un po’ padre un po’ guida spirituale; tutta la storia è avvolta da un alone mistico, da una specie di panteismo che fonde e confonde tutto: i corpi, la natura circostante, i sentimenti, il sangue, il territorio. Dunque, Bern: ogni cosa ruota intorno al suo protagonismo, le sue ossessioni, le sue convinzioni. Bern è il perno di una narrazione a volte lenta a volte serrata e lacerante. I tre ragazzi, ai quali si aggiungerà Teresa e nel corso del racconto altri ancora, sono un solo corpo, un grumo indistinguibile di un’umanità avulsa da qualunque rito moderno, cooptata – in questo Cesare gioca un ruolo essenziale – in un ambientalismo estremo che degenererà oltre ogni limite. Leggendo il libro mi è sembrato di rivedere i paesaggi spettrali, paludosi, la natura selvaggia e l’isolamento dalla civiltà raccontati da Cormac McCarthy in Suttree o da Faulkner in Santuario. La storia di Giordano viaggia nelle viscere di un surrealismo violento che non dà scampo. Nessuna felicità, nessuna redenzione. Romanzo bellissimo.

Angelo Cennamo

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