JULIE – Don Robertson

 

 

Julie - Don Robertson

 

Don Robertson è uno dei grandi sconosciuti della letteratura americana, un po’ come John Williams, l’autore di Stoner, o Chuck Kinder, il romanziere che ha ispirato Wonder boys di Michael Chabon. La stessa sorte sarebbe toccata forse anche a John Fante se un giorno Charles Bukowski non fosse rimasto folgorato dal suo Chiedi alla polvere e non ne avesse preteso dal suo editore la ripubblicazione. Il Bukowski di Robertson, in Italia, è Nicola Manupelli, traduttore e divulgatore della sua intera opera con Nutrimenti, editore particolarmente attento alla narrativa d’oltreoceano, e che oltre a Robertson pubblica scrittori del calibro di Percival Everett, John Hart, Kent Anderson, John Hart.

Julie è un romanzo rimasto eccezionalmente inedito finora, e pubblicato per la prima volta in questa edizione a livello mondiale. Manuppelli ne ha scoperto l’esistenza conversando un giorno con Sherri Robertson, la vedova dello scrittore. Julie è Julie Sutton, personaggio presente anche in altre opere dello stesso autore, che amava intrecciare le trame dei suoi libri quasi a farne un unico grande romanzo. Attraverso la sua voce, la voce narrante, Robertson mescola il pubblico al privato e finisce per raccontare un pezzo importante della storia americana, dagli anni della Depressione alla rivoluzione sessuale del 1968, passando per la seconda guerra mondiale, la Corea, il Vietnam, l’assassinio di JFK. Leggendolo mi sono ricordato di un altro libro che ho amato molto: Gli anni, il capolavoro di Annie Ernaux, che di questo finto memoir ne è la versione europea. Un padre alcolizzato e inconcludente, una madre mangiatrice di uomini, la vita di Julie diventerà presto una progressione di solitudine e amarezze. La passione per la musica – Julie è una pianista – resta sullo sfondo. Al centro della scena c’è soprattutto il breve e doloroso rapporto tra lei e Morris Bird III, il giovane amore svanito per sempre, che la protagonista cercherà disperatamente in dieci, cento altri uomini “truppe di amanti”. Julie è una donna traviata, come sua madre, ormai “perduta e logora”, senza approdi sicuri oltre i ricordi “Io amo più di quanto mi ricordi davvero di aver amato”. Robertson ne tratteggia la personalità con maestria, precisione, mostrandone la tenerezza, l’infelicità, la lussuria. La sua scrittura non è uguale a quella di nessuno, diceva di lui Stephen King, autore cresciuto nel culto di Don Robertson e al quale più di una volta ha confessato di ispirarsi. Julie è un libro prezioso, doloroso e commovente, un capolavoro rimasto sconosciuto per troppo tempo. Grazie a Nutrimenti e a Nicola Manuppelli per avercelo riportato in vita.

Angelo Cennamo                          

 

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