
“Caro Zuckerman, in passato, come sai, i fatti sono sempre stati brevi appunti su un taccuino, il mio modo di scattare dalla realtà alla fantasia”.
Uno scrittore può davvero separare la verità dalla finzione? Esiste un confine riconoscibile tra reale e immaginario? E’ questo il tema de I fatti, romanzo del 1988, tra i meno conosciuti di Philip Roth ma il più rappresentativo, forse, della sua identità letteraria. Una fiction travestita da autobiografia o un’autobiografia spacciata per fiction, se preferite. Un libro di cui non c’è l’esigenza, nessuno ha chiesto un’autobiografia di Roth. Gli scrittori non dovrebbero restare nell’ombra? Il fatto è che “superata la cinquantina, si sente il bisogno di trovare dei modi per rendersi visibili a se stessi”. Il gioco di specchi questa volta Roth lo conduce a carte scoperte. Il racconto si compone di due parti; nella prima lo scrittore vero invia un manoscritto al suo alter ego Zuckerman, la sua “Controvita” (se non avete letto buona parte dei romanzi precedenti evitate di leggere questo). Roth è stanco di doversi mascherare, di travestirsi: basta menzogne, è ora di finirla di prendere in giro i lettori. Gli studi, i primi racconti, gli amori. La storia turbolenta con Josie si sovrappone a quella di Maureen Johnson, la protagonista de La mia vita di uomo “La descrizione ne La mia vita di uomo di come Maureen Johnson inganna Peter Tarnopol facendogli credere che è incinta corrisponde quasi esattamente al modo in cui io venni gabbato da Josie nel febbraio del 1959″. Come la sua controfigura, Josie si fa sposare da Philip mettendo in scena una falsa gravidanza. Come poteva un romanziere resistere a una donna così creativa? Chiede lo scrittore vero a quello fantasma. Roth si nutre delle sue sconfitte, le traduce in fiction e le offre al suo pubblico. Tutto si confonde, niente va preso alla lettera, mai credere fino in fondo a quel furbacchione di Newark. La risposta di Zucckerman arriva a pagina 168 “Nella fiction puoi essere molto più sincero senza doverti continuamente preoccupare di fare del male a qualcuno”. La verità è che non sai raccontare la verità, caro Philip, e prima che il tuo fantasma esca di scena ne passerà di tempo.
Angelo Cennamo