LA VITA AGRA – Luciano Bianciardi

20200430_174628

Due parole su “La vita agra”, l’opera più nota – la sola opera nota – di Luciano Bianciardi, pubblicata la prima volta nel 1962 e ambientata nella Milano degli anni Cinquanta e Sessanta. Parto dalle cose che mi sono piaciute, poche. La scrittura. La prosa di Bianciardi è moderna, scorrevole, per nulla vischiosa, arzigogolata, ampollosa, tronfia, “letteraria”, come quella di tanti romanzieri della sua generazione. È interessante anche lo spaccato dell’Italia del boom economico: fedele, dettagliato, credibile, evocativo. Tutto il resto l’ho trovato abbastanza deludente, soprattutto l’approccio, come dire, pedagogico? Moralistico? Con il quale l’autore ha inteso raccontare il capitalismo che in quegli anni iniziava a delinearsi. Confesso che l’operazione di Bianciardi mi è sembrata sleale, finta, irritante. Bianciardi scrive un breve trattato socio-politico e lo maschera da romanzo, mi sono detto. Sindacalismo sotto mentite spoglie. Insomma, della buona dottrina marxista fatta passare per fiction. Ne “La vita agra” ritroviamo i temi e le invettive del più autentico Pasolini de “Gli scritti corsari”. Dei due libri ho preferito quello di Pasolini.

Angelo Cennamo

Standard

Lascia un commento