L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA – Tiffany McDaniel

Iowa writers’ workshop, ne avevamo parlato di recente a proposito di Stephen Markley e del suo romanzo d’esordio “Ohio”. In quel corso di scrittura – e trattandosi di “quel” corso di scrittura non dev’essere stata una coincidenza – si è formato anche Nickolas Butler, che qualche anno prima di Markley si era imposto con una bella storia ambientata nella stessa provincia americana, dal titolo “Shotgun lovesongs”. Dal Midwest di Markley e Butler e di tanti altri autori – parliamo di un territorio particolarmente fecondo per la narrativa Usa – proviene Tiffany McDaniel, più o meno coetanea degli altri due, ma cresciuta artisticamente fuori dal perimetro di quel celebre workshop, a dimostrazione del fatto che si può imparare a scrivere seguendo anche altre vie. Nel 2016 la McDaniel ha esordito con un libro che in poco tempo è diventato, in America come in Europa, un caso letterario. In Italia, “L’estate che sciolse ogni cosa” è pubblicato da una casa editrice chiamata Blu Atlantide, minuscola, semisconosciuta, un dettaglio che però non ha impedito al romanzo di riverberare anche qui da noi il successo di pubblico e di critica già ottenuto negli Stati Uniti. La vicenda si sviluppa in un breve arco temporale, vale a dire l’estate del 1984. La scelta del 1984 – anno che dà il titolo al capolavoro di George Orwell – non è casuale così come non lo è ogni altro particolare di questa storia che ha pochi precedenti nella letteratura recente – It? Nel libro di Stephen King, una cittadina del Maine – Derry – ogni ventotto anni viene posseduta da una forza malefica e multiforme che si sprigiona dalle viscere della terra. Nel romanzo di Tiffany McDaniel il demonio ha il volto nientemeno che di un tredicenne di colore con gli occhi verdi e con indosso una salopette logora. Sal, questo il nome del ragazzino, è arrivato in città non si sa da dove, rispondendo a un annuncio fatto pubblicare su un giornale locale da un avvocato, Autopsy Bliss, con il quale, senza mezzi termini, si invitava il diavolo a farsi vivo nella città di Breathed. A raccontare la storia è il figlio di Bliss, Fielding, oggi ottantaquatrenne – ecco l’84 che ritorna – ma che all’epoca dei fatti ha la stessa età di Sal. L’incontro tra i due ragazzini avviene in una torrida domenica estiva davanti al tribunale della città “Il caldo arrivò insieme al diavolo”. L’identità di Sal è per due terzi del libro il fulcro del racconto. Chi è questo strano bambino dalle iridi verdi come le foglie? Da dove arriva? Dov’è la sua famiglia? Le ricerche di Autopsy e dello sceriffo di zona non portano a nulla, e l’idea che il ragazzino possa essere chi dice di essere comincia poco alla volta ad insinuarsi tra gli abitanti di Breathed a seguito di una tragica sequela di eventi che non sembrano trovare altre spiegazioni. Sal, che nel frattempo viene ufficialmente adottato dai Bliss, deve vedersela con Elohim, uno scalpellino nano che più avanti nella storia diventerà un predicatore fanatico e pericoloso. L’eterna lotta tra il bene e il male, si direbbe, ma la McDaniel punta più in alto: ne riscrive le regole invertendo schemi e convinzioni. Sal diventa al tempo stesso carnefice e vittima di una comunità che lo giudica anche per il colore della pelle. Il diavolo ci appare dunque come un cristo perseguitato in un clamoroso ribaltamento di ruoli che non smette di generare dubbi, nei protagonisti come nel lettore. Si può voler bene al demonio? “L’estate che sciolse ogni cosa” è un romanzo di formazione dalle atmosfere gotiche; il lirismo, il misticismo di alcuni passaggi però fanno deviare la forma letteraria in quella del poema. Il tema ricorrente dell’angelico e del demoniaco, così come sviscerato dall’autrice, mi ha ricordato alcuni stralci iniziali di “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. La scrittura di Tiffany McDaniel è curatissima, elegante, ma mai vischiosa. I personaggi del libro, indimenticabili. Non credo di aver mai letto nulla di simile. 

Angelo Cennamo

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