
Nel 1969 il Minerva è un piccolo college del Connecticut, un ambiente snob e sonnolento rispetto all’attivismo universitario di Berkeley o Yale. I richiami del Vietnam qui sono impercettibili, e non bastano i capelli lunghi né le canzoni dei Doors a riprodurre l’atmosfera della rivoluzione studentesca altrove già in atto. Lincoln Moser, Teddy Novak e Mickey Girardi sono tre matricole. Amici per la pelle. Tutti e tre innamorati di Jacy Calloway, dopo la laurea promessa sposa di Vance, o Lance, o Chance. Lincoln è il bello del gruppo (Face man), figlio di un imprenditore impoverito dell’Arizona, cocciuto ed esaltato come il nome che porta: Wolfang Amadeus. Teddy è mingherlino, introverso, dalla sessualità ambigua e con una inconfessata vocazione religiosa. Mickey è grosso come un armadio a muro e sogna di diventare una rockstar. Nella prima scena i tre amici sono davanti ad un televisore in bianco e nero, in attesa del primo sorteggio della lotteria nazionale per il reclutamento dei soldati da mandare in guerra. L’ultimo weekend prima della laurea lo trascorrono sull’isola di Martha’s Vineyard. È il fine settimana del Memorial Day del 1971. Jacy scompare misteriosamente. Quarantaquattro anni dopo, i “tre Moschettieri” si ridanno appuntamento sulla stessa isola, ma di Jacey non hanno avuto nessuna notizia. A dieci anni dal suo ultimo romanzo, Richard Russo – scrittore newyorchese che nel 2002 soffiò il Pulitzer al Franzen de “Le Correzioni” con “Empire Falls” – torna in libreria con “Le Conseguenze”, in Italia edito da Neri Pozza con la traduzione di Ada Arduini. La storia, che si sviluppa su due piani temporali: gli anni universitari e il presente, ruota intorno alla figura enigmatica di Jacy, l’unico personaggio senza voce. La vita di Jacy, tra verità e immaginazione, ci viene raccontata dagli altri protagonisti, filtrata attraverso ricordi e testimonianze non sempre dirette. La scomparsa di Jacy è dunque il fulcro dell’intera trama; la sua assenza è rumorosa: prende corpo, consistenza, in ogni dialogo, in ogni azione altrui, centrale e ingombrante come quella della bisnonna di Lenore nell’esordio di Foster Wallace. Russo è bravo a farci entrare in empatia con i suoi ragazzi, a renderceli familiari. Lincoln, Teddy e Mickey hanno profili diversissimi, ma precisi e ben delineati, bassorilievi di parole ed emozioni tangibili. Ciascuno dei capitoli del libro è un microromanzo che racchiude passato e presente di ogni singola storia. Il risultato mi pare eccellente. “Le Conseguenze” è il lungo racconto di un’amicizia e di un amore condiviso. Un libro sulla memoria, la nostalgia e le illusioni di una generazione – la stessa di Russo – che pensava di poter cambiare il destino del mondo. Le vite dei quattro personaggi non sono dei semplici episodi, sono frammenti di una realtà più vasta, una parte del tutto: il privato si fa pubblico, e la scomparsa di Jacy la metafora di una giovinezza incompiuta, tormentata, più che mai inafferrabile.
Angelo Cennamo