
All’elenco dei romanzi di Hubert Selby jr bisognerebbe aggiungere il romanzo della sua vita. So a cosa state pensando, che la letteratura americana è piena di outsider alla Selby jr – autore nato a Brooklyn nel 1928 e scomparso nel 2004 – Edward Bunker, James Ellroy, Kent Haruf… Eppure tra le vicende personali di Selby e quelle vissute dai protagonisti delle sue storie esiste un legame così forte da far sembrare ogni cosa scritta realmente accaduta. “Requiem per un sogno” esce nel 1978. Sono tempi bui per la città di New York, chi non li ha vissuti di persona può farsene un’idea leggendo per esempio la trilogia di Herbert Lieberman o “City on fire”, primo ed unico romanzo di Garth Risk Halberg. La storia raccontata da Selby jr è piuttosto semplice, con pochi personaggi. Conosciamoli. Sara è una vedova ossessionata dalla tv e dall’idea di dimagrire; Harry, il suo unico figlio, è un tossicodipendente; Marion, fidanzata di Harry, è anche lei tossicodipendente con dei trascorsi da pittrice in Italia; Tyrone è un amico di Harry ed è esattamente uguale a lui, con la sola differenza del colore della pelle; Arnold è lo psichiatra che ha in cura Marion. Occhio a questo Arnold: per quanto attore non protagonista, ha un ruolo chiave nello sviluppo della trama – in poche parole, l’interazione tra Arnold e Marion arrichisce la storia creando degli stacchi sul tema dominante che è evidentemente quello della dipendenza. Sara cerca disperatamente di perdere peso con una terapia di pillole a base di anfetamine, nell’illusione di essere chiamata a partecipare ad un quiz televisivo. Nel frattempo, Harry, Marion e Tyrone provano a svoltare attraverso lo spaccio di un grosso quantitativo di eroina. Per tutti, dietro l’angolo, c’è l’inferno. La disperazione dei quattro ricorda quella dei personaggi di Richard Yates, altro grande scrittore americano del Novecento di cui si parla troppo poco. Come nei libri di Yates, gli uomini e le donne di Selby jr sono degli infelici, dei frustrati che rincorrono il sogno senza realizzarlo mai. Dicevo prima che “Requiem per un sogno” è un romanzo sulla dipendenza dalle droghe e quindi sulla negazione della libertà. Se non siete attratti da questo genere di narrazioni statene alla larga. È una storia cupa, brutale, in alcuni passaggi claustrofobica, una storia newyorkese con un solo limite: New York non c’è, non si vede. La scrittura di Hubert Selby jr, autore poco scolarizzato e autodidatta, è un flusso inarrestabile di frasi crude e scomposte, con dialoghi senza trattini e virgolette, con pochi punti. È una prosa isterica e prodigiosa al tempo stesso. Magnetica, vibrante, unica: il dolore e la disperazione che Selby ha conosciuto nella vita andavano raccontati con una lingua nuova, la sua.
Angelo Cennamo