
Il disagio è un sentimento generazionale. Jonathan Franzen e David Foster Wallace, scrittori più o meno coetanei, lo hanno messo spesso al centro delle loro storie. Franzen addirittura nel titolo di un libro – “Zona disagio” – ma non solo lì. Wallace ne ha fatto quasi un vessillo, anche nel rapporto con le donne. Jon e Dave arrivano sulla scena dopo autori nerboluti come Philip Roth e John Updike, che avevano invece costruito le rispettive trame sulla strafottenza, in certi casi, sull’esuberanza e il vigore (sessuale) in altri. “Un pene fornito di dizionario”, così una volta Wallace definì Updike. La gioventù franzowallaciana è goffa, sudata, impedita. I maschi di Philip Roth, allupati e ribelli. Quelli di Updike liberi e disinibiti.
Angelo Cennamo