
“Cos’è più grande, lo spazio cosmico o quello interiore?”.
È uno dei mille interrogativi che Richard Powers – scrittore americano sessantenne, vincitore tra l’altro di un premio Pulitzer con “I sussurri del mondo” – semina nel suo nuovo romanzo “Smarrimento”, in Italia con La Nave di Teseo. Chi ha già letto Powers ne conosce la vena sperimentalista e sa che la scienza è un punto fermo delle sue narrazioni. “Smarrimento” non fa eccezione a questa regola.
Theodore Byrne è un giovane astrobiologo, sonda l’universo, crea mondi e genera atmosfere viventi. Sua moglie Alyssa, attivista ambientale, è morta in un incidente stradale. Robin, il figlio novenne della coppia, è affetto da una malattia difficile da diagnosticare “Finora si ipotizzano due disturbi dello spettro di Asperger”.
La storia, raccontata da Theo in prima persona, è per due terzi un lungo dialogo tra padre e figlio. Robin è un bambino vispo, irrequieto, per aver aggredito un compagno di scuola è stato sospeso dalle lezioni. La preside vorrebbe che il padre lo curasse con degli psicofarmaci come un qualunque malato di mente, ma Theo respinge quella semplificazione, la diversità di Robin va contestualizzata secondo altri parametri “Assistendo all’insuccesso della medicina con mio figlio, sviluppai una teoria sballata: la vita è una cosa che dobbiamo smettere di correggere”.
Ne “La strada” di Cormac McCarthy, un padre e un figlio senza nome se ne vanno in giro in un’America sopravvissuta all’apocalisse. Theo e Robin esplorano il cosmo e la terra nella convinzione che li attenda, di lì a qualche anno, una catastrofe ambientale che non lascerà scampo. A che serve andare a scuola se tra un po’ verrà giù il mondo?, chiede Robin, sempre più deciso ad abbandonare lo studio per farsi istruire da Theo.
Lo sguardo di Robin spalancato sull’universo, la sua curiosità creativa, l’incanto di fronte all’ignoto, equivalgono allo smarrimento del lettore, che sfogliando le pagine del libro matura una diversa percezione di sé “Sulla terra ci sono due tipi di persone: quelle che riescono a fare i calcoli e a seguire la scienza, e quelle che sono più felici con le proprie verità”.
La storia raccontata da Theo ci aiuta a capire dove siamo e a prendere le distanze da una mondanità capricciosa, ottusa “Quando hai paura di qualcosa, prova a prendere le misure e ti accorgerai che è poca cosa”…saggezza mediterranea.
“Smarrimento” è un romanzo sui misteri della vita e della morte, ma è soprattutto la storia di una paternità coraggiosa e fuori dagli schemi. Una boccata di ossigeno per una narrativa che da qualche anno stenta a rigenerarsi secondo nuove forme. Come i suoi personaggi, Powers sonda ed esplora altri mondi possibili. Un eccesso di retorica ecologista forse appesantisce un po’ il racconto, ma non intacca il valore di un’opera certamente originale, dal respiro ampio, destinata a diventare un classico della letteratura.
Angelo Cennamo