IL GUARDIANO NOTTURNO – Louise Erdrich

Anni Cinquanta. Una piccola comunità di nativi americani, nella riserva della Turtle Montain, in Nord Dakota, è minacciata da un disegno di legge – la House Concurrent Resolution 108 – che propone di smantellare le ultime tribù, tra le quali quella dei chippewa, e cancellare di fatto l’identità indiana. 

“Emancipazione” è la parola beffarda che si insinua tra le idee di integrazione e di liberazione, ma non dalla schiavitù: dall’essere indiani, “Emanciparli dalla loro terra”.

È da qui che Louise Erdrich, scrittrice da sempre sensibile alle tematiche di quella minoranza, la sua minoranza, riprende il racconto del Grande Romanzo dei Nativi Americani iniziato con altri libri di successo come “Il giorno dei colombi”, “La casa tonda”, “LeRose”. 

La storia della Erdrich è ispirata a fatti realmente accaduti. Suo nonno, Patrick Gourneau, capo della tribù e unico personaggio esistito, lottò strenuamente contro quel disegno di legge. E allora Thomas Wazhashk, questo il nome di Gournau nella finzione, non poteva non essere uno dei protagonisti del romanzo.

Thomas è un uomo saggio, innamorato della propria moglie, moderatamente colto, impegnato nel sociale. Di notte fa il guardiano in uno stabilimento di rubini destinati agli orologi Bulova. In quelle ore, Thomas si ritaglia piccoli spazi per pensare, scrivere, e osservare nel cielo Ikwe Anang, la stella donna che lui ama come una persona. Sono forse le pagine migliori, le più poetiche del racconto.

L’altra protagonista è la giovane Patrice, detta Pixie, la sola a mantenere una famiglia sgangherata composta da un padre alcolizzato, una madre arcigna e diffidente, un fratello aspirante pugile. Patrice vive con poco, non ha un’auto per recarsi a lavoro né un telefono per avvertire quando non può andarci. Il viaggio in città per ritrovare Vera, la sorella scomparsa col suo bebè, è una delle tracce del romanzo. Patrice è corteggiata da Loyd Barnes, insegnante di matematica e gestore di un circolo di pugilato. Ma Barnes non sembra avere particolari chances di conquista, perlomeno non quante ne avrebbe il suo giovane allievo Wood Mountain: è molto più adulto di lei, soprattutto non è indiano.

E qui siamo ad un altro degli argomenti affrontati dalla Erdrich: l’identità refrattaria ad ogni tentativo di contaminazione. Si direbbe un pregiudizio a contrario. “Se sposassi un’indiana, diventerei indiano anch’io?”, chiede Barnes al vecchio Thomas. “No, ma ti vorremmo bene lo stesso”, risponde lui.   

Le vicende di Pixie e di Thomas hanno come sfondo un’America povera, rurale, che non ha ancora conosciuto l’energia elettrica, sull’orlo dell’estinzione, ma combattiva e animata da un forte senso di solidarietà. I personaggi del romanzo, tutti, comparse comprese, sono disegnati dalla Erdrich con cura e con l’esperienza di chi quella storia l’ha conosciuta da vicino. “Scrivi di quello che sai”. Louise Erdrich lo fa da tanti anni e lo fa bene. Premio Pulitzer meritato.

Angelo Cennamo

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