FULL OF LIFE – John Fante

Nick Fante, è lui il grande protagonista di “Full of life”, romanzo uscito nel 1952, il più popolare del John Fante ancora in vita. Il padre Nick – tutti i personaggi qui compaiono con i nomi veri – era partito da un paesino dell’Abruzzo, Torricella Peligna, per cercare fortuna in Colorado. È un uomo burbero, cocciuto, superstizioso, avvinazzato soprattutto. Lui e John formano una coppia sfavillante, in questo libro, molto di più ne “La confraternita dell’uva”, pubblicato nel 1977, qualche anno prima che il romanziere-sceneggiatore di Denver, ormai cieco, con entrambe le gambe amputate e prossimo alla morte, dettasse alla moglie “Sogni di Bunker Hill”.

“Full of life” è essenzialmente la storia di una gravidanza; la trama parallela, il danneggiamento del pavimento della casa dove abitano John e Joyce, è l’espediente che consente a Fante di tirare dentro Nick, il vecchio padre muratore e nonno trepidante. Le due vicende, quella della dolce attesa di Joyce e dei lavori di ristrutturazione della casa, procedono tra gag spassosissime e momenti di profonda tenerezza. Nick Fante, che in altri libri – tutti autobiografici, si chiama Svevo Bandini o Nick Molise, è un arcitaliano, una maschera, i cui tratti esasperati servono al figlio per tenere insieme le due anime del racconto, di questo e di tutti gli altri: le origini abruzzesi, la nuova vita in America.

È un bel romanzo, “Full of life”, nonostante Fante abbia confidato in una lettera di averlo scritto per soldi; una specie di prova generale del suo capolavoro della maturità (“La confraternita dell’uva”), nel quale il rapporto padre-figlio si arricchisce di nuove sfumature e di altra bellezza.  

Angelo Cennamo

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