
Cupezza, flemma. Non abbiate timore né fretta di arrivare alla conclusione di questo magma di parole, spegnere l’abat-jour (meglio leggerlo a tarda sera, in totale silenzio) su pagina 743 e lasciare che gli ultimi pezzi (saranno soprattutto quelli a rimanervi impressi) tornino a bussare alla vostra mente.
Di Michel Houellebecq si dice che scriva sempre lo stesso libro. Magari sempre lo stesso bel libro, se c’è da assecondare questo luogo comune, perché di luogo comune si tratta. Houellebecq non scrive mai lo stesso libro, Houellebecq racconta la vita e la morte: di quale altra sostanza è fatta la letteratura?
“Annientare” somiglia molto alla Francia di questi anni – stavo per usare la parola affresco, mi sono fermato giusto in tempo – per quanto l’autore collochi la storia tra il 2026 e il 2027, forse per tenerla distante dai condizionamenti pandemici dell’attualità. Il protagonista è un uomo di mezza età, Paul Raison, consigliere del ministro dell’Economia Bruno Juges, possibile candidato all’Eliseo. Houellebecq ha scritto un romanzo politico? Paul e Bruno non sono propriamente amici ma hanno molto in comune: competenza, etica professionale, a legarli però è soprattutto una scarsa empatia coniugale. Come Bruno, Paul è un uomo solo, separato in casa con la moglie Prudence. Occhio a Prudence: è uno dei personaggi più interessanti del libro. Donna enigmatica, inafferrabile, esageratamente vegana, sessualmente spenta, apparentemente incapace di qualunque slancio emotivo. Il matrimonio di Paul si direbbe finito, almeno nella prima parte della storia. Ma quella di Paul e Prudence non è la sola coppia del racconto. Cécile, la sorella di Paul, è sposata con Hervé, un ex notaio. I due incarnano una diversa idea di relazione (Cécile è una cattolica ortodossa dal temperamento decisamente più esuberante rispetto a quello opaco di Prudence) e di cittadinanza: Cécile e il marito simpatizzano per la destra del Rassemblement national, schieramento politico avverso a quello di Bruno Juges e di Paul.
Lo scenario della vicenda politica è incandescente: il governo è minacciato da una serie di attacchi informatici e sul web circolano dei video compromettenti. Houellebecq gioca su più fronti, il suo realismo talvolta sconfina nella non fiction – sono i momenti meno appassionanti del libro – altre volte diverge nell’onirico (Paul sogna molto), in altre ancora nel postmoderno-filosofico. Dicevamo delle coppie del romanzo, di Paul e Prudence e di Cécile ed Hervé. Ce ne sono almeno altre due. Aurélien, fratello di Paul e di Cécile, è sposato con Indy, una giornalista arrivista e senza scrupoli, che ha scelto di essere madre ricorrendo alla fecondazione eterologa pur non avendone la necessità (l’inseminazione artificiale è uno dei temi del romanzo). L’altra è composta dal padre malato di Paul, ex funzionario dei Servizi Segreti, e dalla sua attuale compagna. Il pubblico e il privato si alternano e si mescolano nella lunga narrazione, agevolata per fortuna da paragrafi brevi. I tracciati della Francia e delle famiglie dei protagonisti sono ondivaghi, i destini sorprendenti.
Il nichilismo di Houellebecq è un marchio di fabbrica, ma stavolta assistiamo a qualcosa di diverso. L’Houellebecq di “Annientare” è più vicino allo scrittore romantico del finale di “Serotonina” che all’esistenzialista conosciuto con i libri precedenti: “Le particelle elementari”, “Piattaforma”, “La carta e il territorio”. “Annientare” è un romanzo sul prendersi cura dell’altro, un romanzo d’amore. Houellebecq è cambiato.
Angelo Cennamo