MONOGAMIA – Sue Miller

Sue Miller è nata a Chicago, in quel Midwest che alla letteratura americana ha dato e dà ancora tanto. Una decina di romanzi tradotti in oltre venti paesi, riconoscimenti vari, cattedre di scrittura creativa dall’Amherst College – quello di Foster Wallace – alla Boston University, una buona fama di “matrimonialista”, la Miller torna in libreria (dal 28 giugno) con “Monogamia” – “Monogamy”, viva i titoli originali – edito da Fazi con la traduzione di Martina Testa (riecco Wallace). 

Ancora una volta è la famiglia il punto di osservazione, il laboratorio dentro il quale si sperimentano le dinamiche di una piccola comunità, in questo caso del New England, tra gli anni Settanta e i Duemila. Graham, uomo massiccio e di grande vitalità, amante della buona tavola e del vino soprattutto, ha una libreria indipendente, ben avviata, riferimento di scrittori e intellettuali per reading, presentazioni e altri eventi culturali. Sua moglie Annie, minuta e dall’indole solitaria, fa la fotografa e sta per inaugurare la sua prima mostra dopo una lunga pausa. Trent’anni insieme, due figli, Lucas e Sarah, il primo nato dal precedente matrimonio di Graham con Frieda, e una vita tranquilla, piccolo borghese, di provincia. Insomma, Graham, Annie e i loro figli sono una famiglia come tante. La vicenda raccontata dalla Miller prevede un prima e un dopo. Il prima e dopo è legato alla morte di Graham, che scopriamo a un terzo della storia ma non si tratta di spoiler dacché è la stessa sinossi del romanzo a dircelo. La descrizione del trapasso, tre o quattro pagine, ci riporta alla Didion de “L’anno del pensiero magico”: l’impotenza, il dolore, l’accettazione. 

Graham è bello e grosso non solo fisicamente; la stazza della sua anima, le sue curiosità, le parole, gli abbracci, le risate, i calici di vino levati per brindare a questo o a quello scrittore, riempiono tutto il romanzo, lo riempiono da vivo e anche da morto. Graham è tante cose ma è soprattutto un marito infedele.

L’altro tema del libro è la famiglia allargata, i matrimoni dai quali, di fatto, non ci si libera mai. Gli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, dice il poeta, ma gestirli diventa complicato, e se agli amori dormienti si aggiunge una nuova amante, i vertici e i vortici del sentimento, l’overloving, non si controllano più. L’assenza di Graham è una lunga sequenza di stati d’animo, verità nascoste, confessioni inaspettate. L’elaborazione del lutto è la terza traccia del romanzo: Sue Miller sa entrare in ogni piega, in ogni battito, in ogni silenzio, Sue Miller scava. Nel nuovo tempo di Annie non c’è odio né rancore, c’è il vuoto. Non basta una vita per cancellarne un’altra. 

Angelo Cennamo

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