GLI SCOMPARSI – Tim Gautreaux

Sam Simoneaux viene da un villaggio vicino New Orleans, al confine col Texas, e se lo senti parlare lo capisci subito “dice le ‘a’ come quei cretini dei francesi”. Il suo nome sembra l’anagramma di Tim Gautreaux, scrittore di racconti della Louisiana le cui storie sono state pubblicate su riviste prestigiose come Atlantic, GQ, Harper’s, New Yorker. “Gli scomparsi” di breve ha solo il titolo e le 462 pagine che lo compongono ci appaiono perfino poche per tutto quello che accade nel libro. Il romanzo esce negli Usa nel 2009 ma in Italia arriva solo quattordici anni dopo, con minimum fax e la traduzione di Chiara Baffa. Gautreaux, che è una delle voci migliori della letteratura americana del Sud, ci restituisce il mood di autori leggendari, da William Faulkner e Eudora Welty a John MacDonald, fino ai più recenti Chris Offutt  e Joe Lansdale, il Lansdale di “Acqua Buia”, “In fondo alla palude”, “La sottile linea scura”. Leggendo le avventure dell’Huckleberry Finn adulto e tormentato di Gautreaux veniamo da subito catapultati nella dimensione epica degli anni Venti del Novecento americano e nel mito del Grande Romanzo un po’ Western un po’ Thriller. Sam è un sopravvissuto: appena nato, suo padre lo salvò da una strage nascondendolo dentro una stufa, e vent’anni dopo la nave che lo stava portando in Europa a combattere la prima guerra mondiale approdò in Francia proprio nel giorno dell’Armistizio. Per questo lo hanno ribattezzato “Lucky”. Gautreaux mette tanta carne al fuoco ma dosa bene tutti gli ingredienti: la perdita (della vita e del lavoro), la sete di vendetta, il ricordo molesto, la tentazione dell’adulterio, la musica, il viaggio. Il rapimento di una bambina (Lily) all’interno dei grandi magazzini dove il protagonista lavora come sorvegliante, innesca la storia, lunghissima, con mille capovolgimenti di fronte e con diverse sottotrame. Ritrovare la bambina è per Sam una sfida difficile ma necessaria, non solo per essere riassunto nel negozio dove ha lavorato fino al sequestro della piccola ma anche per colmare quel vuoto esistenziale col quale fa i conti da troppi anni. La parabola di Sam è imprevedibile e pericolosa. L’Ambassador è uno dei battelli che solcano il Mississippi; crociere per turisti spendaccioni e amanti del ballo. È il luogo principale del romanzo, il luogo della rinascita di Sam. Qui lavorano i genitori di Lily e qui ora si guadagna da vivere anche il nostro Lucky, tra risse, sbornie, avvistamenti, e le vibrazioni di quella musica nuova che Toni Morrison ha romanzato meravigliosamente nel suo “Jazz”. L’atmosfera è magica, vigorosa, il miglior propellente di un racconto che altrove sarebbe stato solo il racconto di un rapimento, ma “Gli scomparsi” è molto di più.

Angelo Cennamo

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