
Lessi da qualche parte un’intervista a Paolo Granata, docente di cultura dei media all’università di Toronto, circa le preoccupazioni piuttosto diffuse sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nei vari contesti, a cominciare dall’insegnamento. Uno dei possibili effetti della sua introduzione, spiegava il prof. Granata, sarà quello di rilanciare l’oralità, cioè far prevalere la parola detta su quella scritta, con quest’ultima relegata a un ruolo di mero supporto rispetto all’altra. Le parole di Granata mi sono venute in mente leggendo Rabbia di Chuck Palahniuk, romanzo che per la sua particolare tecnica narrativa, precisamente quella del racconto orale, è assolutamente in linea con questa nuova tendenza. Il romanzo, costruito con una polifonia insolita, è infatti una raccolta di testimonianze di amici e conoscenti di Buster “Rant” Casey, un giovane abitante di Middleton, cittadina sperduta nel cuore degli Stati Uniti, attraverso le quali l’autore imbastisce una bizzarra biografia del personaggio. Rant è morto tragicamente, diciamo pure stupidamente, in un incidente d’auto capitato però non per caso: Rant è rimasto vittima di un rituale da lui stesso architettato con altri ragazzi di Middleton, un gioco pericoloso che riproduce l’autoscontro dei luna park nelle strade della città con auto vere e lanciate a forte velocità, il Party Crashing. Che l’America di Palahniuk fosse un paese malato e votato all’annientamento lo avevamo capito fin dal libro d’esordio, Fight Club (1996). Come molti altri personaggi di Palahniuk, Rant Casey è sobillato da un disagio ingovernabile, Rant non si riconosce nella condizione tipica dell’uomo occidentale progredito, forgiato dalla pubblicità e dalla cultura di massa. Nel suo caso però Palahniuk aggiunge due ulteriori elementi di insofferenza o destabilizzazione: la monotonia e l’arretratezza della provincia. Una routine dalla quale il giovane protagonista fugge violando ogni convenzione, ordine precostituito, regola morale e civile “Il motivo principale per cui la gente se ne va dai paesini di provincia è perché così poi può sognare di tornarci. E il motivo per cui resta è per sognare di andarsene”.
L’identità di Rant viene fuori da mille frammenti diversi che Palahniuk ha assemblato come delle Brevi Interviste Sull’Uomo Schifoso, per dirla alla Foster Wallace. Il tracciato di un’esistenza leggendaria ma senza gloria di un folle o un assassino o entrambe le cose che ha portato la morte a migliaia di persone attraverso il contagio “Se non hai mai avuto la rabbia, non puoi dire di aver vissuto…Rant Casey si è sempre cercato una morte orribile, fin dalle elementari. Serpenti o rabbia”. Pur assestandosi in una dimensione cinica e drammatica, Rabbia non manca di spunti comici, talvolta esilaranti, ed è farcito di citazioni e aforismi entrati ormai nel lessico familiare di una certa bolla letteraria. Le storie di Palahniuk sono tanto credibili quanto inverosimili ma è proprio questa contraddizione a renderle speciali e a tenerle fuori da ogni possibile classificazione o declinazione distopica. Nel bene e nel male, Palahniuk è uguale solo a se stesso.
Angelo Cennamo