The mighty red, in Italia La grande piena, con Feltrinelli editore e la traduzione di Silvia Rota Sperti, è in parte una commedia romantica, in parte una saga familiare. La storia, ambientata nella cittadina di Tabor, nel Nord Dakota, nel post Lehmhan Brothers (la crisi finanziaria del 2008), ruota intorno al triangolo amoroso tra Gary Geist, giovane giocatore di football e rampollo di una ricca famiglia di proprietari terrieri; Kismet Poe, un’adolescente destinata a una brillante carriera universitaria fuori città e figlia di una trasportatrice di barbabietole da zucchero dipendente della fattoria dei Geist (Crystal); e Hugo Dumach, un libraio nerd che regala a Kismet una copia di Madame Bovary per alimentare in lei il dubbio e provare ad allontanarla dal rivale. Il romanzo si apre con Gary che chiede goffamente a Kismet di sposarlo. Lei lo allontana, ma dopo una serie di altri tentativi, inspiegabilmente e contro ogni pronostico, la ragazza cede, quasi plagiata dalla fragilità del suo corteggiatore stalker. Kismet dunque si lascia convincere, ma nel corso del romanzo rimarrà sempre combattuta, lo sarà anche dopo le nozze: l’attrazione per Hugo resisterà oltre ogni promessa e vincolo. In una trama parallela, Martin, compagno di Crystal e attore teatrale fallito, abbandona Kismet e sua madre dandosi alla fuga con i fondi per la ristrutturazione della chiesa locale. Le voci e i pettegolezzi sulla scomparsa di Martin investono anche altre questioni come l’uso e la difesa della terra, le difficoltà economiche della comunità di Tabor nel tempo peggiore dopo il Wall Street Crash, un incidente occorso a Gary e ai suoi amici. Insomma, nel libro di Erdrich c’è molta carne al fuoco, con tanti personaggi secondari che entrano ed escono dalla storia, ma non tutti questi blocchi narrativi sembrano intersecarsi nel modo giusto, specialmente il tema ambientalista e la crisi degli agricoltori con i dubbi amorosi di Kismet, che restano la parte principale e la più interessante della storia. La grande piena va accettatto per quello che è: un romanzo ben scritto e ben calato nel contesto tipico di Erdrich, ma confuso, con alcune parti divertenti, altre lente e un po’ noiose.
Angelo Cennamo