STATO DI SOGNO – Eric Puchner

Quando lascia Los Angeles per trasferirsi temporaneamente a Salish, una pittoresca cittadina del Montana, Cece è convinta che si tratti solo di una breve parentesi: è lì per organizzare le nozze con Charlie Margolis, giovane cardiologo, nella casa di famiglia affacciata su un lago. Il paesaggio è mozzafiato, l’ambiente sembra idilliaco: frutteti, cespugli di lamponi, pendii montani punteggiati di pini offrono a Cece, cresciuta tra i laghi artificiali della California, un rifugio che somiglia a un paradiso. Sin dall’inizio, però, qualcosa si incrina. Charlie è ancora impegnato con il suo lavoro e incarica Garrett Meek, suo migliore amico dai tempi del college, di aiutare Cece con i preparativi. Garrett, che è un tipo schivo, un po’ ruvido e che dopo aver rinunciato all’università lavora come addetto ai bagagli in aeroporto, è anche la persona scelta da Charlie per celebrare il matrimonio. Cece accetta con riluttanza questa strana idea di Charlie, ma la convivenza forzata con Garrett dà presto origine a un’attrazione inattesa, resa ancora più complessa dai rispettivi passati e fragilità. In Garrett, prese con il padre morente – un artista anarchico, poco presente durante la sua infanzia, e segnato dalla lunga negazione della propria omosessualità – si cela un dolore silenzioso, una malinconia che Cece imparerà a comprendere troppo tardi. Da questo delicato triangolo emotivo prende avvio un romanzo vasto e ambizioso. Dream state di Eric Puchner – in Italia Stato di sogno con l’editore Fazi e la traduzione di Stefano Bortolussi – si apre nel 2004 con una scena di grande bellezza: Cece che si tuffa in un lago cristallino, in mezzo ai monti che fanno da contorno alla spendida cittadina che la ospita. Da questo inizio quasi edenico, Puchner ci conduce attraverso più decenni: muove la storia nel nostro presente e la proietta in un futuro immaginato, seguendo le traiettorie di Cece, Charlie e Garrett, ma anche quelle dei loro figli, e intrecciando queste vite in una narrazione che si inspessisce in corso d’opera. La forza del romanzo non risiede tanto nella risoluzione del triangolo amoroso, che anzi si rivela illusoria, ma nella capacità di Puchner di mostrare come sentimenti, relazioni e scelte si trasformino nel tempo, si complichino e lascino tracce indelebili. Seguendo le pagine del libro, i personaggi invecchiano, cambiano, diventano genitori, e i legami che li uniscono, pur sottili, restano indissolubili. Col passare degli anni, Stato di sogno muta registro: da dramma romantico si trasforma in un’opera corale e struggente. I punti di vista si moltiplicano, includendo le nuove generazioni, nello specifico Jasper e Lana, che diventano specchio, continuazione e distorsione delle vite dei loro genitori. Le loro esperienze raccontano l’eredità emotiva e psicologica che si trasmette da una generazione all’altra, mettendo in discussione l’idea stessa di libero arbitrio. Per chi è nato negli anni Duemila, la libertà di scegliere sembra sempre più limitata, condizionata da un mondo incerto, dal cambiamento climatico, dall’insicurezza globale. Nel capitolo finale, particolarmente toccante, Puchner ci riporta all’origine della storia, rivelando come le vite dei protagonisti siano state modellate da scelte, casualità e promesse mancate. È una chiusura che amplifica la malinconia e la bellezza del romanzo: non solo per la giovinezza perduta, ma per quella giovinezza carica di futuro che oggi sembra sempre più lontana.

Angelo Cennamo

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