Presto l’intelligenza artificiale sarà in grado di scrivere il libro esattamente che hai voglia di leggere. Basterà indicarle due o tre elementi chiave ( i temi che ami, il tono che preferisci, magari un’ambientazione o un periodo storico) e lei svilupperà una storia coerente con le tue indicazioni, lasciando però spazio alla sorpresa, all’imprevedibilità, a deviazioni narrative capaci di stupirti davvero. Sarebbe l’estremizzazione di una tendenza già visibile oggi: quella del contract author, l’autore che stipula un patto esplicito con il lettore e scrive ciò che il lettore desidera leggere. L’AI porterebbe questo meccanismo al limite, rendendo il patto dinamico, personalizzato, quasi intimo. Non più un contratto uguale per tutti, ma un accordo uno-a-uno, in cui ogni lettore diventa il committente di una storia unica. In questo scenario la narrazione smetterebbe di essere un oggetto chiuso e definitivo per trasformarsi in un processo. Il libro non precede il lettore: nasce con lui, si modella sulle sue preferenze, sulle sue ossessioni, sul suo immaginario culturale. L’ambientazione storica o sociale non sarebbe più solo un contesto scelto dall’autore, ma uno spazio esplorabile, adattabile, capace di rispondere alle domande implicite di chi legge. La sorpresa, paradossalmente, non verrebbe eliminata dalla personalizzazione, ma riformulata. Non sarebbe più lo shock dell’inaspettato assoluto, bensì lo scarto intelligente rispetto a ciò che pensavi di volere. Un’imprevedibilità guidata, che nasce dall’interpretazione delle tue stesse preferenze e le supera. Questo ovviamente solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’autore, sull’idea di originalità e sul valore culturale dell’opera. Ma suggerisce anche una trasformazione (forse) affascinante: la letteratura come spazio di dialogo continuo, dove il confine tra chi scrive e chi legge diventa sempre più poroso. Non la fine della narrativa, ma forse la sua mutazione più radicale.
Angelo Cennamo