UNDERWORLD: FENOMENOLOGIA DI KLARA SAX

Nello sconfinato universo di Underworld, il romanzo monumentale che intreccia storia americana, memoria privata e immaginario collettivo lungo l’arco di quasi mezzo secolo, il personaggio di Klara Sax emerge tra le figure più enigmatiche e simbolicamente dense dell’intera costruzione delilliana. Pur non occupando stabilmente il centro della scena, la presenza di Klara è dotata di una notevole forza interpretativa: ogni sua apparizione sembra condensare alcuni dei nuclei tematici più profondi dell’opera, dal rapporto tra arte e storia alla dialettica tra memoria e rimozione, fino alla questione più ampia di come la modernità americana gestisca i propri scarti materiali e non solo. In questo senso Klara Sax diventa una sorta di lente attraverso cui è possibile leggere la logica più profonda del romanzo: il modo in cui DeLillo osserva il mondo contemporaneo come un paesaggio attraversato da tracce, rovine e oggetti sopravvissuti alla loro stessa epoca. Klara Sax è un’artista affermata, una donna che ha scelto di reinventare se stessa persino nel nome, adottando un’identità che sembra dichiarare fin dall’inizio una distanza dalle convenzioni della vita ordinaria. La scelta di un nome artistico suggerisce infatti una volontà di auto-costruzione identitaria, un gesto che riflette una concezione dell’esistenza come spazio di continua ridefinizione. Nella sua biografia si intersecano matrimoni falliti, relazioni ambigue e una vocazione artistica che ha sempre avuto la precedenza su qualsiasi forma di stabilità domestica. Questo elemento contribuisce a connotarla come un personaggio ai margini delle aspettative sociali tradizionali: Klara appare come una figura che ha deliberatamente scelto l’instabilità creativa al posto dell’ordine familiare, accettando il prezzo esistenziale di questa scelta. Il lettore la incontra in diverse fasi della sua vita e ogni volta con la sensazione di trovarsi di fronte a una figura in movimento, mai del tutto fissabile. La sua identità, infatti, sembra ridefinirsi continuamente attraverso l’atto creativo, come se l’arte non fosse soltanto una professione ma la condizione stessa della sua vita. Questa mobilità identitaria rispecchia uno dei tratti tipici dell’immaginario di DeLillo: l’idea che nella modernità avanzata i soggetti si costituiscano attraverso relazioni, eventi storici e pratiche simboliche. C’è un momento in cui Klara assume una dimensione quasi mitica, è quello in cui DeLillo la fa apparire nel deserto dell’Arizona, impegnata in un progetto artistico monumentale: dipingere una vasta serie di bombardieri strategici B-52 dismessi, allineati come carcasse metalliche in un immenso cimitero tecnologico della Guerra Fredda. L’installazione trasforma questi relitti militari in superfici di colore, in segni astratti che restituiscono alla macchina bellica una nuova vita simbolica. L’immagine dei bombardieri dipinti – giganteschi oggetti progettati per la distruzione convertiti in supporti pittorici – produce un potente cortocircuito visivo e concettuale: ciò che era stato concepito per la guerra diventa ora oggetto di contemplazione estetica. In questo gesto si condensa la logica estetica di Klara: prendere ciò che la storia ha lasciato dietro di sé (rottami, residui, scarti) e convertirlo in forma visibile, in esperienza estetica. L’arte non cancella il passato né lo idealizza; piuttosto lo espone nella sua materialità, trasformando i resti della storia in superfici di riflessione. Il deserto dell’Arizona, con la sua vastità quasi metafisica, diventa così uno spazio simbolico in cui la memoria storica assume una dimensione al tempo stesso monumentale e fragile. Il tema del rifiuto attraversa in profondità l’intera architettura del romanzo. In Underworld compaiono rifiuti industriali, scorie nucleari, detriti urbani, ma anche rifiuti culturali e storici: tracce di eventi che la società tende progressivamente a rimuovere dalla coscienza collettiva. La modernità, nel mondo di DeLillo, appare come una civiltà che produce continuamente scarti, materiali e simbolici. Gli oggetti dismessi, le infrastrutture abbandonate e i residui tecnologici diventano indicatori di una storia che non scompare davvero ma sopravvive sotto forma di relitto. Non è un caso che uno dei protagonisti principali del romanzo, Nick Shay, lavori proprio nel settore della gestione dei rifiuti. Nick appartiene a quel sistema economico e tecnologico che si occupa di amministrare, organizzare e rendere invisibili gli scarti della civiltà industriale. Il suo lavoro consiste precisamente nel controllare la circolazione dei residui, nel classificare e neutralizzare ciò che la società non vuole più vedere. In questa prospettiva Nick rappresenta la dimensione gestionale e burocratica della modernità. Klara, al contrario, compie un gesto radicalmente diverso. Dove Nick organizza e rimuove, lei espone e trasforma. L’artista porta il rifiuto alla luce, lo sottrae all’invisibilità e lo reinserisce nello spazio simbolico della cultura. I bombardieri dipinti nel deserto diventano così una sorta di archivio visivo della Guerra Fredda, un monumento paradossale che ricorda allo spettatore la persistenza materiale di un conflitto ormai concluso ma ancora profondamente radicato nell’immaginario collettivo. Tra Nick e Klara esiste inoltre una relazione antica e ambigua, nata quando lui era ancora molto giovane e lei una donna già adulta. Il loro rapporto, segnato da attrazione, distanza e una tensione mai completamente risolta, continua a risuonare nel tempo fino al loro incontro nel deserto, davanti agli aerei dipinti. In quella scena, carica di una sottile malinconia, sembrano confrontarsi non soltanto due individui ma due modi diversi di rapportarsi ai resti della storia: da un lato l’uomo che gestisce il flusso dei residui della società industriale; dall’altro l’artista che tenta di interpretarli e trasformarli in memoria visiva. Questa capacità di collocarsi sulla soglia tra storia e rappresentazione rende Klara una delle figure più affascinanti del romanzo. DeLillo la descrive come una donna ironica, lucida, dotata di una sensibilità intellettuale che le permette di cogliere il significato culturale dei grandi processi storici. La fine della Guerra Fredda, che per molti personaggi appare come una liberazione o una semplice trasformazione geopolitica, per lei rappresenta piuttosto un vuoto simbolico: la dissoluzione di un immaginario che per decenni aveva strutturato la coscienza americana. Dipingere i bombardieri significa allora intervenire su quel vuoto. Attraverso il gesto artistico, Klara riconosce che la storia lascia dietro di sé oggetti carichi di memoria e che l’arte può ancora offrire uno spazio per interpretarli. In questo senso il suo lavoro suggerisce una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte contemporanea: non più semplice produzione di forme autonome, ma pratica critica capace di confrontarsi con le rovine della modernità tecnologica. Klara assume così una funzione quasi allegorica all’interno del romanzo. Incarnando la possibilità di trasformare i relitti in immagini significative, il suo personaggio rappresenta una delle possibili risposte alla condizione culturale descritta da DeLillo. In un mondo dominato dalla produzione incessante di oggetti e informazioni, l’arte diventa uno dei pochi luoghi in cui i resti della modernità possono ancora essere osservati, rielaborati e restituiti alla coscienza collettiva.

Angelo Cennamo






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