CHIEDI ALLA POLVERE – John Fante

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“Ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. Le mie letture andavo a farle nella biblioteca di Los Angeles, nel centro della città, ma niente di quello che leggevo aveva un rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva. Poi, un giorno, presi un volume e capii di essere arrivato in porto. Cominciai a leggerlo e mi parve di che mi fosse capitato un miracolo, grande, inatteso”.

Così Charles Bukowski, alla ricerca di uno stile narrativo in prima persona, racconta l’incontro folgorante, del tutto casuale, con Arturo Bandini, protagonista di Chiedi alla polvere, il capolavoro di John Fante, pubblicato nel 1939 ma rimasto sconosciuto al grande pubblico fino alla fortunosa ristampa del 1980, sollecitata proprio da Bukowski che del libro scrisse la prefazione. Da allora il romanzo divenne un bestseller, un cult della letteratura americana con milioni di copie vendute anche in Europa. E quando, nel 2003,  La Repubblica lo distribuì in edicola con tirature da capogiro, nessuno si stupì più della ennesima consacrazione italiana del narratore “dimenticato” più famoso del mondo. Chiedi alla polvere racconta la storia di un giovane scrittore di origini italiane, alter ego di Fante, che dal Colorado si trasferisce a Los Angeles in cerca di successo. Quella dello scrittore alter ego è un espediente letterario al quale ricorrono molti autori nordamericani, basti citare il Daniel Quinn della Trilogia di New York di Paul Auster; il Nathan Zuckerman di Philip Roth e l’Hank Chinaski dello stesso Bukowski. Arturo Bandini è uno spiantato, molto sicuro di sé ma senza ispirazione. Ha pubblicato un solo racconto dal titolo bizzarro: “E il cagnolino rise”. I pochi dollari guadagnati gli sono finiti e non sa più come pagare il fitto della camera dove alloggia, e neppure come nutrirsi decentemente senza dover ricorrere a penosi stratagemmi del tipo rubare il latte da un camioncino mentre il garzone è impegnato a fare il giro dell’isolato. Conosce Camilla, una ragazza di origini messicane che fa la cameriera in una birreria vicina. Se ne innamora, ma sul più bello gli manca la giusta passione per possederla. Come quella sera al mare – nella scena più poetica del romanzo – quando tutti e due, nudi, nuotano tra le onde dell’oceano al chiaro di luna. Camilla è una ragazza misteriosa, attratta da Bandini ma innamorata di un altro uomo che però di lei non vuole saperne. La storia è un continuo rincorrersi. E  proprio quando Arturo sembra averla conquistata definitivamente, lei scompare di nuovo come inghiottita dal deserto. Può essere che qualcuno l’abbia tirata su e l’abbia portata in Messico. Può darsi sia tornata a Los Angeles e sia morta in una stanza polverosa. Nessuno da allora l’ha più vista.

“Così l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo senza speranze alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro”.

Anch’io come Bukowski ho scoperto John Fante prendendo per caso un volume dallo scaffale di una libreria, e come lui ne sono rimasto folgorato. Chiedi alla polvere è un romanzo dalla struttura semplice, con pochi personaggi, ma è un libro intenso e ricco di suggestioni che non si dimenticano.

Angelo Cennamo

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2 risposte a "CHIEDI ALLA POLVERE – John Fante"

  1. Avatar di gatomarx gatomarx ha detto:

    Salve, grazie al suo blog -che reputo una miniera d’oro- ho scoperto John Fante. Ho letto i 4 romanzi riguardanti Arturo Bandini dall’edizione di Emanuele Trevi che in un solo libro li raccoglie tutti. Nel giro di 10 giorni ho consumato (verbo che non scelgo a caso) tutto. Nell’emergere dalle storie di Bandini e dal suo mondo degli anni’30 ho sofferto la sicurezza che tutto era finito e che non leggero’ mai piu’ nulla di nuovo di tutto cio’. E’ stata un’esperienza straordinaria. Per questo ho deciso di uscire dal silenzio e scrivere queste poche parole come ringraziamento a lei per avermi avvicinato a questo scrittore e al suo personaggio.

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