LONDON UNDERGROUND – Don Winslow

 

London underground - Winslow

 

Neal Carey è un ragazzino del West Side di New York. Vive di espedienti, piccoli furti, non ha mai conosciuto suo padre e non frequenta la scuola. Di giovani ladruncoli la letteratura, specie quella anglosassone, ne annovera diversi, dall’Augie March di Saul Bellow al Theo Decker de Il Cardellino di Donna Tartt. E quando un giorno quel “figlio di puttana” del professor Danforth farà leggere a Neal Oliver Twist, gli altri suoi studenti penseranno di sapere come si sente Oliver, ma lui lo saprà per esperienza.

Pubblicato nel 1991, London underground è l’opera prima di Don Winslow, scrittore americano consacratosi successivamente come il re del crime con storie legate al narcotraffico, più spinte e cruente di questa, romanzi del calibro de Il Potere del cane, Il Cartello e Corruzione (The Force). Winslow tuttavia non ha abbandonato quello che potremmo definire il filone classico, più light del noir, pensando bene di dare un seguito alle indagini di Neal Carey con altri libri, sempre di grande successo, come China girl, Nevada connection e Lady Las Vegas.

Dicevamo di Neal. La storia della sua vita, di ragazzino sbandato, destinato alla perdizione o alla galera, cambia decisamente quando il giovane scugnizzo newyorchese fa la conoscenza di Joe Graham, personaggio curioso, apparentemente goffo “basso, di mezza età, faccia tonda e capelli radi, occhi celesti e il sorriso più malevolo di tutta la storia dei sorrisi” che lo affilia a un’agenzia del New England chiamata gli Amici di Famiglia, nata per tutelare i clienti di una grossa banca di Providence da scandali e da altre questioni che è meglio non affidare alla polizia. Con i soldi degli Amici di Famiglia Neal viene salvato dalla strada e mandato all’università. Graham diventa il suo mentore, gli insegna i trucchi che gli serviranno per il suo lavoro di investigarore, come pedinare qualcuno senza essere visti o perquisire un appartamento senza lasciare tracce. La figura di Graham ricorda quella cinematografica del maestro giapponese Miyagi, che nella popolare saga di Karate Kid insegna al giovane allievo Daniel-San le tecniche del karate attraverso i gesti della quotidianità, come mettere e togliere la cera su un’auto o dipingere la staccionata di un giardino. Neal non ama quel mestiere, sogna di diventare un professore di letteratura inglese, alle armi preferisci i libri, alle scazzottate, una conversazione su Shakespeare. Ma quando gli Amici chiamano, al giovane studente non resta che obbedire. Come in questo caso, molto complicato, rischioso, nel quale Neal dovrà mettersi alla ricerca di una minorenne scomparsa. Suo padre è un famoso senatore democratico in corsa per la vicepresidenza alla Casa Bianca. Mancano pochi mesi al congresso dei Democratici e nessuno sa che fine abbia fatto Allie, questo il nome della ragazza. Potrebbe essere fuggita a Londra, di lei si dice che sia una sbandata, una drogata, sarà finita probabilmente in un brutto giro, ma il tempo stringe, e Neal dovrà rimandare un importante esame universitario per fare le valigie e partire.

London underground è un poliziesco avvincente, con un impianto narrativo solido che ricalca i classici di questo genere. Un libro dal ritmo serrato che ti tiene lì, incollato fino all’ultima pagina per vedere come si concluderà l’affannosa ricerca di Neal. Un romanzo sul rapporto tra genitori e figli, sull’universo giovanile, l’alcol e le droghe, ma anche un tributo alla buona letteratura, con dialoghi ben scritti e battute fulminanti “Perché dobbiamo sempre incontrarci in questo cesso? Per farti sentire a casa”. Come è naturale che sia, nella sua opera prima Winslow appare ancora po’ acerbo, timido nell’affondare l’acceleratore, alla ricerca di una maturazione e di una perfezione che non stenteranno tuttavia ad arrivare di lì a poco, ma il risultato è come sempre godibile, eccellente. Neal Carey e Joe Graham sono due personaggi originali, perfettamente amalgamati tra loro, capaci di farci divertire, intenerire, rabbrividire, correre con la fantasia. Non poteva esserci esordio migliore.

Angelo Cennamo

 

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