AVVISO AI NAVIGANTI – Annie Proulx

Avviso ai naviganti - Annie Proulx

Annie Proulx è originaria di Norwich, nel Connecticut. Avviso ai navigantiThe shipping news –  il suo romanzo di punta, pubblicato nel 1994, si aggiudicò sia il Pulitzer che il National Book Award. È raro che un libro americano vinca entrambi i premi più prestigiosi, gli oscar della letteratura. Nel 2017 la stessa sorte toccò a Colson Whitehead con La ferrovia sotterranea.

Avviso ai naviganti  racconta la storia di Quoyle, un giornalista di Brooklyn sposato con una donna infedele che, dopo aver perso nello stesso giorno moglie e lavoro, decide di trasferirsi nell’isola di Terranova con le sue due figlie. Quoyle ci viene descritto come un ragazzo grassoccio, goffo, brufoloso, con un mento gigantesco. Non ha di certo un aspetto normale. In più, è molto pigro, apatico, solitario, senza ambizioni, poco brillante negli studi. Approda al giornalismo per caso, grazie alla raccomandazione di un amico. L’incontro con la minuta Petal, la futura moglie, è tra le scene più esilaranti del romanzo “Offrimi da bere. Sono le sette e venticinque. Prevedo che per le dieci di stasera ti avrò scopato. Che te ne pare?”. Petal è una scombinata, soprattutto una ninfomane insaziabile che non riesce a stare lontana dalle stanze da letto di sconosciuti, uomini incontrati ovunque: per strada, nei bar, e che arriva a portarsi perfino a casa sua, con Quolyle nell’altra stanza che ascolta impotente, in silenzio, i gemiti dell’adulterio. Perché lo tratta così? Perché la presenza di Quoyle è diventata così insopportabile per Petal? È forse il suo brutto aspetto ad averla stancata, allontanata da lui? “Non era il mento di Quoyle che detestava, ma la sua umiliante insicurezza”. La breve esperienza matrimoniale di Quoyle e Petal si esaurisce in poco più di settanta pagine: il romanzo, di fatto, inizia con la tragica fuga di lei con l’ultimo dei suoi amanti, e con il licenziamento di lui dal giornale “A trentasei anni, in lutto e in preda al dolore per il suo amore perduto, Quoyle aveva virato verso Terranova, l’isola dei suoi antenati, un luogo che non aveva mai visitato, né mai aveva pensato di visitare”. Quanti di voi sanno dove si trova l’isola di Terranova? Vi confesso che leggendo il libro non ho potuto a fare a meno di rinfrescare le mie reminiscenze scolastiche andando a curiosare su Google. Ricordavo dell’Atlantico, ma di preciso non sapevo dove collocare l’isola: tra l’America e l’Europa? Sopra New York? No. Eccola lì, al largo della costa canadese. Terranova è in Canada. Con le sue due figliolette, un cane e la vecchia zia Agnis, Quoyle parte verso l’ignoto e si stabilisce in una casa che era appartenuta ai suoi nonni, diroccata, isolata, tra rocce e fiordi. È una terra inospitale, con un clima rigido, un luogo selvaggio, aspro, estremo, abitato perlopiù da pescatori o ex pescatori. Il tema dominante del libro è proprio lo scontro tra l’uomo e la natura, il rapporto tra la fragilità dell’individuo e la feroce immensità dell’isola, azzurra come il mare e grigia come la nebbia. I sogni di Quoyle si sono sgretolati, è evidente, ma forse non tutto è perduto. Il nome del giornale che lo assume per scrivere di incidenti stradali e bollettini marittimi è tutto un programma The Gammy Bird. Uno stanzone puzzolente con quattro tavoli e poco altro, messo su alla meglio da un personaggio che somiglia più al nostromo della pubblicità del tonno che a Indro Montanelli. Jack Buggit è un vecchio lupo di mare, un semianalfabeta disoccupato che per sopravvivere un giorno ha la brillante idea di fondare una rivista. Una scommessa vinta, si direbbe. Quoyle poco alla volta comincia ad ambientarsi, a prendere le misure. La parte centrale del libro racconta le sue giornate sull’isola, le nuove amicizie, le storie vere e le leggende che si tramandano di padre in figlio. La narrazione rallenta, la trama si avvita su se stessa, sembra che l’autrice non sappia dove condurre il lettore. Una nave senza bussola. Poi, come la risacca con il mare, la tensione riprende a salire, Prolux ritrova lo slancio dei primi paragrafi. Quoyle ora è un uomo diverso, cambiato, che finalmente ritrova se stesso e forse un nuovo amore. Originale e malinconico, un libro che odora di salsedine e di ruggine. Una lunga riflessione sulla vita. Un manuale di sopravvivenza.

Angelo Cennamo

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