L’ACCHITO – Pietro Grossi

L'acchito - Pietro Grossi

Nel gioco del biliardo, la parola acchito sta ad indicare la posizione d’inizio della palla. Il giocatore la colpisce con la giusta intensità, la palla tocca la sponda di fronte e lentamente ritorna nella posizione di partenza. Dino è un giovane operaio, di giorno pavimenta la città, le sere le trascorre al tavolo verde con l’amico e maestro Cirillo “Teneva la stecca come un filo di cristallo e carezzava le palle come le guance di un neonato”. La sua esistenza semplice, spesa tra il lavoro, l’unione con Sofia, dalla quale sta per avere un figlio dopo molti anni di matrimonio, e il biliardo, scorre monotona, silenziosa, senza sussulti, in una città del centro-nord indefinita, in un tempo imprecisato. Dino ama il biliardo, il buio affumicato della sala, il frrr musicale dei birilli che cadono sotto i colpi vellutati dei giocatori, le sue ritualità “Quella ragnatela di geometrie perfette in cui la sfortuna e gli dei maligni non potevano entrare” perché in quel rettangolo di gioco ogni cosa si muove con precisione millimetrica. Nel biliardo Dino trova l’armonia e le certezze che la vita non può offrirgli “Dino aveva bisogno di faccende chiare, precise, di sapere dove andavano a finire le cose”. Davanti al panno verde tutto segue un ordine perfetto e non c’è spazio per la cattiva sorte, la sfortuna non esiste “Se sbagliavi un tiro, se le palle non si mettevano come volevi o la tua andava a finire sul castello, era perché avevi tirato male, e non c’era dio e sfortuna che tenesse”. Non è solo un gioco, il biliardo, è un porto sicuro, la dimensione virtuale di una giustizia altrove negata, la metafora di una perfezione irrealizzabile in ogni altro luogo. E quando l’asfalto sostituirà i ciottoli, la passione, il sogno si tramutano in professione, in guadagno. Dovreste vederlo, Dino, con la sua vecchia stecca che sbaraglia i migliori professionisti aggiudicandosi il “torneo del lingotto”. Tutto allora cambia, tutto si muove, il progresso dell’asfalto, la violenta reazione del Biondo, l’ex collega aiutato a fuggire proprio nelle ore in cui si consuma la tragedia. L’illusione della perfezione, ancora lei.

Ero rimasto impressionato dalla scrittura di Pietro Grossi, scarna, poetica, potente, leggendo il suo libro d’esordio Pugni. Con L’acchito – pubblicato da Sellerio nel 2007 – Grossi conferma le sue doti di bravo narratore, la capacità di dare forma, contenuto, al vuoto esistenziale, e di riempire di parole i silenzi, le inquietudini dei suoi personaggi. Temi e atmosfere che mi hanno riportato a uno dei capolavori di Malamud, L’uomo di Kiev : il torpore, il sacrificio, la precarietà della vita che non ammette deroghe.

Angelo Cennamo             

Standard

2 risposte a "L’ACCHITO – Pietro Grossi"

Lascia un commento