“L’America non è mai stata innocente” ha scritto James Ellroy nell’incipit di “American tabloid”, uno dei suoi tre libri migliori (gli altri due sono L.A. Confidential e “Dalia Nera”). “Questa tempesta” – secondo volume della seconda quadrilogia di Los Angeles, iniziata con “Perfidia” – si apre, pensate, con una citazione di Benito Mussolini: Solo il sangue muove le leve della storia. Già, la storia, il propellente di tutte le narrazioni di Ellroy: trentun’anni di storia americana, dal 1941 (Perfidia) al 1972 (Il sangue è randagio), reinventati in chiave noir. Ellroy fa questo; mescola il pubblico al privato e riscrive la storia moderna tra falsi aneddoti e fatti realmente accaduti. Il Dostoevskij americano, dice di lui Joyce Carol Oates. Definizione perfetta, che rende quasi superflua ogni altra argomentazione o approfondimento. “Questa tempesta”, titolo ispirato da un verso di William Auden “Questa tempesta, questo disastro devastante”, riassume anche la vita di un personaggio del romanzo: Joan Conville, una delle migliori creature uscite dalla penna di Ellroy “Era una donna determinata a conquistare un mondo di uomini”. Di lei vi innamorerete fin dalle prime battute. Joan è una stangona di un metro e ottanta di altezza, dai capelli rosso fuoco. Nella prima parte del racconto, da ufficiale di marina, investe, ubriaca alla guida, quattro messicani, uccidendoli. Nessuna condanna per lei, ma una nuova vita come biologa forense in un laboratorio della polizia. Per fare cosa? Il romanzo di oltre ottocento pagine contiene più di una trama; il fulcro della vicenda però ruota intorno al ritrovamento del cadavere di un uomo assassinato dieci anni prima. Siamo in California, nel 1942. Gli Usa stanno per entrare in guerra e nella baia di San Francisco accade di tutto. Tenete presente che se non avete letto “Perfidia”, il prequel di questo libro – già complicato di per sé per la miriade di protagonisti che entrano ed escono dalla storia e per i mille fatti e intrecci criminali – le difficoltà di lettura si raddoppiano. Come molti altri romanzi di Ellroy, “Questa tempesta” va letto senza tante pretese: impossibile cioè cogliere ogni sfumatura o dettaglio, meglio farsi trasportare dal vortice delle parole, dalle frasi brevi e incalzanti, e godersi l’affresco di un’America allo sbando, popolata di poliziotti corrotti, rapinatori, schiavisti e amanti insaziabili “L’America non è mai stata innocente”. È un romanzo caotico, a tratti eccessivamente prolisso e oscuro; leggerlo non è stata una passeggiata neppure per un appassionato e rodato americanista come il sottoscritto. Ellroy ha pubblicato di meglio? Probabilmente sì, ma navigare – a vista – tra queste pagine tempestose senza rimanere invischiati nei marosi della sua prosa vertiginosa, è una esperienza rigenerante. Non so come evolverà la missione letteraria che Ellroy si è scelto o autoimposto per ricostruire il passato segreto della sua nazione. Lo schema è logoro? Lo diranno i lettori. Quello che so è che Ellroy, nel bene e nel male, continua a tenere alta l’asticella di una letteratura – Usa – che negli ultimi anni non sembra all’altezza dei suoi tempi migliori.
Angelo Cennamo
