IL SILENZIO – Don DeLillo

Una volta Richard Ford raccontò che il suo romanzo Canada era nato da una frase da lui scritta dieci anni prima e rimasta chiusa in un cassetto. Deve essere accaduta la stessa cosa a Don DeLillo con l’incipit di Zero K, ho pensato: “Tutti vogliono possedere la fine del mondo”, sette parole che esprimono non solo il senso del libro ma della sua intera produzione letteraria. “Tutti vogliono possedere la fine del mondo” è il messaggio subliminale di ogni romanzo di DeLillo e Il Silenzio non fa eccezione. Le cento pagine di questo libricino (romanzo o racconto?) attesissimo e chiacchieratissimo, al punto che ti sembra di averlo già letto, sono la cronaca surreale di un’umanità smarritasi nel buio. Le due coppie di protagonisti si danno appuntamento a Manhattan per la finale del Super Bowl. Siamo nell’anno 2022. Jim Kripps (assicuratore) e Tessa Berens (poetessa di origini caraibiche) stanno tornando a New York in aereo dopo una lunga vacanza. Gli altri due, Diane Lucas e Max Stenner, li aspettano a casa loro in compagnia di Martin, un ex studente di Diane. All’improvviso tutto si spegne e l’America piomba nelle tenebre. Questa la trama, il resto è metafora. Troppo facile accostare il clima apocalittico della storia alla pandemia di questi mesi “Abbiamo ancora freschi nella nostra mente i ricordi del virus” leggiamo a pagina 77, ma si tratta evidentemente di una furbata dell’editor: il manoscritto di The Silence è stato consegnato prima che nel mondo esplodesse il Covid-19. 
Il blackout di DeLillo se da un lato fa sprofondare i protagonisti nel panico (un guasto? Una guerra? Un attacco terroristico?), da un altro sembra dispensare una nuova vitalità “La vita a volte può diventare così interessante che ci dimentichiamo di avere paura.” La paura di morire – in questo caso la morte è la disconnessione da Internet e da tutto il resto – è la cifra della narrativa delilliana; dal Rumore bianco al Silenzio nero è solo un attimo, un attimo infinito o delirante come le parole di Martin, una specie di fantasma di Albert Einstein; come la reazione scomposta di Jim e Tessa, che dopo l’incidente in volo, nel caos generale fanno sesso nel bagno dell’aeroporto. E come la telecronaca immaginaria del Super Bowl urlata da Max mentre la moglie flirta inconsapevolmente col suo ex studente in cucina. “Il mondo è tutto, l’individuo è niente” dice Martin, e nessuno si salva da solo. DeLillo da cinquant’anni scrive lo stesso libro, ma rileggerlo è sempre un piacere.  

Angelo Cennamo

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