Nell’ottobre del 2001 la rivista Rolling Stone pubblica un saggio di David Foster Wallace – nella versione italiana “La vista da casa della Sig.ra Thompson” contenuto nella raccolta “Considera l’aragosta” (Einaudi) – nel quale lo scrittore ripercorre le ore immediate all’11 Settembre nella cittadina di Bloomington, Illinois. A distanza di vent’anni da quelle giornate terribili, il racconto è ambientato tra l’11 e il 13 settembre, Telegraph Avenue pubblica un brano di quel reportage molto dettagliato e toccante:
《Martedì. Ci sono forse dieci giorni l’anno in cui qui il tempo è splendido, e oggi è uno di quelli. È limpido, la temperatura è giusta, l’aria è meravigliosamente asciutta dopo parecchie settimane di fila in cui sembrava di vivere sotto l’ascella di qualcuno. Manca pochissimo al vero e proprio inizio del raccolto, e il polline è al suo massimo splendore; una buona percentuale della città è strafatta di Benadryl, un medicinale che come probabilmente sapete tende a dare alle prime ore del mattino un che di trasognato e subacqueo. Quanto all’orologio, siamo un’ora indietro rispetto alla East Coast. Alle 8, chiunque abbia un lavoro è già al lavoro, e più o meno tutti gli altri sono a casa che bevono il caffè o si soffiano il naso o guardano “Today” o uno degli altri programmi del mattino che vanno in onda (manco a dirlo) da New York. Personalmente, io alle 8 ero sotto la doccia che cercavo di ascoltare un’autopsia dei Bears sulla Wscr, una radio sportiva di Chicago. La mia parrocchia si trova nella zona meridionale di Bloomington, vicino a dove abito. La maggior parte delle persone che conosco abbastanza bene da chiedergli se posso andare da loro a guardare la tv sono membri della mia parrocchia. Non è una di quelle parrocchie protestanti in cui la gente non fa che sproloquiare su Gesù o parlare della Fine dei Tempi, voglio dire che non è una comunità di fanatici o di sempliciotti, è abbastanza seria, e i membri della comunità finiscono per conoscersi bene e stringere salde amicizie. Per la maggior parte sono colletti blu o pensionati; c’è anche chi ha un piccolo negozio. Parecchi sono veterani o hanno figli arruolati nell’esercito o che, per lo più, fanno i riservisti da qualche parte, dato che per molte di queste famiglie quello è l’unico modo per pagarsi il college. La casa in cui finisco per mettermi a sedere con scaglie di shampoo secco nei capelli a guardare buona parte del vero e proprio Orrore nel suo svolgersi appartiene alla signora Thompson (4), che è una delle settantaquattrenni più in gamba del mondo ed è esattamente il tipo di persona che in caso di emergenza anche se trovi il telefono occupato sai che puoi semplicemente andare lì da lei.
La sua casa è a un paio di chilometri di distanza, di fronte a un parcheggio per caravan. Le strade non sono affollate ma neanche deserte come diventeranno più tardi. Quella della signora Thompson è una casetta immacolata a un solo piano che sulla West Coast chiamerebbero bungalow ma che nella zona meridionale di Bloomington chiamano semplicemente casa. La signora Thompson è un membro di lunga data della parrocchia e una delle figure di spicco della comunità, e il suo soggiorno tende a essere una sorta di punto d’incontro. È anche la mamma di uno dei miei migliori amici di Bloomington, F***, che ha combattuto nelle truppe d’assalto in Vietnam, è stato ferito al ginocchio e adesso lavora senza entusiasmo per una impresa edile che allestisce negozi in franchising della Victoria’s Secret nei centri commerciali. È nel bel mezzo di un divorzio (è una lunga storia) e vive con la signora T. mentre il tribunale decide a chi assegnare la sua casa. F*** è uno di quei veri veterani del fronte che non parla della guerra e non fa nemmeno parte dell’Associazione Veterani, ma a volte si incupisce in maniera molto profonda e il weekend del Giorno dei Caduti va sempre a campeggiare per conto suo senza dire niente a nessuno, e si capisce che si porta dentro la testa roba bella pesante. Come quasi tutti gli operai edili deve arrivare sul posto di lavoro molto presto, ed era già uscito da un pezzo quando sono arrivato a casa della madre, cioè subito dopo che il secondo aereo ha colpito la Torre Sud, quindi probabilmente alle 8.10 o giù di lì. A ripensarci, il primo segno di shock è stato il fatto che non ho suonato il campanello ma sono entrato direttamente, cosa che normalmente uno non farebbe mai. Grazie a certe conoscenze di suo figlio nell’ambiente, la signora T. ha un televisore Philips da 42 pollici a schermo piatto, su cui appare per un secondo Dan Rather in maniche di camicia con i capelli leggermente arruffati. (Sembra che la stragrande maggioranza degli abitanti di Bloomington preferisca i telegiornali della Cbs; il perché non mi è chiaro). Un buon numero di altre signore della parrocchia sono già qui, ma non so se ho salutato qualcuno perché mi ricordo che quando sono entrato tutti stavano fissando, paralizzati dall’orrore, uno dei pochi spezzoni di filmato che poi la Cbs non ha più ritrasmesso, cioè una ripresa da lontano, in grandangolo, della Torre Nord e della griglia d’acciaio sventrata dei suoi piani più alti in fiamme, e di certi puntini che si staccavano dal palazzo e scendevano lungo lo schermo in mezzo al fumo, che poi quella tipica zoomata a scatti rivelava essere uomini e donne veri, con indosso cappotti e cravatte e gonne, e scarpe che gli cadevano dai piedi mentre loro cadevano, alcuni che si aggrappavano da cornicioni o travi e poi si lasciavano andare, ribaltandosi o contorcendosi mentre cadevano, e una coppia che sembrava quasi (impossibile da verificare) abbracciarsi mentre veniva giù per tutti quei piani e si riduceva di nuovo a un paio di puntini quando la telecamera all’improvviso tornava al campo lungo — non ho idea di quanto durasse il filmato — dopodiché mi è sembrato che la bocca di Rather si muovesse per un attimo prima che ne uscisse un qualche suono, e tutte le persone nella stanza si sono appoggiate allo schienale delle poltrone e si sono guardate con espressioni che sembravano al tempo stesso infantili e orribilmente vecchie. Mi pare che una o due persone abbiano emesso qualche suono. Non è chiaro cos’altro c’è da dire. Sembra grottesco raccontare di essere rimasti traumatizzati da un filmato quando le persone dentro il filmato stavano morendo. C’era qualcosa, in quelle scarpe che cadevano giù pure loro, che rendeva il tutto anche peggiore. Penso che le signore più anziane l’abbiano presa meglio di me. Poi la tremenda bellezza del replay del filmato del secondo aereo che colpisce la torre, con il blu, l’argento, il nero e quello spettacolare arancione, mentre altri puntini mobili cadevano giù. La signora Thompson era sulla sua sedia, una sedia a dondolo con i cuscini a fiori. Nel soggiorno ci sono altre due sedie e un enorme divano di velluto che io e F*** abbiamo dovuto staccare la porta dai cardini per far entrare in casa. Tutti i posti a sedere erano occupati, il che significa che c’erano altre cinque o sei persone, per lo più donne, tutte oltre i cinquanta, e poi altre voci in cucina, una delle quali era molto sconvolta e apparteneva alla signora R***, psichicamente labile, che io non conosco molto bene ma si dice sia stata un tempo una bellezza di fama locale. Molte di queste persone sono vicini della signora T., alcuni ancora in vestaglia, e in diversi momenti qualcuno esce per tornare a casa e fare una telefonata e poi torna, o se ne va e basta (una signora più giovane è andata a portare via i bambini da scuola), altri arrivano. A un certo punto, più o meno mentre la Torre Sud stava crollando all’apparenza così perfettamente su se stessa — mi ricordo di aver pensato che stava cadendo un po’ con il movimento di una signora elegante che sviene, ma è stato Duane, il figlio della signora Bracero, un tipo di norma fondamentalmente inutile e fastidioso, a notare che quello a cui assomigliava davvero era se uno prendeva la ripresa di un decollo della Nasa e la faceva scorrere all’indietro, che adesso dopo aver rivisto la scena molte volte sembra effettivamente un paragone perfetto — c’erano almeno dieci persone in casa. In soggiorno non c’era molta luce perché d’estate tutti tengono le tende tirate (5). È normale non ricordarsi molto bene le cose, o comunque l’ordine delle cose, dopo soltanto un paio di giorni? So che a un certo punto, per un po’, si è sentito il rumore di qualcuno che falciava il prato, cosa che sembrava completamente assurda, ma non mi ricordo se qualcuno ha detto qualcosa. A tratti sembra che nessuno parli e a tratti sembra che parlino tutti insieme. C’è anche un sacco di attività telefonica. Nessuna di queste signore ha un cellulare (Duane ha un cercapersone, a che gli serva non è ben chiaro), quindi c’è solo il vecchio apparecchio della signora T. montato sulla parete della cucina. Non tutte le telefonate hanno un senso razionale. Sembra che un effetto collaterale dell’Orrore sia un irresistibile desiderio di chiamare tutte le persone a cui si vuole bene. Fin dal primo momento è stato appurato che era impossibile prendere la linea con New York; il prefisso 212 produce solo un bizzarro suono stridulo. La gente continua a chiedere il permesso alla signora T. finché lei non gli dice di piantarla e per amor del cielo usare il telefono punto e basta. Alcune signore contattano i mariti, che a quanto pare sono tutti radunati intorno a una tv o a una radio sui loro posti di lavoro; per un po’ i capi sono troppo sconvolti per pensare di mandare la gente a casa. La signora T. ha messo a fare il caffè, ma un altro indice della Crisi è che se uno ne vuole deve andarselo a prendere — in genere invece il caffè praticamente salta fuori dal nulla. Dalla porta della cucina mi ricordo di aver visto cadere la seconda torre e di non aver capito bene se era un replay del crollo della prima. Un’altra conseguenza della febbre da fieno è che non si può mai essere totalmente sicuri se una persona sta piangendo o meno, ma durante le due ore di Orrore in diretta, con servizi extra sull’aereo caduto in Pennsylvania e su Bush scortato in fretta e furia in un bunker segreto dell’Aeronautica e un’autobomba esplosa a Chicago (quest’ultima notizia poi smentita), praticamente tutti piangiamo o non piangiamo a seconda delle nostre capacità in tal senso. La signora Thompson parla quasi meno di tutti. Non mi pare che pianga, ma non si dondola sulla sedia come suo solito. La morte del primo marito è stata improvvisa e orribile, e so che a volte durante la guerra F*** era sul campo e lei non ne aveva notizie per settimane di fila e non aveva neppure idea se fosse vivo o morto. Il principale contributo di Duane Bracero è di continuare a ripetere quanto sembra un film. Duane, che ha almeno venticinque anni ma vive ancora coi suoi mentre a quanto dice studia per diventare saldatore, è uno di quelli che portano sempre magliette mimetiche e anfibi da paracadutista ma che non si sognerebbero neanche lontanamente di arruolarsi per davvero (come, per essere onesti, non me lo sognerei io). E non si è nemmeno tolto il berretto entrando in casa della signora Thompson. È sempre importante avere almeno una persona da odiare》.
