
In un posto sperduto sulle montagne dello Stato di New York, Sam Dent, uno scuolabus precipita in una scarpata. Muoiono quattordici ragazzi, altri si salvano. A salvarsi è anche Dolores Driscoll, l’autista del mezzo che da vent’anni passa a prendere gli studenti di questo paesino nascosto nella neve, poco distante da Lake Placid, che si anima, si fa per dire, solo durante le vacanze. La storia inizia nel day after ed è raccontata da quattro voci, una delle quali è proprio quella di Dolores. Ho detto la storia, in verità i narratori (il padre di due ragazzi morti, un avvocato venuto da New York per accaparrarsi i mandati delle famiglie delle vittime, una studentessa sopravvissuta che però ha perso l’uso delle gambe) dicono molto di più rispetto alla sola versione dei fatti: ci fanno entrare nelle loro vite, confessano segreti, abusi, infelicità, tradimenti. Le bisettrici di Banks sono due: interno – esterno, vero – falso. L’unico protagonista che non fa parte della comunità di Sam Dent è Mitchel Stephens, l’avvocato. Mitchel è un professionista affermato della Grande Mela. Quando si trasferisce sul luogo dell’incidente viene percepito come un intruso, il suo distacco ammantato di retorica e di ottimismo sulla riuscita delle cause di risarcimento, inizialmente suscita diffidenza. Chiunque assocerebbe quella tragedia all’idea di un processo che porti a indennizzi milionari, eppure le famiglie di Sam Dent non vogliono essere permeate da nessuna forma di giustizia. La sola presenza dell’avvocato sul luogo dell’incidente crea scompiglio, nuova agitazione. Sembra che a nessuno interessi sapere chi è il colpevole. Di più. Sembra che nessuno sia veramente sopravvissuto a quella tragedia: a Sam Dent sono morti anche i vivi. Dove vuole andare a parare Russell Banks? Qual è il senso di questo bellissimo Il Dolce Domani, romanzo del 1991, in Italia fuori scaffale da anni e tornato disponibile grazie al Corriere della sera con la collana Americana curata da Sandro Veronesi? Si direbbe un thriller. Forse lo è. Ma la chiave della storia è fuori dal meccanismo del romanzo di genere al quale siamo abituati. Dicevo interno – esterno. La notizia dello scuolabus che precipita nel burrone fa il giro degli Stati Uniti, deflagra sui media, ma Banks di rimbalzo ci porta negli angoli più invisibili di queste vite spezzate. Dentro le case, nelle camere da letto, negli armadi. Billy Ansel, il padre di due ragazzini morti, ha una relazione clandestina con la madre di un’altra delle vittime. È un reduce del Vietnam (l’esterno che in un altro tempo ha già violato l’interno di Sam Dent) e per non soccombere alla malasorte (Billy è anche vedovo) si lascia andare all’alcol e al sesso con Risa, la moglie del suo migliore amico che incontra in una camera d’hotel al buio. Interessante è la svolta che Banks riserva alla vicenda dei due amanti: dopo l’incidente, tutto si ferma, si resetta, alla passione subentra l’indifferenza. Nichole Burnell, la ragazzina sulla sedia a rotelle che più avanti devierà il corso del processo, ha un conto aperto con la sua famiglia “Per me, le mie gambe valevano tutto allora e niente adesso. Ma per mamma e papà, niente allora e un paio di milioni di dollari adesso” dirà a un certo punto. Nelle battute finali, il cinismo di Nichole prevarrà su quello dell’avvocato. È il miglior colpo di scena. D’accordo, di chi è allora la colpa dell’incidente? Si chiede il lettore attraversando questo prisma di versioni. Il vero non è vero, il falso non è falso, e qualcuno lo avrà pure capito. Che importa, a Sam Dent sono morti anche i vivi.
Angelo Cennamo