Romanzo del 1971, il quinto di un ciclo memorabile che ha fatto di A.B. Guthrie una delle voci di punta della letteratura western americana, autore tra l’altro di opere come Il grande cielo e Il sentiero del west, premio Pulitzer nel 1950.
Arfive è una cittadina sperduta in una prateria del Montana. Il romanzo si apre con l’arrivo dall’Indiana di Benton Collingsworth, il nuovo insegnante. Fin da subito Benton e la sua famiglia comprendono che adattarsi in un posto del genere non sarà facile. Ad Arfive c’è un ufficio postale, un saloon, una chiesa metodista, la bottega di un fabbro, il bordello di Eva Fox e tutto intorno spazi sconfinati che danno il senso, la misura di un isolamento sinistro “Lui e la sua famiglia erano briciole sul piatto illimitato dello spazio”. L’Arfive di Guthrie è come la Crum di Lee Maynard o la Holt di Kent Haruf, un microcosmo di storie popolato da angeli e demoni che in questo caso dovranno vedersela con la presenza scomoda del forestiero Collingsworth.
Figura di spicco e forse vero protagonista del romanzo è Mort Ewing, allevatore e gentiluomo di campagna che di Benton diventa amico fin dalle prime battute. Benton è un brav’uomo ma bigotto, il suo approccio puritano alle vicende anche private della comunità fomentano malintesi e attriti. Più duttile e aperto è Mort, che nel corso della storia perorerà la causa di una giovane ragazza molestata e costretta a prostituirsi. Tutto il romanzo scorre sul crinale della giustizia e della moralità. Altro personaggio chiave del libro è il reverendo Harrison, uno di quei predicatori che “usavano come uniche merci il timore della punizione e la speranza della ricompensa”. Harrison “chiamava a gran voce i peccatori, pregando che si pentissero, non tanto per un miglioramento sulla terra, quanto per la certezza di una futura beatitudine”.
Le storie e i segreti di Arfive sono la parte principale della trama e oltre la trama. Racconta il tuo villaggio e racconterai il mondo, diceva Tolstoj. Arfive è il mondo di Guthrie. I suoi abitanti incarnano ogni condizione umana: l’obbedienza, la povertà, il potere, l’autorevolezza, il pregiudizio. La costruzione della scuola è per la comunità un nuovo inizio, il sogno di un’emancipazione possibile, il progresso.
“I racconti, i concetti, il linguaggio, la logica, la storia, le formule: erano tutte favole, immagini e simboli, cose apprese e saggezza che la mente fantasiosa ed esploratrice aveva un tempo evocato e spiegato. Anzi, non favole. Erano prodigi. Grandiosi prodigi che uomini anziani ascoltavano famelicamente… La notte era dentro di lui, le stelle e la montagna, e un brivido involontario lo attraversò. Impaurito o meno, chi poteva scegliere di abbandonare questa terra?”.
Angelo Cennamo
Ciao, innanzitutto complimenti per il blog! Ho trovato questo articolo molto interessante e pieno di spunti di riflessione. Grazie per aver condiviso queste informazioni!
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