Nic Pizzolatto è originario di New Orleans. A molti di voi il suo nome non suonerà familiare, ma se dico True detective? Galvestone, il suo primo romanzo, risale 2010. In Italia fu pubblicato la prima volta da Mondadori, in questi giorni è ritornato in libreria con minimum fax e la traduzione di Giuseppe Manuel Brescia.
È il 1987. Roy Cady, soprannominato Big Country, è un quarantenne texano, alcolizzato. Si guadagna da vivere riscuotendo debiti e ammazzando persone per conto di un boss mafioso chiamato Stan Ptitko. Roy ha due grossi problemi: la sua fidanzata lo tradisce col boss; il medico gli ha diagnosticato un cancro ai polmoni. Quando Stan organizza un’imboscata per farlo fuori, a morire sono i suoi sicari, mentre Roy e una prostituta adolescente, Raquel (Rocky) Arceneaux, sopravvivono e fuggono insieme dalla Louisiana verso il Texas. Rocky è una ragazza inesperta e poco coraggiosa. Come Roy, viene dal Texas orientale, un “mondo ondulato di kudzu, alberi scheletrici e di acque buie” che “sembrava significare qualcosa per lei, come significava qualcosa per me… Il paesaggio aveva una gravità che ci riportava indietro nel tempo, ci possedeva con le persone che eravamo stati”. Rocky prova a sedurre Roy, Roy le resiste. Ma quanto durerà questo giochino? I due raccolgono una terza compagna: Tiffany, la sorellina di Rocky, di tre anni, che Rocky libera da un patrigno lurido minacciandolo con una pistola. I tre giungono all’Emerald Shores, un motel sulla strada a pochi isolati dalla spiaggia di Galveston. Lì si uniscono a un gruppo di disadattati, come i protagonisti anime perse, in fuga dalla rovina, unite da una fragilità comune e da una vaga speranza di redenzione “Tutte le persone deboli condividono un’ossessione di base: si fissano sull’idea della soddisfazione”.
Di stereotipi ne incontrerete tanti, leggendo il libro: la fuga, la solitudine, il confronto generazionale, l’amore impossibile, la vita e la morte che si toccano, la sconfitta, lo squallore, ma Pizzolatto è bravo a non cascarci dentro, e a tenere in apprensione i lettori sul finale della storia. Galveston è un noir come Dio comanda. La spiaggia di Pizzolatto ricorda la San Diego di Don Winslow: mancano le tavole del surf ma c’è tutto il resto.
Angelo Cennamo