Esiste una parte, minoritaria, della critica internazionale che giudica Jonathan Franzen un autore sopravvalutato, al centro di dibattiti che oltrepassano il merito dei libri che ha pubblicato. Le sue scelte, a volte provocatorie, come il rifiuto dell’invito di Oprah a presentare Le correzioni nel suo book-club, o una serie di dichiarazioni pubbliche controverse, hanno probabilmente contribuito a dipingerlo come un autore troppo consapevole del proprio ruolo nel panorama culturale. Un punto ricorrente nelle critiche a Franzen riguarda la presunta centralità di una prospettiva maschile e privilegiata. I protagonisti delle sue trame, spesso appartenenti a classi medio-alte, iper-educati e tormentati, vivono drammi familiari di superficie, mentre le narrazioni si concentrano su dettagli intimi e talvolta spiacevoli, dal sesso alla decadenza fisica. Franzen sembra indulgere nella derisione dei suoi personaggi, rendendo difficile stabilire un legame empatico con il lettore. Questo emergerebbe chiaramente in Purity, dove le vite dei protagonisti sono raccontate con un distacco ironico che, se da un lato mette in luce le assurdità dell’esistenza, dall’altro rischia di trasformare il romanzo in un esercizio di pessimismo e di compiacimento intellettuale. Purity segue principalmente la giovane Pip, una ragazza che si fa chiamare così in omaggio a Grandi speranze di Charles Dickens. Pip lavora in un call center, portandosi dietro un debito universitario di centotrentamila dollari, e vive lontana da una madre depressa e dal passato misterioso, in una casa occupata da un gruppo di anarchici pacifisti. La ricerca del padre mai conosciuto e di un’indefinita integrità morale scandisce l’intera trama, intrecciandosi con la vicenda di Andreas Wolf, un attivista e hacker tedesco dalle inclinazioni ambigue, che dopo un terribile delitto insegue l’improbabile riscatto in Sud America, fondando un’organizzazione di spionaggio telematico chiamata Sunlight Project. La storia di Andreas diventa uno stratagemma narrativo attraverso cui Franzen denuncia la propria avversione per i social network e riflette sul potere delle tecnologie: liberare l’umanità dai compiti che davano significato alla vita equivale, secondo l’autore, a privarla della sua essenza. La struttura di Purity, frammentata tra i vari punti di vista e con un continuo andirivieni spazio-temporale, può risultare disorientante, ma permette a Franzen di esplorare temi come la privacy, il potere dei media digitali e il conflitto generazionale. Tuttavia, rispetto ai romanzi precedenti, l’umorismo appare più raro e meno incisivo. Le battute, spesso legate a umiliazioni corporee o sessuali, non sempre bilanciano la gravità dei temi e talvolta sfociano in un umorismo elitario che rischia di alienare il lettore. Franzen eccelle nel ritrarre figure moralmente complesse. Andreas Wolf è un personaggio affascinante e inquietante, la cui ambiguità etica stimola riflessioni sul potere, la colpa e la manipolazione. Tuttavia, la costante presenza, in queste storie, di comportamenti moralmente discutibili e di situazioni estreme può dare la sensazione che Franzen voglia rappresentare con troppa insistenza il peggio dell’animo umano, senza concedere tregua né compassione. Pip, con le sue contraddizioni, competenze tecnologiche e inesperienza emotiva, diventa un esempio di come il suo ideatore a volte fatichi a far emergere la complessità dei personaggi senza ridurli a simboli o strumenti della sua visione critica. Uno degli aspetti più discussi della letteratura di Franzen riguarda il rapporto tra le generazioni. Nei suoi romanzi – accadrà anche in Crossroads – il dialogo tra genitori e figli appare spesso impossibile, segnato da incomprensioni profonde e da distanze emotive quasi insormontabili. Franzen mostra con forza le fratture familiari, ma rischia di trascurare la capacità universale di affetto e connessione che lega le persone nonostante le differenze. L’adorazione dei genitori verso i figli, pur presente, viene filtrata da ironia, cinismo e sospetto, riducendo la possibilità di un legame autentico. I temi de Le correzioni e Libertà ritornano in Purity: l’illusione dei genitori di aver indirizzato i figli sul giusto percorso, il delirio amoroso e le passioni inconfessabili, e infine la costante ricerca della purezza e della redenzione dai sensi di colpa. I tre romanzi possono essere letti come un ciclo dedicato a un’umanità perduta, dove Franzen, pur nel suo residuale postmodernismo, porta con sé echi di un sentimentalismo dal sapore antico, suggerendo un mondo che declina insieme alla sua narrazione. Nonostante i limiti di questo romanzo, più di un gradino al di sotto dei due precedenti, Franzen resta un autore ambizioso e originale. Tutti i suoi romanzi si rivelano delle opere monumentali per ampiezza e profondità, offrendo uno sguardo acuto sulle contraddizioni della società contemporanea, dalle dinamiche familiari ai grandi temi politici e tecnologici. La parte interessante di Purity risiede nella capacità di provocare disagio, stimolare riflessione e talvolta strappare un sorriso amaro, anche quando i personaggi e le situazioni sembrano oltre ogni limite di comprensione o simpatia. Franzen sfida il lettore: non offre consolazioni facili né eroi immediatamente amabili, ma propone una visione della condizione umana segnata dall’assurdo, dall’ironia nera e dalla complessità morale, capace di stimolare una lettura critica e intensamente viva.
Angelo Cennamo