TELEGRAPH AVENUE – Michael Chabon

 

Telegraph Avenue

 

 

Archy Stallings e Nat Jaffe gestiscono un negozio di dischi usati in vinile su Telegraph Avenue, a Oakland. Il Brokeland Records è un caravanserraglio dove la gente sta insieme, si rilassa, ascolta buona musica e si racconta storie ricamando a più non posso. Un piccolo mondo antico di ricordi e nostalgie che resiste alla grande ondata del capitalismo tardo-moderno e alla minaccia del Dogpile, il megastore di dischi che Gibson Goode – il quinto nero più ricco d’America ed ex campione di football – vuole aprire a pochi isolati dal Brokeland. Intorno al negozietto di Archy e Nat ruota un’umanità rarefatta di personaggi variopinti e molto americani : Gwen e Aviva, le mogli ostetriche dei due protagonisti, Julie e Titus i loro figli quindicenni omosessuali, Cochise Jones, lo stravagante organista funky che se ne va in giro con Cinquantotto, il pappagallo sboccato che ricorda tanto Vlad l’Impalatore – il pennuto de La Scopa del Sistema di Wallace che fa sermoni religiosi su una tv via cavo, Chan Flowers, il consigliere comunale proprietario di un’agenzia di pompe funebri, e Luther Stallings, vecchia star del kung fu e del cinema nero, nonché padre sciagurato di Arcky. E’ il mondo favoloso che Michael Chabon ci ha fatto conoscere con le sue storie frizzanti e colorate, dalle Fantastiche Avventure di Kavalier & Clay in avanti. Telegraph Avenue è un romanzo sulla nostalgia e sulla musica nera, nera come Arcky e la sua giovane moglie incinta. Un sogno americano venato di blues e di un’umanità calda e generosa che tocca le corde più profonde dei nostri sentimenti. Un melting pot di suoni e suggestioni afro che appartengono a un passato duro a morire. Chabon ci conduce nelle viscere dell’America più vera, senza filtri né ipocrisie. Un viaggio stupefacente tra i ritagli di un tempo già vissuto che vorremmo non finisse mai. Viva la buona musica, viva Michael Chabon.

Angelo Cennamo                    

 

 

 

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CHIEDI ALLA POLVERE – John Fante

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“Ero giovane, saltavo i pasti, mi ubriacavo e mi sforzavo di diventare uno scrittore. Le mie letture andavo a farle nella biblioteca di Los Angeles, nel centro della città, ma niente di quello che leggevo aveva un rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva. Poi, un giorno, presi un volume e capii di essere arrivato in porto. Cominciai a leggerlo e mi parve di che mi fosse capitato un miracolo, grande, inatteso”.

Così Charles Bukowski, alla ricerca di uno stile narrativo in prima persona, racconta l’incontro folgorante, del tutto casuale, con Arturo Bandini, protagonista di Chiedi alla polvere, il capolavoro di John Fante, pubblicato nel 1939 ma rimasto sconosciuto al grande pubblico fino alla fortunosa ristampa del 1980, sollecitata proprio da Bukowski che del libro scrisse la prefazione. Da allora il romanzo divenne un bestseller, un cult della letteratura americana con milioni di copie vendute anche in Europa. E quando, nel 2003,  La Repubblica lo distribuì in edicola con tirature da capogiro, nessuno si stupì più della ennesima consacrazione italiana del narratore “dimenticato” più famoso del mondo. Chiedi alla polvere racconta la storia di un giovane scrittore di origini italiane, alter ego di Fante, che dal Colorado si trasferisce a Los Angeles in cerca di successo. Quella dello scrittore alter ego è un espediente letterario al quale ricorrono molti autori nordamericani, basti citare il Daniel Quinn della Trilogia di New York di Paul Auster; il Nathan Zuckerman di Philip Roth e l’Hank Chinaski dello stesso Bukowski. Arturo Bandini è uno spiantato, molto sicuro di sé ma senza ispirazione. Ha pubblicato un solo racconto dal titolo bizzarro: “E il cagnolino rise”. I pochi dollari guadagnati gli sono finiti e non sa più come pagare il fitto della camera dove alloggia, e neppure come nutrirsi decentemente senza dover ricorrere a penosi stratagemmi del tipo rubare il latte da un camioncino mentre il garzone è impegnato a fare il giro dell’isolato. Conosce Camilla, una ragazza di origini messicane che fa la cameriera in una birreria vicina. Se ne innamora, ma sul più bello gli manca la giusta passione per possederla. Come quella sera al mare – nella scena più poetica del romanzo – quando tutti e due, nudi, nuotano tra le onde dell’oceano al chiaro di luna. Camilla è una ragazza misteriosa, attratta da Bandini ma innamorata di un altro uomo che però di lei non vuole saperne. La storia è un continuo rincorrersi. E  proprio quando Arturo sembra averla conquistata definitivamente, lei scompare di nuovo come inghiottita dal deserto. Può essere che qualcuno l’abbia tirata su e l’abbia portata in Messico. Può darsi sia tornata a Los Angeles e sia morta in una stanza polverosa. Nessuno da allora l’ha più vista.

“Così l’ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade c’è la polvere dell’Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo senza speranze alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c’è una ragazza ingannata dall’idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro”.

Anch’io come Bukowski ho scoperto John Fante prendendo per caso un volume dallo scaffale di una libreria, e come lui ne sono rimasto folgorato. Chiedi alla polvere è un romanzo dalla struttura semplice, con pochi personaggi, ma è un libro intenso e ricco di suggestioni che non si dimenticano.

Angelo Cennamo

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SUNSET PARK – Paul Auster

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Le nostre vite sono governate dal caso. Questo raccontano i libri e la biografia di Paul Auster. Sunset Park, romanzo uscito nel 2010, non fa eccezione. Siamo negli anni ’10 del XXI secolo; l’America, che non ha ancora smaltito i postumi dell’11 settembre, ora deve fare i conti con la peggiore crisi economica dai tempi del crollo di Wall Street. Miles Heller è un appassionato di letteratura che fa uno strano lavoro: entra nelle abitazioni pignorate dalle banche e fotografa gli oggetti che gli inquilini vi hanno lasciato. Sette anni prima era fuggito da New York e da una brutta vicenda che aveva segnato la sua adolescenza: mentre litigavano sul ciglio di una strada, Miles aveva spinto il  fratellastro Bobby sotto un’auto, causandone la morte. Una drammatica coincidenza o un omicidio? È successo tanto tempo fa ma il ricordo di quella giornata tragica non smette di tormentarlo, così come il dubbio sulla volontarietà di quel gesto. In Florida, Miles si innamora di Pilar Sanchez, una ragazza minorenne di origini cubane che ha conosciuto in un parco pubblico, mentre a pochi metri l’uno dall’altra, entrambi stavano leggendo Il Grande Gatsby. Un’altra coincidenza. Più avanti nella storia, Miles lo ritroviamo nella sua New York, a Sunset Park, periferia di Brooklyn – “un piccolo mondo isolato dal mondo, dove il tempo cammina così lento che pochi si prendono la briga di portare l’orologio” – Miles ospitato da un gruppo di squatter, giovani e precari come lui, che occupano abusivamente una casa abbandonata: un vecchio amico musicista che detesta la modernità; un’agente immobiliare, aspirante pittrice, caduta in depressione dopo essere stata  sedotta da un ragazzo molto più giovane di lei, una studentessa di cinema con problemi di linea impegnata con la tesi di laurea. Una combriccola di disperati, in fuga dalle loro vite come il protagonista, sulla quale pende più di un’ingiunzione di sfratto. Ritornare a  New York per Miles significa soprattutto rivedere i genitori divorziati e fare i conti con quel passato che in tutti questi anni non è riuscito a cancellare. Sono le pagine più interessanti. 

Sunset Park e’ una storia familiare, un romanzo sul rimorso e sulla voglia di vivere che si impone su qualunque tragedia. Un tributo alla buona letteratura e a New York, scenario costante dei libri di Auster.

Angelo Cennamo

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IL COMMESSO – Bernard Malamud

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Racconta Marco Missiroli nella sua appassionata prefazione de Il Commesso romanzo pubblicato nel 1957 – che Bernard Malamud, non appena seppe di aver vinto il National Book Award, uscì in strada e cominciò a passeggiare a lungo. Vagò senza una meta. Stanco, si addentrò poi in un parco e si sedette su una panchina. Non rifletté sulle conseguenze del premio più prestigioso d’America che aveva vinto, ma pensò a sua madre morta. Festeggio’ quel successo, da solo, concentrato sul ricordo dei suoi genitori, dei sacrifici e le rinunce che avevano preceduto l’inaspettato trionfo.

Il Commesso è il romanzo della consacrazione di Malamud, scrittore di origini russe, tra i protagonisti della letteratura ebraica americana del Novecento con Saul Bellow e Philip Roth. Racconta la storia di un negoziante ebreo, Morris Bober, che a Brooklyn gestisce una bottega di generi alimentari. Gli affari gli vanno male perché nella stessa strada hanno aperto altri due negozi che gli fanno concorrenza. Di fronte alla crisi e alla tentazione di deviare dal giusto, Morris resiste nella sua rettitudine e riesce a trovare nella propria fede la forza per andare avanti. È un gran lavoratore ‎“Sgobbava per ore e ore, era l’onestà fatta persona, l’onestà era la sua palla al piede, non poteva sfuggirle; sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno; eppure si fidava degli imbroglioni – non invidiava niente a nessuno e diventava sempre più povero. Più sgobbava, meno sembrava possedere”. Contro di lui la sfortuna sembra accanirsi, è come se Morris fosse un uomo segnato dal destino: nella cultura yiddish “Bober” significa uomo che vale poco. Un giorno capita nella sua bottega un ragazzo di origini italiane, un vagabondo, un inconcludente dal passato opaco. Frank Alpine è cresciuto in un orfanotrofio, e prima di trasferirsi a New York ha vissuto di espedienti, di furtarelli. Si offre come garzone a Morris perché, dice, ha voglia di imparare un mestiere e iniziare una nuova vita. In cambio non chiede nulla, gli basta vitto e alloggio. Nonostante la diffidenza e le resistenze di sua moglie, il negoziante, ancora convalescente per un’aggressione subita proprio nella sua bottega, decide di prenderlo con sé e lo inizia al commercio. Frank da subito si mostra volenteroso, sembra avere una naturale predisposizione per quel nuovo lavoro, ma la sua condotta, dentro e fuori il negozio, desta continui sospetti. Conosce Helen, la figlia di Morris, una ragazza triste, delusa dalla vita, costretta ad abbandonare gli studi universitari per aiutare il padre. Se ne innamora.

Le storie dei tre protagonisti iniziano piano piano ad intrecciarsi in un racconto dall’impianto solido, ben strutturato, sempre sul filo della tragedia e dell’ironia. La scrittura di Malamud è disadorna, fatta di frasi brevi, ma fluida, potente. Malamud scava nelle vite dei personaggi e ne rivela le contraddizioni, le ambiguità. Morris è un uomo religioso, misericordioso, rassegnato alla sconfitta “come se il non possedere ce l’avesse nel sangue”, ma anche quando sta per toccare il fondo non perde mai la propria dignità. Frank, invece, nonostante gli sforzi e i buoni propositi, sembra non riuscire ad emanciparsi dal suo vissuto fraudolento, la sua figura poco limpida resta in bilico tra il bene e il male.

Il Commesso è un elogio della rettitudine, ma, per quanto sia prodigo di insegnamenti, non trascende nel facile moralismo. Il miglior romanzo di Bernard Malamud con Le vite di Dubin.

Angelo Cennamo            

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QUESTO BACIO VADA AL MONDO INTERO – Colum McCann

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In una torrida giornata estiva uno sconosciuto tiene New York col fiato sospeso: sta passeggiando su un filo d’acciaio a cento metri dal suolo, tra le Torri Gemelle. È il 1974. Sotto di lui, un’umanità dolente vive i suoi affanni quotidiani in bilico tra il bene e il male. Storie anonime, silenziose, che si intrecciano come i fili di quel cavo teso sopra la metropoli rumorosa, in una mattinata qualunque.

Corrigan è un giovane uomo venuto da Dublino per portare la sua missione tra le prostitute del Bronx e in una comunità di anziani abbandonati. Abita ai margini di un quartiere difficile, misero e sopraffatto dalla delinquenza. Lui, ultimo tra gli ultimi, se ne va in giro con un furgone scassato ad aiutare il prossimo, combattuto tra il suo apostolato laico e l’amore per una donna. La sua tragica fine va ad incrociare la vita di un’ex pittrice cocainomane, consumata dal rimorso e per questo alla ricerca di un improbabile riscatto.

Una madre condivide il dolore della morte in Vietnam di suo figlio con altre madri che hanno vissuto la stessa esperienza. Si ospitano a turno per fuggire dal tempo e per scambiarsi un po’ d’affetto.

Tillie è una nonna di colore, detenuta in carcere, ex prostituta e madre di una ragazza sfortunata, anche lei finita in strada. Quel giorno maledetto sua figlia era seduta sul sedile anteriore del furgone di Corrigan. Ora il suo unico scopo è vedere di tanto in tanto le due nipotine, affidate dai servizi sociali a una nuova famiglia di New York.

Questo bacio vada al mondo intero, vincitore del National Book Award nel 2009, è il romanzo della consacrazione di Colum McCann, scrittore irlandese, naturalizzato americano, tra le voci migliori della sua generazione, quella dei Chabon, Franzen, Egan, Lethem. McCann ha una scrittura duttile, fluida;  sa scavare nelle vite dei protagonisti e guidare il lettore nelle pieghe più intime di ogni storia. Il funambolo di McCann – personaggio realmente esistito – è un geniale espediente letterario che serve a cucire le trame in una elaborazione narrativa polifonica, precisa e sempre originale.

Angelo Cennamo

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TRE CAMERE A MANHATTAN – Georges Simenon

 

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“Era una sensazione strana, camminare così nella città immensa senza avere la più pallida idea di dove stessero andando”. Un uomo e una donna camminano di notte lungo la Quinta Strada di New York. Non si conoscono, non sanno niente l’uno dell’altra, ma da quel momento una strana magia li renderà inseparabili. Francois Combe è un attore parigino arrivato in America per dimenticare il suo matrimonio  e iniziare una nuova vita. Lei –  l’altra donna –  “non era bella. E neanche giovane. Inoltre, aveva l’aria di chi ha vissuto troppe avventure. Che fosse proprio quell’aria ad attrarlo, a commuoverlo?” Intanto i due sconosciuti camminano, camminano senza fermarsi. Entrano in un bar, bevono qualcosa. Poi un altro bar e via, fino a quella stanza d’albergo. Tre camere a Manhattan, romanzo del 1946, è il libro che non ti spetti da un autore come Georges Simenon, abituato a ben altre atmosfere. Delle inchieste nebbiose alla Maigret qui non resta che la pipa, quella che di tanto in tanto Francois Combe fuma per allontanare lo spettro della solitudine, nella speranza che Hollywood si accorga finalmente di lui. Francois ora non è più solo, quella magica notte newyorchese gli ha regalato l’irresistibile Kay. Le loro esistenze deluse e tormentate si sono appena incrociate, ma è come se si conoscessero da sempre “Era come se, per miracolo, avessero percorso in una sola notte tutte le tappe che gli amanti impiegano di solito settimane o mesi ad attraversare. Continuavano a non sapere niente l’uno dell’altra. Eppure mai due esseri, due corpi umani si erano compenetrati più selvaggiamente, con una sorta di disperato furore.  Tre camere a Manhattan è un romanzo intenso, ricco di introspezione e di mistero, che rivela la straordinaria poliedricità di uno scrittore capace come pochi altri di spaziare attraverso più generi letterari senza mai perdere smalto e qualità nella scrittura. “E’ uno dei pochi romanzi che abbia scritto a caldo” dirà Simenon dopo averlo pubblicato. Chissà che dietro la figura del passionale Francois non si nasconda proprio quella dello scrittore belga, anche lui trasferitosi in quegli anni da Parigi a New York per allontanarsi da un’altra brutta storia.

Angelo Cennamo

 

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LE AVVENTURE DI AUGIE MARCH – Saul Bellow

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Pare che l’idea di scrivere Le Avventure di Augie March a Saul Bellow sia venuta passeggiando per una strada di Parigi. Lungo un marciapiede Bellow vide un rivolo d’acqua che scorreva limpido, fluido, senza interruzioni. Fu per lui un’illuminazione. “Voglio scrivere così”, pensò, distratto da quell’immagine. “Voglio che la mia scrittura somigli a quel un flusso d’acqua veloce, compatto e inarrestabile”. Nacque così uno dei romanzi più popolari dell’autore canadese, naturalizzato americano e premio Nobel della letteratura.

Le Avventure di Augie March è un romanzo di formazione dalla forte impronta autobiografica, ricco di personaggi e di avvenimenti inaspettati. Augie è un ragazzino curioso, ribelle, che vive nei bassifondi della Chicago degli anni ’20, ai margini di una società povera e violenta, con sua madre, due fratelli, di cui uno minorato mentale, e la nonna: Nonna Laush, donna energica e risoluta che governa la famiglia in assenza del padre. Sono gli anni di Al Capone e del crollo di Wall Street. Augie se ne va in giro per la città a fare disastri con i suoi compagni di merende. Per sbarcare il lunario si adopera in mille mestieri, ma senza trascurare la scuola. L’incontro con Einhorn, un ricco uomo d’affari, intraprendente e appassionato di buone letture, risulterà decisivo e costruttivo. Augie ne diventerà il badante e il miglior confidente. La grande occasione per cambiare vita ha il volto di Lucy Magnus, la cugina di Charlotte, l’ereditiera che ha sposato Simon, il fratello di Augie – lui sì che ha la testa sulle spalle. Ma proprio la notte di capodanno che deve sugellare il fidanzamento tra i due, l’inarrestabile Augie la trascorre in un ospedale di Chicago, dove un’altra ragazza, una sua vicina di casa, sbandata come lui, è costretta ad abortire. Abbandonato anche dal fratello, deluso da quel tradimento rovinoso ed inspiegabile, Augie deve ricominciare daccapo. Il suo girovagare infinito lo porterà prima in Messico, ad addestrare aquile con una nuova amante, poi in Europa per altre picaresche avventure.

Leggere i libri di Saul Bellow, soprattutto Augie March, Herzog e Il dono di Humboldt – difficile stilare una classifica di gradimento e di qualità tra queste tre opere monumentali, perfette per stile, trama, spessore dei personaggi – è un’esperienza irrinunciabile per un amante della narrativa americana. Con Malamud e Roth, Bellow forma l’asse portante della letteratura ebraica degli Stati Uniti. Proprio Roth, di questo libro disse: è inutile pensare di scrivere il  Grande Romanzo Americano perché esiste già, è Le Avventure di Augie March, lo ha scritto Saul Bellow.

Angelo Cennamo

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INSEPARABILI – Alessandro Piperno

 

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“Per non infliggere ai lettori il tour de force che avevo inflitto a me stesso, ho deciso di dividere il romanzo in due parti”. Così Alessandro Piperno spiega nella prefazione de Il fuoco amico dei ricordi la ragione per la quale ha preferito dividere la storia della famiglia Pontecorvo in due romanzi, e pubblicare il secondo volume Inseparabili nel 2012, due anni dopo Persecuzione. La prima parte del racconto si conclude con la fine grottesca del protagonista, trascinato da Camilla – la fidanzatina dodicenne del figlio Samuel – nel più torbido degli scandali sessuali, e abbandonato dalla sua famiglia nel seminterrato della villa sulla Cassia, nel quale lo stimato professore si è ritirato nell’attesa del processo. Nel secondo romanzo Piperno concentra invece la sua attenzione sulla vita dei figli di Leo Pontecorvo, i fratelli Filippo e Samuel, che al tempo di quella scabrosa vicenda del padre sono due adolescenti.

Ora Filippo ha 39 anni, una laurea in medicina costata molta fatica e qualche raccomandazione, una moglie milionaria, attricetta di fiction, depressa e  rancorosa, e un progetto stravagante che coltiva però  senza troppe aspettative: un  film d’animazione che sta per sbarcare nientemeno che al festival del cinema di Cannes.

Suo fratello Samuel è un ex manager bancario che ha deciso di mollare tutto per lanciarsi in una nuova avventura professionale dalla quale ne uscirà a pezzi. Sta per sposare Silvia dopo un lungo fidanzamento, ma intrattiene una relazione clandestina con una giovane studentessa per fini terapeutici: Samuel infatti è sessualmente impotente e certe distrazioni, perfino avallate da Silvia, gli servono, dice lui, per liberarsi dallo stress e a ritrovare la giusta autostima.

Nel corso del racconto le vite dei due fratelli finiscono per ribaltarsi: Filippo, lo studente mediocre, il ragazzino dislessico con problemi di apprendimento, l’adolescente ipocondriaco e ossessionato dal pensiero della morte, diventa sorprendentemente una star internazionale del fumetto. Samuel, il figlio più intelligente ma anche più sensibile dei Pontecorvo, il ragazzo  studioso, il prodigio della finanza, si ritrova invece senza lavoro e oberato di debiti. In uno dei passaggi cruciali del libro, Samuel assiste a una stupefacente lectio magistralis di Filippo proprio nella sua ex università, la prestigiosa Bocconi. Di fronte a tanta popolarità e alla generosa ovazione di quella platea di professori e di studenti, Samuel è sopraffatto dall’invidia e scappa via. E’ solo il primo segnale dell’imminente rottura tra i due, che si consumerà definitivamente con la scoperta più dolorosa: Ludovica, la donna di Samuel, è stata anche l’amante di Filippo.

Nelle ultime pagine del libro, le più emozionanti, i protagonisti  ritrovano il fantasma di Leo Pontecorvo nel corso di una violenta discussione che ha il sapore di un regolamento dei conti troppe volte rimandato. I due fratelli e Rachel, la madre vedova, per la prima volta rompono quel lungo silenzio che ha alimentato rancori e sensi di colpa, per accusarsi a vicenda della morte del padre. La scena più drammatica e sensazionale del romanzo si svolge nel luogo simbolo della prima parte del racconto: il seminterrato nel quale Leo si è autorecluso per fuggire dalla sua famiglia e da se stesso.

Inseparabili è un romanzo intenso e dissacrante sulle relazioni familiari. Una storia d’amore e di rivalità, vissuta sul crinale del pentimento, nella quale ciascuno può ritrovare se stesso o brandelli della propria vita. Il grande romanzo italiano che per troppi anni è mancato alla nostra letteratura.

Angelo Cennamo

 

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PETROLIO – Pier Paolo Pasolini

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“E’ un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua e’ quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia“.

Chissà se quella notte di novembre, all’idroscalo di Ostia, nel buio, tra i montarozzi di terra, le pozzanghere e i sentieri impervi di quella landa abulica e proletaria, fatta di baracche e di desolazione, vicino alla rete di recinzione di quel campo di calcio, lui, Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale borghese, il poeta, nella cruda intimità con Pino Pelosi, il ragazzetto del popolo, il fanciullo povero ma bello, il virgulto tanto muscoloso quanto analfabeta, penso’ ad una delle scene del poema che stava scrivendo. La scena in cui il protagonista, Carlo, ingegnere dell’ENI, cattolico di sinistra, professionista colto e borghese come il suo autore, in una notte come quella del massacro, abbandona il proprio corpo  alle cure di Carmelo, il giovane cameriere del Toulà, dopo essersi lasciato guidare dal suo amante occasionale in un luogo perfettamente identico alla squallida  baraccopoli romana teatro dello scempio, vicino alla rete di recinzione di un campetto sterrato. Lui e l’altro in un tragico deja-vu che sembra cancellare  ogni confine tra verità e finzione.

La mia decisione è quella non di scrivere ‎una storia, ma di costruire una forma, forma consistente semplicemente in qualcosa di scritto. Non nego che certamente la cosa migliore sarebbe stata inventare addirittura un alfabeto…..ma la mia formazione culturale e il mio carattere mi hanno impedito di costruire la mia forma attraverso simili metodi, estremistici, si, ma anche estremamente noiosi“.

Un poema lo definisce Pasolini, un poema sulla ossessione dell’identita’, e, insieme, della sua frantumazione. La doppia identità di Carlo si sviluppa in una delle scene iniziali del racconto, per poi compiersi definitivamente nella seconda parte attraverso il mutamento di sesso del protagonista: Carlo vede cadere il proprio corpo sul terrazzino della casa dei Parioli. Ai suoi lati, l’angelo Polis e il demone Tetis se lo contendono in un dialogo macabro e surreale. Con un pugnale Tetis squarcia il corpo ed estrae un feto, che cresce a vista d’occhio fino a diventare adulto come Carlo, che intanto si rianima‎ e rivede setesso nell’altro ‎corpo “Se un uomo è uguale a un altro uomo, tanto uguale da essere lo stesso, quale dei due è quello vero?“.

La storia dei due Carlo scorre lungo il binario di una vivace dissociazione identitaria, che in alcune parti assume i contorni della perversione sessuale ( masturbazioni compulsive, rapporti con la propria madre, le sorelle, la nonna – in una scena Carlo fa sesso orale con 20 ragazzi di una borgata), in altre, di una smodata ambizione professionale ( incontri e cene con politici senza scrupoli, complottisti, che introducono l’ingegnere nelle stanze del potere avvicinandolo agli ambienti politici di destra).

Petrolio è il gigantesco frammento di quella che sarebbe diventata un’opera enciclopedica di oltre duemila pagine. Un romanzo-poema ricco di metafore, digressioni oniriche, visioni, riflessioni sociologiche ed esplorazioni umane nelle quali è lo stesso Pasolini a guidare il lettore, attonito, smarrito di fronte a una sinfonia di generi che non ha precedenti nella letteratura. Petrolio infatti e’ una superba prova d’autore che attraversa tutti i registri della scrittura, dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica alla cinematografia “il preambolo di un testamento, la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato, ed è completamente diverso da quello che egli si aspettava!”. Come sarebbe stato nella sua versione compiuta e’ difficile dirlo, ma i numerosi appunti che ci sono pervenuti, sia pure oscuri e disordinati in molti passaggi, non ci impediscono di riconoscere il genio e l’immenso talento del suo autore. Il miglior Pasolini.

Angelo Cennamo

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TERRE RARE – Sandro Veronesi

Terre rare ( Veronesi)

Alla soglia dei quarant’anni Pietro Paladini era un manager di successo, ricco, importante, con un fratello famoso e una donna da sposare. Così autorevole e cazzuto da potersi concedere il lusso di smettere di lavorare per rimanere accampato davanti alla scuola di Claudia, immerso in quel caos calmo e gioioso nel quale tutti i genitori, lui compreso, vengono trascinati dai loro figli al suono dell’ultima campanella.  Nove anni dopo lo stesso uomo lo ritroviamo in un squallido internet point di una periferia romana, a piangere come un bambino davanti a un vecchio video di Sinead O’Connor, mentre tenta goffamente di decriptare la mail inviatagli da Lello, il socio imbroglione della Super car srl, fuggito all’estero per evitare l’arresto per uno strano giro di auto rubate nel quale è inconsapevolmente implicato anche lui. È un pomeriggio di  un giorno da cani; in 24 ore Pietro ha perso tutto: il lavoro, il cellulare con la rubrica telefonica, la patente – ritiratagli per un’infrazione  commessa in autostrada – la figlia, scappata a Milano dalla zia Marta, e la sua nuova compagna ( D. – all’anagrafe  “Dianette”, come la pillola anticoncezionale che non funzionò quando sua madre rimase incinta di lei – una coatta di Torpignattara, abbronzata, tatuata, divorziata e con due figli: Kevin e Eden, avuti da uno spacciatore che continua a molestarla). Pietro non sa da dove ricominciare. Lo arresteranno? Comincia qui il terzo tempo della vita di Paladini, il suo frenetico girovagare tra Roma e Milano e tra Milano e la Svizzera: l’avvocatessa lesbica che ha sposato in America la sua ex segretaria, Chantal l’ultima compagna del padre, lo spettro di Lello, il fratello Carlo fuggito anche lui all’estero e connesso via Skype per non farsi intercettare, e per finire Claudia. Un viaggio affannoso e rocambolesco, pieno di equivoci e strane coincidenze, che condurrà Pietro verso l’insperata salvezza, verso un nuovo inizio. C’è qualcosa di americano nel Sandro Veronesi di  Terre rare, sequel del più celebre Caos calmo, il romanzo che nel 2006 si aggiudicò il premio Strega. La trama è piena di spunti comici eppure commuove. Pietro è un personaggio riuscitissimo: vero, empatico, veloce come la storia che sta vivendo (il  ritmo della narrazione  è serrato, senza cali di tensione né smarrimenti finali come in altri libri di Veronesi). La leggerezza è un talento.

Angelo Cennamo

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