4 3 2 1 – Paul Auster

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Il caso che governa le nostre vite è il tratto distintivo dell’intera produzione di Paul Auster, scrittore americano di Newark – città natale anche di Philip Roth – che a settant’anni suonati ha voluto cimentarsi nel progetto letterario forse più ambizioso della sua carriera ultratrentennale, quel Grande Romanzo Americano che tutti gli autori a stelle e strisce sognano di scrivere un giorno, prima di appendere la penna al chiodo. A sette anni di distanza da Sunset Park esce 4 3 2 1, l’atteso librone di mille pagine (939), il romanzo di cui tanto si era tanto parlato alla vigilia nei salotti editoriali di New York e di San Francisco, che ha tenuto Auster chiuso in casa, lontano da eventi, uscite pubbliche e chissà da cos’altro, per più di tre anni.

4 3 2 1  racconta le quattro vite possibili di Archie Ferguson, ragazzo ebreo di origini russe anche lui nato per caso a Newark come il suo autore, il 3 marzo del 1947. I genitori di Archie, Stanley e Rose, sono persone umili: il padre gestisce un negozio di elettrodomestici insieme ai suoi fratelli, la madre fa la fotografa. Ma nell’evoluzione delle quattro trame del racconto le sorti economiche della famiglia Ferguson fluttuano dalla miseria più nera alla ricchezza, secondo il collaudato meccanismo delle sliding doors al quale Auster ci ha abituato con i suoi libri, a cominciare dalla celebre Trilogia di New York. Le avventure di Archie ricordano molto quelle di Augie March, lo scugnizzo di Chicago ideato dal premio Nobel Saul Bellow, altro scrittore ebreo come Malamud, Roth e lo stesso Auster, gloriosa stirpe di romanzieri oggi degnamente rappresentata dalla generazione dei Chabon, Lethem, Safran Foer ed Englander. Nel destino magmatico di Archie Ferguson, oltre ad una morte prematura – uno dei quattro Archie morirà da bambino – ci sono alcuni punti fermi. Innanzitutto zia Mildred, l’intellettuale della famiglia, la docente universitaria che introduce il giovane protagonista ai piaceri della lettura e della scrittura. Poi Amy, il grande amore di Archie, amica, fidanzata, amante e perfino sorellastra nel gioco dei destini paralleli abilmente disegnato da Auster. Archie è un ragazzo sessualmente precoce, attratto da giovani studentesse ma capace di sedurre anche donne molto più grandi di lui. In una delle quattro opzioni esistenziali, il protagonista del romanzo vive esperienze omosessuali e si lascia attenzionare da un uomo maturo in cambio di denaro.

Le vicende personali e familiari di Archie, i traumi, le passioni sportive che ci riportano ad altri grandi libri ( il prologo di Underworld o a Pastorale Americana ), il suo percorso universitario, alla Columbia o a Princeton o in nessun college – è questo l’Archie che ho preferito rispetto agli altri tre, quello cioè che decide di studiare da autodidatta e che sogna di diventare romanziere a Parigi, sotto la governance dell’affascinante Vivian – si intrecciano con l’affresco vivido, preciso, suggestivo della storia americana degli anni Sessanta che Auster usa da sfondo per le sue trame: gli assassinii di Kennedy e Martin Luther King, la guerra in Vietnam, i tumulti sociali, le rivolte studentesche. Nel Grande Romanzo Americano Archie ci è dentro fino al collo, sia in veste di personaggio che di scrittore.                  

Avrebbe inventato altre tre versioni di se stesso e raccontato le loro storie insieme alla sua storia ( grossomodo la sua storia, perché anche lui sarebbe diventato una versione romanzata di se stesso), e scritto un libro su quattro persone identiche ma diverse con lo stesso nome: Ferguson.  E’ lui il Numero Quattro, l’autore che finirà di scrivere il libro a Parigi, il 25 agosto del 1975.

Angelo Cennamo

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2 risposte a "4 3 2 1 – Paul Auster"

  1. nessun autore è riuscito a descrivere talmente bene l’evolversi dei pensieri di un bambino come ha fatto Paul Auster, secondo me l’immedesimazione perfetta in un personaggio di un romanzo. Dimentichiamo che “i bambini ci guardano”. (non definirei “umile” la sua famiglia).

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