INSEPARABILI – Alessandro Piperno

 

inseparabili

 

“Per non infliggere ai lettori il tour de force che avevo inflitto a me stesso, ho deciso di dividere il romanzo in due parti”. Così Alessandro Piperno spiega nella prefazione de Il fuoco amico dei ricordi la ragione per la quale ha preferito dividere la storia della famiglia Pontecorvo in due romanzi, e pubblicare il secondo volume Inseparabili nel 2012, due anni dopo Persecuzione. La prima parte del racconto si conclude con la fine grottesca del protagonista, trascinato da Camilla – la fidanzatina dodicenne del figlio Samuel – nel più torbido degli scandali sessuali, e abbandonato dalla sua famiglia nel seminterrato della villa sulla Cassia, nel quale lo stimato professore si è ritirato nell’attesa del processo. Nel secondo romanzo Piperno concentra invece la sua attenzione sulla vita dei figli di Leo Pontecorvo, i fratelli Filippo e Samuel, che al tempo di quella scabrosa vicenda del padre sono due adolescenti.

Ora Filippo ha 39 anni, una laurea in medicina costata molta fatica e qualche raccomandazione, una moglie milionaria, attricetta di fiction, depressa e  rancorosa, e un progetto stravagante che coltiva però  senza troppe aspettative: un  film d’animazione che sta per sbarcare nientemeno che al festival del cinema di Cannes.

Suo fratello Samuel è un ex manager bancario che ha deciso di mollare tutto per lanciarsi in una nuova avventura professionale dalla quale ne uscirà a pezzi. Sta per sposare Silvia dopo un lungo fidanzamento, ma intrattiene una relazione clandestina con una giovane studentessa per fini terapeutici: Samuel infatti è sessualmente impotente e certe distrazioni, perfino avallate da Silvia, gli servono, dice lui, per liberarsi dallo stress e a ritrovare la giusta autostima.

Nel corso del racconto le vite dei due fratelli finiscono per ribaltarsi: Filippo, lo studente mediocre, il ragazzino dislessico con problemi di apprendimento, l’adolescente ipocondriaco e ossessionato dal pensiero della morte, diventa sorprendentemente una star internazionale del fumetto. Samuel, il figlio più intelligente ma anche più sensibile dei Pontecorvo, il ragazzo  studioso, il prodigio della finanza, si ritrova invece senza lavoro e oberato di debiti. In uno dei passaggi cruciali del libro, Samuel assiste a una stupefacente lectio magistralis di Filippo proprio nella sua ex università, la prestigiosa Bocconi. Di fronte a tanta popolarità e alla generosa ovazione di quella platea di professori e di studenti, Samuel è sopraffatto dall’invidia e scappa via. E’ solo il primo segnale dell’imminente rottura tra i due, che si consumerà definitivamente con la scoperta più dolorosa: Ludovica, la donna di Samuel, è stata anche l’amante di Filippo.

Nelle ultime pagine del libro, le più emozionanti, i protagonisti  ritrovano il fantasma di Leo Pontecorvo nel corso di una violenta discussione che ha il sapore di un regolamento dei conti troppe volte rimandato. I due fratelli e Rachel, la madre vedova, per la prima volta rompono quel lungo silenzio che ha alimentato rancori e sensi di colpa, per accusarsi a vicenda della morte del padre. La scena più drammatica e sensazionale del romanzo si svolge nel luogo simbolo della prima parte del racconto: il seminterrato nel quale Leo si è autorecluso per fuggire dalla sua famiglia e da se stesso.

Inseparabili è un romanzo intenso e dissacrante sulle relazioni familiari. Una storia d’amore e di rivalità, vissuta sul crinale del pentimento, nella quale ciascuno può ritrovare se stesso o brandelli della propria vita. Il grande romanzo italiano che per troppi anni è mancato alla nostra letteratura.

Angelo Cennamo

 

Standard

PETROLIO – Pier Paolo Pasolini

petrolio pasolini

“E’ un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua e’ quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia“.

Chissà se quella notte di novembre, all’idroscalo di Ostia, nel buio, tra i montarozzi di terra, le pozzanghere e i sentieri impervi di quella landa abulica e proletaria, fatta di baracche e di desolazione, vicino alla rete di recinzione di quel campo di calcio, lui, Pier Paolo Pasolini, l’intellettuale borghese, il poeta, nella cruda intimità con Pino Pelosi, il ragazzetto del popolo, il fanciullo povero ma bello, il virgulto tanto muscoloso quanto analfabeta, penso’ ad una delle scene del poema che stava scrivendo. La scena in cui il protagonista, Carlo, ingegnere dell’ENI, cattolico di sinistra, professionista colto e borghese come il suo autore, in una notte come quella del massacro, abbandona il proprio corpo  alle cure di Carmelo, il giovane cameriere del Toulà, dopo essersi lasciato guidare dal suo amante occasionale in un luogo perfettamente identico alla squallida  baraccopoli romana teatro dello scempio, vicino alla rete di recinzione di un campetto sterrato. Lui e l’altro in un tragico deja-vu che sembra cancellare  ogni confine tra verità e finzione.

La mia decisione è quella non di scrivere ‎una storia, ma di costruire una forma, forma consistente semplicemente in qualcosa di scritto. Non nego che certamente la cosa migliore sarebbe stata inventare addirittura un alfabeto…..ma la mia formazione culturale e il mio carattere mi hanno impedito di costruire la mia forma attraverso simili metodi, estremistici, si, ma anche estremamente noiosi“.

Un poema lo definisce Pasolini, un poema sulla ossessione dell’identita’, e, insieme, della sua frantumazione. La doppia identità di Carlo si sviluppa in una delle scene iniziali del racconto, per poi compiersi definitivamente nella seconda parte attraverso il mutamento di sesso del protagonista: Carlo vede cadere il proprio corpo sul terrazzino della casa dei Parioli. Ai suoi lati, l’angelo Polis e il demone Tetis se lo contendono in un dialogo macabro e surreale. Con un pugnale Tetis squarcia il corpo ed estrae un feto, che cresce a vista d’occhio fino a diventare adulto come Carlo, che intanto si rianima‎ e rivede setesso nell’altro ‎corpo “Se un uomo è uguale a un altro uomo, tanto uguale da essere lo stesso, quale dei due è quello vero?“.

La storia dei due Carlo scorre lungo il binario di una vivace dissociazione identitaria, che in alcune parti assume i contorni della perversione sessuale ( masturbazioni compulsive, rapporti con la propria madre, le sorelle, la nonna – in una scena Carlo fa sesso orale con 20 ragazzi di una borgata), in altre, di una smodata ambizione professionale ( incontri e cene con politici senza scrupoli, complottisti, che introducono l’ingegnere nelle stanze del potere avvicinandolo agli ambienti politici di destra).

Petrolio è il gigantesco frammento di quella che sarebbe diventata un’opera enciclopedica di oltre duemila pagine. Un romanzo-poema ricco di metafore, digressioni oniriche, visioni, riflessioni sociologiche ed esplorazioni umane nelle quali è lo stesso Pasolini a guidare il lettore, attonito, smarrito di fronte a una sinfonia di generi che non ha precedenti nella letteratura. Petrolio infatti e’ una superba prova d’autore che attraversa tutti i registri della scrittura, dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica alla cinematografia “il preambolo di un testamento, la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato, ed è completamente diverso da quello che egli si aspettava!”. Come sarebbe stato nella sua versione compiuta e’ difficile dirlo, ma i numerosi appunti che ci sono pervenuti, sia pure oscuri e disordinati in molti passaggi, non ci impediscono di riconoscere il genio e l’immenso talento del suo autore. Il miglior Pasolini.

Angelo Cennamo

Standard

TERRE RARE – Sandro Veronesi

Terre rare ( Veronesi)

Alla soglia dei quarant’anni Pietro Paladini era un manager di successo, ricco, importante, con un fratello famoso e una donna da sposare. Così autorevole e cazzuto da potersi concedere il lusso di smettere di lavorare per rimanere accampato davanti alla scuola di Claudia, immerso in quel caos calmo e gioioso nel quale tutti i genitori, lui compreso, vengono trascinati dai loro figli al suono dell’ultima campanella.  Nove anni dopo lo stesso uomo lo ritroviamo in un squallido internet point di una periferia romana, a piangere come un bambino davanti a un vecchio video di Sinead O’Connor, mentre tenta goffamente di decriptare la mail inviatagli da Lello, il socio imbroglione della Super car srl, fuggito all’estero per evitare l’arresto per uno strano giro di auto rubate nel quale è inconsapevolmente implicato anche lui. È un pomeriggio di  un giorno da cani; in 24 ore Pietro ha perso tutto: il lavoro, il cellulare con la rubrica telefonica, la patente – ritiratagli per un’infrazione  commessa in autostrada – la figlia, scappata a Milano dalla zia Marta, e la sua nuova compagna ( D. – all’anagrafe  “Dianette”, come la pillola anticoncezionale che non funzionò quando sua madre rimase incinta di lei – una coatta di Torpignattara, abbronzata, tatuata, divorziata e con due figli: Kevin e Eden, avuti da uno spacciatore che continua a molestarla). Pietro non sa da dove ricominciare. Lo arresteranno? Comincia qui il terzo tempo della vita di Paladini, il suo frenetico girovagare tra Roma e Milano e tra Milano e la Svizzera: l’avvocatessa lesbica che ha sposato in America la sua ex segretaria, Chantal l’ultima compagna del padre, lo spettro di Lello, il fratello Carlo fuggito anche lui all’estero e connesso via Skype per non farsi intercettare, e per finire Claudia. Un viaggio affannoso e rocambolesco, pieno di equivoci e strane coincidenze, che condurrà Pietro verso l’insperata salvezza, verso un nuovo inizio. C’è qualcosa di americano nel Sandro Veronesi di  Terre rare, sequel del più celebre Caos calmo, il romanzo che nel 2006 si aggiudicò il premio Strega. La trama è piena di spunti comici eppure commuove. Pietro è un personaggio riuscitissimo: vero, empatico, veloce come la storia che sta vivendo (il  ritmo della narrazione  è serrato, senza cali di tensione né smarrimenti finali come in altri libri di Veronesi). La leggerezza è un talento.

Angelo Cennamo

Standard

SPAVENTO – Domenico Starnone

 

STARNONE

Se sotto le mentite spoglie di Elena Ferrante si nasconda o meno Domenico Starnone – giornalista napoletano, autore di numerosi racconti e di romanzi, alcuni dei quali ambientati nel mondo della scuola –  non spetta a me dirlo. Francamente non lo so, e se dovessi giudicare da quello che ho letto finora di entrambi, mi verrebbe da dire di no: Elena Ferrante non è Domenico Starnone. Almeno, non credo che lo sia: dove lo troverebbe il tempo Starnone di scrivere – di scrivere così bene –  e di pubblicare per sé e per il suo alter ego? No, non può essere. Un paio di cose in comune però questi due autori ce l’hanno: innanzitutto le origini napoletane, e poi uno stile narrativo elegante, ricercato, attento alla forma e alla musicalità delle parole. Starnone è uno scrittore colto, impegnativo, per quanto la sua prosa risulti piacevolmente scorrevole. Nel 2009 per Einaudi pubblica Spavento, un romanzo ostico che affronta temi scabrosi e forse poco allettanti per un pubblico giovanile. Pietro Tosca è un uomo anziano che non vuole in nessun modo consegnarsi alla malattia e alle cure. Fa di tutto per sfuggire alle pressioni della moglie Silvia che vuole costringerlo a fare degli esami clinici dopo aver sognato la sua morte. Pietro non crede ai sogni premonitori, ma è un ipocondriaco, si convince di avere un brutto male, lo avverte dalla “sindrome del corpo sfiduciato“. Preferisce però non sapere, non approfondire, e affidarsi al destino. E’ un bravo sceneggiatore, ma troppo vecchio da incrociare i nuovi gusti del pubblico. Gli affiancano allora una collega, giovane, disinibita e molto ambiziosa. Pietro si illude che quella benevolenza mista di ammirazione possa nascondere qualcos’altro. La malattia intanto avanza, non gli dà tregua, e quella strana idea di piacere alla ragazza piano piano svanisce “nessuna persona giovane e sana può desiderare veramente una pelle invecchiata , carni vuote, muscoli flaccidi, bocca guasta “, il corpo usurato di un settantenne. Ma lo spavento di Pietro è anche quello dell’autore che sta scrivendo la sua storia . Il racconto si trasforma così in un gioco di specchi nel quale le vicende dello  scrittore e quelle del personaggio inventato si intrecciano e si modificano a vicenda. Lo scrittore si ammala per davvero. Nel letto di ospedale continua a scrivere la storia di Pietro, che prende le sembianze della sua vita reale, dell’ambiente che lo circonda. Accanto a lui, un vecchio ingegnere moribondo diventa la sponda obbligata dei suoi deliri e la fonte inconsapevole di quella strana ispirazione. Nel suo vicino di letto lo scrittore ritrova Pietro Tosca, il protagonista del racconto che sta scrivendo. Verità e finzione allora si alternano per dare sostanza a un romanzo sinuoso, ironico, ben scritto, ma di non facile fruizione. La trama infatti finisce troppe volte per avvitarsi su se stessa, trascinando il lettore in un’ atmosfera un po’ cupa e a tratti noiosa. Starnone ha scritto di meglio.

Angelo Cennamo

Standard

UN AMORE – Dino Buzzati

Un Amore Buzzati

“Era una delle tante giornate grigie di Milano, però senza la pioggia, con quel cielo incomprensibile che non si capiva se fossero nubi o soltanto nebbia al di là della quale il sole, forse”.

Sullo sfondo di una metropoli operosa e malinconica Dino Buzzati imbastisce la trama di Un Amore, il suo unico romanzo erotico, pubblicato nel 1963, cinque anni dopo i Sessanta racconti che gli valse il premio Strega.

“E’ nuda, inginocchiata sul letto, aperta dinanzi a lui, lo fissa con occhi impertinenti. Mentre Antonio la fissa in adorazione, intimidito da tanta sapienza istintiva, lui con tutto il suo ridicolo armamentario letterario nella crapa”. Lei è Laide Anfossi, prostituta minorenne e ballerina part-time alla Scala. Lui è Antonio Dorigo, stimato architetto sulla soglia dei cinquant’anni, risucchiato inconsapevolmente nel vortice di un sentimento ossessivo e autodistruttivo. Dorigo ha quasi lo stesso cognome di Giovanni Drogo, il protagonista de Il Deserto dei tartari il più bel romanzo del novecento italiano che Buzzati scrisse ventitré anni prima, quasi agli esordi della sua brillante ed eclettica carriera artistica. Come Drogo, l’ufficiale che attende invano la carica dell’esercito nemico, Dorigo anela a un amore impossibile per una donna trent’anni più giovane di lui, cinica e spregiudicata, che lo trasforma in un essere abbietto, in un verme.

Lei gli vende il corpo ma lui pretende anche l’anima, e allora quegli incontri saltuari di sesso a pagamento nel bordello dalla signora Ermelina, si trasformano via via in un morboso concubinaggio durante il quale l’architetto subisce le peggiori umiliazioni e angherie. I dubbi, i sospetti e i tormenti di Antonio sono il lungo flusso di coscienza intorno al quale si sviluppa una storia appassionante ma angosciante anche per lo stesso lettore, che partecipa inerme alla sofferenza di un uomo completamente soggiogato da quella puttanella strafottente e bugiarda che di persone come Antonio poteva trovarne a decine. Dorigo vorrebbe svincolarsi da quel giogo crudele e beffardo ma è più forte di lui  ‎”Ora si accorge che, per quanto egli cerchi di ribellarsi, il pensiero di lei lo perseguita in ogni istante millimetrico della giornata, ogni cosa persona situazione lettura ricordo lo riconduce fulmineamente a lei attraverso tortuosi e maligni riferimenti”.

Un Amore è il racconto di un’umiliazione e della solitudine di un uomo di mezza età, incapace di vivere la normalità familiare dei suoi coetanei ( siamo nell’Italia dei primi anni Sessanta) e che finisce per smarrirsi nelle menzogne di una ragazzina irrequieta e viziata. Buzzati, da vero maestro della letteratura, quasi un postmoderno ante litteram, ci sorprende con una tecnica narrativa dai mille registri e con una punteggiatura talvolta completamente assente che ci riporta a certi autori americani dei primi anni Duemila.

Angelo Cennamo

Standard

OLIVE KITTERIDGE – Elizabeth Strout

OLIVE KITTERIDGE

Dov’è il Maine? Sulla mappa degli Stati Uniti è quel quadratino piccolo piccolo, in alto a destra, lontanissimo dai grattacieli di New York, dalle spiagge assolate della California e dalle mille luci di Las Vegas. E’ un’America diversa, silenziosa, rurale, disadorna, ma ricca di umanità. Crosby è un villaggio minuscolo, senza storia, affacciato sull’Oceano Atlantico. In questo angolo così remoto e insignificante dove la gente si incontra al bar sul molo o nel vicino negozio di ciambelle, Elizabeth Strout ambienta una serie di racconti nei quali risalta la figura di una donna che conosce tutti e che tutti conoscono; il suo nome è Olive Kitteridge. Alta, grossa, dallo sguardo arcigno e dai modi ruvidi, Olive è un’insegnante di matematica in pensione “che mai in vita sua si era dimostrata minimamente cordiale, e neppure educata”. Suo marito Henry, uomo mite, accomodante e molto religioso, gestisce una farmacia. I due hanno un figlio – Christopher –  scostumato, goffo e introverso, un uomo di 38 anni ( che la Strout definisce di mezza età) sposato con Suzanne, una ragazza ricca e presuntuosa, conosciuta per caso nel suo laboratorio di podologo, dove lei è entrata per curare un’unghia incarnita “che strano modo di incontrarsi”. I Kitteridge sono una famiglia come tante altre. Tra gioie, dispiaceri e qualche segreto inconfessato, trascorrono giornate anonime, ripetitive: la vita di provincia è la stessa ad ogni latitudine. Olive ha detestato la nuora – “miss so tutto” – fin dal giorno del suo matrimonio “pensa di conoscere Chirstopher così bene da sposarlo dopo poche ‎settimane”. In alcune delle pagine più esilaranti del libro l’anziana prof si diverte a rubare un reggiseno e una scarpa della nuora e a scarabocchiare un suo maglione con un pennarello nero. La rivincita di Suzanne però non si fa attendere: dopo pochi anni di matrimonio lei e suo marito lasciano il Maine per trasferirsi in California. Tragedia. Quando Olive vede il cartello “Vendesi” sulla casa che lei ed Henry avevano costruito per il loro unico figlio “fu come se schegge di legno le trapassassero il cuore. A volte piangeva con tale fragore che il cane uggiolava e tremava, e le premeva il naso freddo contro il braccio”.  

Perché le storie di Elizabeth Strout ci piacciono così tanto da essere premiate col Pulitzer? Forse perché  in quei racconti non accade quasi mai nulla oltre lo scorrere inesorabile del tempo che fa somigliare il romanzo  alle nostre vite di lettori. Chi di noi non ha conosciuto una donna come Olive Kitteridge nella propria vita? Il successo dei libri di Elizabeth Strout dipende anche da questo: dalla loro ambientazione nel Maine, in quella landa desolata, abulica e incolore che ricorda la Macondo di Garcia Marquez, ma che la Strout riesce a trasformare in un mondo più ampio nel quale ciascuno ritrova i propri luoghi e le proprie radici. Olive Kitteridge è un romanzo di racconti divertenti in cui viene tratteggiata un’umanità spesso fragile, delusa, annoiata, ma capace di imprevedibili riscatti. Una grande prova d’autore che  ha già lasciato il segno nella letteratura americana moderna.

Angelo Cennamo

Standard

A CIASCUNO IL SUO – Leonardo Sciascia

 

a-ciascuno-il-suo

Se vi capitasse di passare per Racalmuto, piccolo centro nella provincia di Agrigento, sul marciapiede del corso principale notereste una statua di bronzo che riproduce un uomo nell’atto di camminare. Tra le dita di una mano ha una sigaretta, l’altra mano è infilata nella tasca dei pantaloni, in un atteggiamento che in vita forse gli era abituale. Quell’uomo è Leonardo Sciascia. Lui, Verga, Pirandello, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Bufalino, più recentemente Camilleri: avete mai riflettuto sul contributo che la Sicilia ha dato alla letteratura italiana? Sciascia, che ricordiamo soprattutto per romanzi come Il giorno della civetta e Todo Modo, ha incarnato, in particolare, la voce critica del siciliano dissidente, eretico rispetto ad una società assuefatta sia al male che al professionismo dell’antimafia. La sua testimonianza, unica, sempre attuale, che ha fatto di lui uno dei migliori autori italiani della seconda metà del ‘900, la ritroviamo in svariati saggi, racconti ed editoriali scritti sul Corriere della sera fino a pochi giorni prima della morte, avvenuta a Palermo il 20 novembre del 1989. Nel 1966 Sciascia pubblica A Ciascuno il suo. Il romanzo è ambientato in un paesino qualunque della Sicilia, ma come accade solo ai grandi protagonisti della narrativa, quel microcosmo anonimo di poche migliaia di anime, attraverso la penna di Sciascia diventa uno spicchio di mondo nel quale ognuno può ritrovare la propria identità. Racconta il tuo villaggio e racconterai il mondo, diceva Tolstoj. Ricordate la Macondo di Garcia Marquez o la fortezza nel deserto dei Tartari di Buzzati o la cittadina di Holt nella trilogia della pianura di Kent Haruf o il Maine di Elizabeth Strout? Ecco, la Sicilia di Sciascia è solo un espediente geografico per raccontare l’eterna lotta tra il bene e il male, i drammi e le commedie di un’umanità variopinta, spesso indecifrabile. La storia ha inizio con una lettera anonima ricevuta dal farmacista Manno, ritrovato qualche giorno dopo morto ammazzato in una battuta di caccia insieme ad un suo amico, il dott. Roscio. Il duplice omicidio immediatamente scatena una ridda di voci e di sospetti che però sembrano escludere il vero movente e il reale bersaglio del delitto. Cosa avrà fatto di male il farmacista cacciatore che viveva tranquillo, non aveva mai avuto questioni e non faceva politica? Ma poi: siamo sicuri che l’assassino volesse colpire proprio lui e non invece il suo compagno di sventura? Il professor Laurana, uomo di lettere e investigatore per diletto, è convinto di aver risolto l’intricato caso. Ma Laurana era un cretino….. 

Angelo Cennamo

 

 

Standard

GLI ANNI – Annie Ernaux

Gli Anni - Annie Ernaux

Annie Ernaux – classe 1940 – è tra le autrici più autorevoli della letteratura francese. Nel 2008 esce Gli Anni, il romanzo-mondo che ha scalato le classifiche dei libri raccogliendo numerosi premi. “Svaniranno tutte in un colpo solo come sono svanite a milioni le immagini che erano dietro la fronte dei nostri nonni morti da mezzo secolo, dei genitori morti anch’essi. Immagini in cui comparivamo anche noi, bambine, tra gli altri esseri scomparsi prima ancora che nascessimo, nella stessa maniera in cui ricordiamo i nostri figli piccoli assieme ai loro nonni già morti, ai nostri compagni di scuola”. Come accade che il tempo vissuto diviene la nostra vita? Gli Anni è il tentativo di raccontare se stessi sfogliando un album di vecchie foto. Ma anche il pretesto per allargare lo sguardo a un’intera generazione vissuta in Francia a cavallo degli ultimi due secoli, tra la seconda guerra mondiale e l’11 settembre del 2001. Ecco allora che il libro diventa una specie di biografia collettiva che offre al lettore un interessante spaccato di storia sociale, politica e di costume. Il romanzo-saggio si apre con gli stenti del dopoguerra e la liberazione. La piccola Annie non è mai stata a Parigi e a casa sua manca tutto, anche il gabinetto. Crescendo conosce il suo livello sociale e sa che è inferiore rispetto a quello delle compagne di classe. È una ragazza timida, occhialuta, ma con una valigia piena di sogni. La Francia deve fronteggiare l’insurrezione algerina, sono gli anni dell’esistenzialismo di Sartre e di Camus, nel Paese c’è molto fermento. La giovane studentessa trascorre il suo tempo pregustando la libertà e i primi amori. Le pagine più appassionanti del libro ci portano al Maggio francese “dappertutto nascevano movimenti, si pubblicavano libri e riviste, emergevano filosofi, critici, sociologi. Tutto andava in direzione di una nuova intelligenza, di una trasformazione del mondo… Niente di ciò che fino a quel momento era stato considerato normale veniva più dato per scontato: la famiglia, l’educazione, la prigione, il lavoro, le vacanze, la follia, la pubblicità…era finita l’epoca dell’ingenuità sociale… la parola chiave era Liberazione”. Sono questi gli anni più fecondi e più vitali della sua generazione “Leggere Charlie Hebdo e Liberation perpetuava la convinzione di appartenere a una gaudente comunità di rivoluzionari”. La guerra in Vietnam, le canzoni dei Beatles e quelle di Antoine, la pillola anticoncezionale, il consumismo: il mondo cambiava e la storia passava di lì. Annie ci stava dentro. Quel flusso magico e inebriante di film, musica, letteratura e politica la trascina verso l’agognata emancipazione: eccolo il femminismo. Il posto fisso nella scuola, il matrimonio, i figli  “il tempo si regolarizzava e scoprivamo la gioia dell’ordine”, ma anche il desiderio di trasgredire andando in vacanza da sole o semplicemente al cinema. Passano Les Annes, passano inesorabilmente, e Annie si ritrova adulta, fuori dal vortice di quella rivoluzione mancata, al centro di una routine familiare poco appagante. Ora sogna il passato non più il futuro. Ricorda una frase letta su Le Monde: “La Francia si annoia”. Le proteste contro Pinochet in Cile e nel resto del mondo sembrano portare un nuovo Maggio, ma il ’68, quel ’68, ormai è lontano. Il desiderio di rivivere una seconda giovinezza la spinge tra le braccia del giovane amante conosciuto dopo il divorzio “Quando fanno l’amore su un materasso posato per terra nel monolocale gelido di lui ha l’impressione di replicare scene della sua vita da studentessa” attimi di piacere dal retrogusto amaro, l’ultima illusione di riafferrare un tempo scappato via troppo in fretta “Mi ha strappata dalla mia generazione. Ma non sono entrata nella sua. Non sono in nessun tempo”. In una delle scene più tenere del romanzo, la protagonista, nuda, nel guardarsi allo specchio vede lo stesso corpo dei suoi sedici anni. Da allora ha smesso di crescere. Chapeau.

Angelo Cennamo   

Standard

PERSECUZIONE – Alessandro Piperno

PERSECUZIONE

In quel villone sulla Cassia vive un ricco e affascinante luminare dell’oncologia pediatrica, stimato professore universitario, padre di due ragazzini complicati e marito esemplare di Rachel. Leo Pontecorvo ha il volto della buona borghesia romana, ebrea e di sinistra, con qualche peccatuccio giudiziario legato a una brutta storia di mazzette e a una frode fiscale. Nulla di grave, nulla di serio, soprattutto nulla di  paragonabile alla bomba atomica dalle sembianze umane che di lì a poco sta per deflagrare nella sua vita perfetta di uomo e di professionista affermatissimo a soli 48 anni. Del resto, come può immaginare il celebre cattedratico, il genio precoce della medicina infantile, che quell’invidiabile bolla di benessere e di imperituro ottimismo anche di fronte all’accusa di usura mossagli da un ex allievo, quella bolla gigantesca di serenità e di prosperità dentro la quale lui insegna, ama la propria moglie o semplicemente deambula, possa improvvisamente essere dissolta da un esserino fragile, silenzioso e invisibile come Camilla, la infida “troietta” dodicenne, travestita da innocua e perbene fidanzatina di suo figlio Samuel? Tutto era nato da quella (pessima) idea di portare Camilla in Svizzera per le vacanze di Natale. I suoi genitori avevano dato il loro assenso, e anche Leo aveva dato il suo “Pur sapendo che questo avrebbe prodotto un vulnus nella sua vita coniugale”. Un giorno il professore soccorre la ragazzina durante un attacco d’asma. Quel gesto, per un medico come lui del tutto ordinario e abituale, deve aver suggestionato la ragazzina al punto da spingerla a scrivere una lettera di ringraziamento e lasciarla… sul tavolo della cucina? All’ingresso? Sul letto matrimoniale dei signori Pontecorvo? No, la nasconde nel luogo più intimo e riservato di quel cottage vacanziero: il cassetto dove Leo, il dottor Pontecorvo, l’insigne scienziato, tiene le sue mutande. Le lettere diventano due, poi tre, poi quattro, e quel genio del professore, abilissimo chirurgo ma uomo poco pratico e concreto, incapace di fare la fila in banca anche per pagare la bolletta della luce, decide di rispondere di volta in volta a quell’assurdo e inspiegabile delirio grafico, forse per tenere  a bada “ la troietta” o semplicemente perché è un coglionazzo. E così, una sera d’estate, mentre gli altri ricchi residenti dell’Olgiata stanno per andare a cena in qualche ristorantino alla moda, freschi di mare e abbronzatissimi, la famiglia Pontecorvo si ritrova in cucina con la tv accesa sul telegiornale che ha appena sganciato la bomba atomica: Leo Pontecorvo è il molestatore sessuale di Camilla, la giovanissima fidanzatina di suo figlio. Boom! Silenzio, sgomento, incredulità, stordimento, nella mente di Leo si affollano mille sensazioni che diventano una sola: panico. Cosa dire? Come difendersi da quell’accusa abnorme, diffusa urbi et orbi, ascoltata da mezza Italia e scagliata come un pugno sul suo volto incredulo di uomo perbene, di sani principi, per quanto coglionazzo? Come smuovere quel macigno che gli è caduto addosso così all’improvviso?

Persecuzione racconta la storia di un uomo perbene che rimane vittima del pettegolezzo, della calunnia e dell’odio sociale, condannato, prima ancora che dai giudici, dall’opinione pubblica e dal silenzio dei suoi familiari. Qual è la colpa di Leo Pontecorvo? La sua colpa era quella di essere se stesso, di essere vissuto fin lì come Leo Pontecorvo. Il libro viene pubblicato nel 2010 ma non nella versione integrale di 692 pagine. Per non infliggere ai lettori il tour de force che avevo inflitto a me stesso, spiega Piperno nella prefazione alla recente edizione degli Oscar Mondadori, ho deciso di dividere il romanzo in due parti. La seconda parte Inseperabili sarà pubblicata due anni dopo, nel 2012, e premiata con lo Strega. Persecuzione è un romanzo feroce e ironico scritto da un autore che viene spesso accostato al grande Philip Roth per stile e ispirazione. E non è un caso forse che le vicende di Leo Pontecorvo ricordino quelle del protagonista di uno dei capolavori di Roth, il professor Coleman Silk de La Macchia umana, anche lui come Leo vittima di una calunnia e di un ingiusto processo. Il romanzo di Alessandro Piperno ad ogni modo non pecca di originalità, e riesce a coinvolgere il lettore fin dalle prime battute per la qualità della scrittura, per il sarcasmo e la suspense che arricchiscono e conducono la trama ad un finale farsesco oltre che imprevedibile.

Angelo Cennamo

    

Standard

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO – Marco Missiroli

Missiroli

La storia di Libero Marsell ha inizio con uno strano turbamento:  durante il trasloco dei suoi genitori da Milano a Parigi, Libero assiste al tradimento della madre con un amico di famiglia. Quella scoperta casuale e improvvisa, filtrata dallo spiraglio di una porta, segnerà di fatto l’inizio della sua adolescenza. L’inganno della madre, l’estasi del suo amante e la gelosia provata di fronte alla scena dell’adulterio,  alimentano uno smanioso desiderio di riscatto che spinge il giovane protagonista ad esplorare l’universo femminile e a dare sfogo alla sua immaginazione erotica. Una giovane e sensuale bibliotecaria, Marie Lafontaine, accompagnerà Libero nel corso degli anni alla scoperta dell’eros e lo inizierà ai piaceri della letteratura. La tenera amicizia che li lega, così intima, così ambigua, sarà uno dei temi centrali del racconto. Libero è un adolescente timido, sensibile, che prova rabbia e invidia per gli amici che, diversamente da lui, hanno già perso la verginità. Soprattutto per Antoine con il quale aveva promesso di farlo per la prima volta insieme, conoscendo due amiche o due gemelle. Ma è solo una questione di tempo e i suggerimenti di Marie si riveleranno preziosi. La sua prima volta avrà il volto e il corpo di Lunette, proprio la sorella di Antoine: “lei aprì le cosce e io esplorai l’origine du monde con le labbra, e la lingua e il naso”. Il divorzio dei genitori per  “Le Grand Liberò”, come lo chiama Marie, diventa l’occasione per stringere un legame di forte complicità con il padre, grande appassionato di tennis oltre che di libri. In una delle scene più esilaranti del romanzo Libero va a rovistare nei cassetti del genitore morto da poco e scopre un suo lato oscuro che sembra consolarlo: il padre nascondeva riviste pornografiche, preservativi, alcune matrici dei biglietti del Crazy Horse e la tessera del partito comunista francese. Durante una vacanza a New York la relazione con Lunette viene messa a dura prova da un gioco erotico che si spinge oltre il dovuto e che si conclude con il tradimento di lei dentro il bagno di un locale pubblico. Quella sequenza così torbida e trasgressiva, intuita da Libero oltre il muro della toilette, segnerà la fine della loro unione e spingerà il protagonista a completare gli studi di giurisprudenza in Italia, a Milano.‎

Libero è diventato un uomo, della timidezza dei primi approcci giovanili gli resta solo il ricordo. In Italia lo attendono altre avventure –  31 tacche segnerà l’amico Giorgio sul bancone dell’osteria ai Navigli – ma anche una nuova vita, più consapevole, più adulta.

Atti osceni in luogo privato è il quinto romanzo di Marco Missiroli,  scrittore riminese tra i più  interessanti della sua generazione, già vincitore del premio Campiello nel 2006 con la sua opera prima Senza coda. E’ un romanzo di formazione, ma anche un generoso tributo al cinema d’autore e alla grande letteratura del novecento, dall’esistenzialismo di Sartre e Camus ai classici della narrativa americana. In una delle pagine più poetiche del libro, Libero si presenta allo studio legale dove comincerà a lavorare con una copia de Lo Straniero nella tasca interna della giacca. Saranno proprio gli spunti di scrittori  come Hemingway, Malamud, Faulkner, dello stesso Camus, suggeriti dalla bibliotecaria Marie, a segnare le tappe di questo viaggio immaginario che è la sua vita, e ad instradarlo nelle faccende erotiche ed umane di quella progressiva maturazione.‎

Con questo romanzo così delicato e raffinato Missiroli fa rivivere il Simenon de La Camera Azzurra e di altri racconti passionali over Maigret, e pone fine – speriamo una volta per tutte – al dibattito stucchevole sulla crisi della narrativa italiana contemporanea. Nonostante la giovane età, la scrittura di Missiroli è meravigliosamente densa, colta, matura, sublime. Il ritmo incalzante della narrazione inoltre non impedisce all’autore di indugiare con cura sui turbamenti vissuti dal protagonista del romanzo per i suoi amori immaginati o reali,  offrendo al lettore un’opera superba e ammaliante, destinata a diventare un classico della letteratura.

Angelo Cennamo                      

 

Standard