Pubblicato nel 2025 da Crown, The Correspondent – da qualche settimana in Italia con Rizzoli “Tutte le mattine di Sybil” – è il romanzo d’esordio di Virginia Evans, autrice statunitense formatasi al Trinity College di Dublino. Il libro racconta l’intera esistenza di Sybil Van Antwerp, ex avvocata settantenne, esclusivamente attraverso la corrispondenza che scrive e riceve nell’arco di una vita: lettere a familiari, amici, sconosciuti, scrittori celebri come Joan Didion e Larry McMurtry, e a un misterioso destinatario a cui Sybil indirizza missive che non spedirà mai. È una scommessa formale radicale, poiché il romanzo rinuncia quasi del tutto a dialogo diretto e narrazione in terza persona, affidando l’intera costruzione del personaggio e dell’intreccio al solo medium epistolare.
La voce di Sybil è l’elemento che tiene insieme l’intera architettura del libro. Evans riesce a costruire un personaggio scorbutico e fuori dagli schemi, eppure capace di conquistare il lettore, pieno di giudizi taglienti e di consigli che nessuno le ha chiesto. Questa caratterizzazione per accumulo, lettera dopo lettera, è probabilmente il merito tecnico maggiore del romanzo: senza il sostegno di scene drammatizzate, Evans riesce comunque a far emergere una figura sfaccettata, capace di passare nel giro di poche righe dal sarcasmo più pungente alla vulnerabilità più nuda. Sul piano strutturale, la forma epistolare si rivela un dispositivo efficace per gestire il tempo narrativo: le lettere, semplicemente accompagnate dalla loro data, permettono al racconto di accelerare e rallentare senza bisogno di passaggi esplicativi o giustificazioni complicate del salto temporale. È una soluzione elegante al problema classico dei romanzi epistolari, ossia la tentazione di forzare l’artificio con missive innaturalmente informative. Il nucleo emotivo del libro ruota attorno al lutto, in particolare alla morte del secondogenito di Sybil, Gilbert, scomparso a otto anni: un dolore che la protagonista porta con sé per decenni e che il romanzo affronta con delicatezza ma senza reticenze. Accanto a questo filone più cupo, Evans inserisce una vena comica robusta, soprattutto nelle battaglie di Sybil con comitati di quartiere, servizi clienti e istituzioni accademiche, che alleggeriscono il tono complessivo e impediscono al romanzo di scivolare nel patetismo.
Non mancano limiti significativi. Il numero elevato di corrispondenti, unito a una cronologia non lineare che ricostruisce il passato di Sybil per frammenti sparsi, rende la prima parte della lettura disorientante. Un’altra nota stonata potrebbe essere questa: nonostante la ricchezza della voce di Sybil, il personaggio non arriva mai davvero a confrontarsi fino in fondo con i nodi irrisolti della propria esistenza, restando in parte schermato proprio dalla forma epistolare. Nel complesso, però, ho trovato The Correspondent un esordio sorprendentemente maturo e di buonissimo livello letterario.
Angelo Cennamo