TODO MODO – Leonardo Sciascia

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L’eremo di Zafer sembra un monastero ma non è un monastero. È un albergo tenuto da preti in un luogo imprecisato di un’ignota provincia italiana. Siamo in Sicilia? Può darsi. In questo luogo così sperduto e inaccessibile, tra querce e castagni, si è data appuntamento una combriccola di ministri, deputati e industriali per degli strani esercizi spirituali.

Un noto pittore, capitato per caso nella zona, si ritrova suo malgrado testimone di quella riunione segreta, organizzata e diretta da don Gaetano, figura enigmatica e sommo sacerdote di una liturgia che ha poco a che vedere con la Fede. Durante la recita collettiva del Rosario “si sentì come uno stappo”: uno degli ospiti, un ex senatore ora presidente di un grosso Ente di Stato, viene ammazzato con un colpo di pistola ravvicinato “opaco, attutito, come se l’arma fosse stata appoggiata al bersaglio”. Con la polizia arriva il procuratore Scalabri, vecchio compagno di scuola del famoso pittore. Si chiudono le porte e iniziano le indagini. Sul piazzale viene disegnata la sagoma della vittima. Ma ricostruire gli ultimi istanti e le posizioni assunte dai convenuti nel corso della preghiera sarà un’operazione complicatissima, forse inutile. Chi era di fianco al povero senatore Michelozzi? Nessuno sa, nessuno ricorda, nessuno ha visto. Quella congregazione di uomini potenti si trasforma in un canestro di vipere che si mordono tra di loro. In piena notte l’avvocato Voltrano cade giù dall’ultimo piano dell’edificio. Cosa nascondeva? chi voleva minacciare? Il caso si infittisce. Qual è il movente dei due omicidi? “Il fatto è che di moventi, tra questa gente, nei puoi trovare a migliaia”. Vero don Gaetano?

È 1974 quando Leonardo Sciascia pubblica Todo Modo, romanzo dalla trama suggestiva e dai contenuti torbidi che evocano non solo scandali e misfatti della politica, ma anche la degenerazione del clero, complice di quel malaffare. Una storia di delitti giocata sull’allegoria, che racconta, prima di tanti altri libri che verranno dopo, la corruzione e più in generale l’assuefazione e/o indifferenza al male. Il romanzo è un giallo in piena regola che però nessuno ha mai definito giallo. Pagine belle, feroci, potenti, di alta letteratura – anche il giallo può esserlo – che conservano intatta la loro attualità e ci fanno riscoprire uno dei maggiori autori del Novecento.

Angelo Cennamo

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