PISTA NERA – Antonio Manzini

Pista nera - Manzini

Rocco Schiavone, il vicequestore romano dal passato opaco, trasferito per punizione dal commissariato Cristoforo Colombo in Val d’Aosta. Il poliziotto burbero, cinico, sensibile al fascino femminile, che neppure al gelo delle Alpi rinuncia al suo loden e alle Clarks, e che classifica le rotture di coglioni da uno a dieci a seconda dell’intensità. E’ lui, Schiavone, il protagonista del grande romanzo che Antonio Manzini gli sta cucendo addosso ormai dal 2013 tra l’entusiasmo crescente del pubblico e gli apprezzamenti della critica. Pista nera è il primo capitolo della fortunata serie. Siamo a Champoluc, una scicchissima località turistica a millecinquecento metri sul livello del mare, altitudine incomprensibile per uno come Rocco che non è mai salito oltre i centocinquanta di Monte Mario. Qui viene ritrovato il cadavere spappolato di Leone Miccichè, un quarantenne di origini siciliane che gestisce un rifugio di montagna con la moglie, Luisa Pec, donna affascinante e corteggiatissima. Il corpo di Leone è stato schiacciato da uno di quei cingolati – gatto delle nevi – usati per ripulire le piste da sci dopo l’orario di chiusura. Pista nera o muro, nel gergo sciistico, sta ad indicare una pista molto ripida. Se l’uomo fosse morto a causa dell’investimento per Rocco sarebbe certamente una rottura di coglioni in meno, un caso di omicidio colposo da archiviare in quattro e quattr’otto senza spargimento di altro sangue e senza ulteriori escursioni al gelo. Ma non è andata così. Champoluc è un paesino di poche anime, si conoscono tutti, il clima ideale per alimentare gossip, pettegolezzi, ed è proprio una chiacchiera di troppo ad innescare la scintilla di questa brutta vicenda nella quale si intrecciano questioni di denaro e di infedeltà. Intorno a Schiavone ritroviamo il solito cast di personaggi straordinari che Manzini riproporrà anche nei capitoli successivi: l’agente Deruta “Cento chili di inutile massa corporea in ballottaggio con D’Intino per il più deficiente della questura“; il Sostituto Baldi, il magistrato dal brutto carattere che tiene puntato il vicequestore perché sa molte cose del suo passato, ma sa pure che Schiavone ha un’alta percentuale di casi risolti; Italo Pierron, il poliziotto valdostano, malleabile, disposto a scendere a compromessi e ad entrare nello strano giro di Rocco e dei suoi amici romani quando si tratta di arrotondare quei quattro euro che guadagna rischiando la vita per strada. E poi c’è lei, Marina, il fantasma della moglie di Rocco che Manzini riporta in vita nel corsivo dei pensieri più intimi e malinconici del vicequestore. Un giallo perfetto, divertente. Schiavone è l’italiano medio, l’uomo qualunque che lavora, si incazza, si annoia, che ama, che vince e che perde, e che sbaglia come tutti noi.

Angelo Cennamo

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