IL CANE DI TERRACOTTA – Andrea Camilleri

 

il-cane-di-terracotta-andrea-camilleri

 

Recensire romanzi seriali è complicato, specie se si tratta di romanzi gialli. Non che la serialità sia una diminutio, intendiamoci. Anzi, per quanto mi riguarda la ritengo un valore aggiunto: fidelizza i lettori e li coinvolge in un contesto che diventa via via familiare. La Vigàta del commissario Montalbano è un piccolo mondo antico che resiste all’omologazione della modernità. Un luogo nel quale i lettori di Camilleri ritrovano vecchi ricordi o atmosfere esotiche, vacanziere, colori e sapori di un’Italia filtrata attraverso i racconti dei nonni e dei padri. Un procedere lento che non si lascia corrompere dal progresso tecnologico e che non si può confondere con altro. I libri di Andrea Camilleri sono dei pezzi unici, inclassificabili né paragonabili ad altre forme letterarie. Per questa sua unicità Camilleri meriterebbe il Nobel. Lo meriterebbe per la lingua con la quale tesse le sue trame genuine e identitarie, una lingua sinuosa, teatrale, profondamente umana ed ancestrale. E per quell’arte antica del racconto, così semplice, leggera, ottocentesca, senza orpelli né effetti speciali, mai narcisa, che pone al centro della narrazione la storia, nient’altro che la storia con i suoi protagonisti. Quanti scrittori coltivano l’ambizione di costruire con le parole delle cattedrali gotiche: si arrampicano in alto, sempre più su, per poi finire stecchiti sotto le macerie di una verbosità inutile, fine a se stessa? Camilleri, tomo tomo, li guarda passare lungo il fiume della vanagloria e finire rapidamente nel dimenticatoio.

Il cane di terracotta è il secondo romanzo della serie di Montalbano, pubblicato nel 1996 dopo il fortunato La forma dell’acqua, libro del quale nessuno aveva previsto sequel o altre forme di reiterazione. Ma il grande successo di critica e di pubblico che ne derivò, spinse Elvira Sellerio a pretendere dal maestro di Porto Empedocle nuove storie di delitti che avessero come protagonisti proprio il commissario di Vigàta e la sua squadra di poliziotti squinternati. In questo secondo libro, in coda al solito delitto di mafia, Montalbano deve indagare su un duplice omicidio avvenuto cinquant’anni prima: i cadaveri di due giovani amanti vengono ritrovati in fondo ad una grotta. Ai loro piedi, la statua di un cane di terracotta messa a sorvegliare le due vittime chissà da chi e per quale strana ragione. Un giallo comicissimo nel quale il commissario di Camilleri si lascia aiutare nella sua inchiesta da un gruppo di vecchietti più o meno arzilli, testimoni di un tempo lontano, dominato da antiche credenze e misteriose ritualità.

Angelo Cennamo

Standard

Una risposta a "IL CANE DI TERRACOTTA – Andrea Camilleri"

  1. Avatar di The Branding: esistenzialismo moderno lavieenrosestoriadidonne ha detto:

    Fuori dal tempo o in un tempo altro, i personaggi di Camilleri riportano alle persone. Nei loro vizi, nei loro mestieri, nelle loro fantasie e credenze più recondite, mescolando storie della tradizione con storie di vita. E lasciandoci sempre un po’ incerti, fra il soddisfatto e l’incredulo, con la voglia di scoprire il fatto e scrollarci di dosso il misfatto. Magari con una bella nuotata,come insegna Montalbano, dopo aver risolto anche questo caso.

    "Mi piace"

Lascia un commento