CARTONGESSO – Francesco Maino

 

Cartongesso - Francesco Maino

 

Francesco Maino è un avvocato un po’ trevigiano, un po’ venessiano – da quelle parti tengono molto ai confini e ai campanili. Diciamo allora che Maino è prima di tutto un cittadino veneto cui è capitato di fare, non di essere, l’avvocato. Questo almeno riferisce il suo alter ego Michele Tessari, il protagonista – l’unico – di Cartongesso, romanzo di esordio e premio Calvino nel 2013. Tessari è il prototipo della piccola partita iva italiana, o, se preferite, veneta, vessata dalle tasse e dalla burocrazia, e che si barcamena in una professione difficile, ostile, deludente, soprattutto poco rimunerativa. Tessari è un uomo incazzato “con l’ombelico quarantenne legato all’ombelico sessantenne della madre”, che fatica a traslocare dall’abitazione A, quella dei suoi genitori, all’abitazione B, il monolocale senza pretese che include studio legale, cucina, bagno, letto. Ma l’avvocato non è il solo lavoro di Tessari. A dire il vero, la sua occupazione più impegnativa è “tenere al guinzaglio la morte”: Tessari è un uomo depresso, affetto da un disturbo bipolare che lo spinge oltre l’abisso della solitudine e dell’alcol. Nella sua lunga invettiva, l’avvocato venessiano ne ha per tutti: dai suoi colleghi “bisognerebbe eliminare almeno centomila avvocati infetti”; ai clienti, disperati più di lui, senza un soldo in tasca, spesso immigrati, piccoli spacciatori; ai giudici: negligenti, incompetenti, strafottenti; fino ai progettisti dei tribunali, brutti, malinconici, dove ogni cosa è logora, trascurata, fuori posto.

Cartongesso è un Lamento di Portnoy in salsa venessiana, un esercizio linguistico di grande pregio che mi ha ricordato il massimalismo disordinato e pirotecnico di un altro scrittore veneto: Giuseppe Berto, l’autore de Il male oscuro. Come Berto, Maino è un fiume in piena, la sua logorrea travolge, diverte, intristisce, fa riflettere. Maino è uno sperimentalista coraggioso e originale, uno status author, uno scrittore raro, necessario alla letteratura italiana e non solo italiana, perché è con i libri come Cartongesso che la letteratura si muove, alza l’asticella, fa un passo avanti.

Angelo Cennamo

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