JOHN FIGLIO DI JOHN – Douglas Stuart

Cal ha ventidue anni quando torna a Harris, dopo quattro anni trascorsi alla scuola d’arte di Edimburgo, sulla terraferma. È senza lavoro, ha pochi soldi e non sa ancora che cosa fare del proprio futuro. A richiamarlo sull’isola è il padre John, che gli dice che la nonna Ella sta male. Quando arriva, però, Cal scopre che le cose non stanno esattamente così: Ella non è in fin di vita e John ha usato la sua malattia come pretesto per riportare a casa il figlio.John è allevatore di pecore, tessitore di tweed e un uomo rispettato nella comunità presbiteriana dell’isola. Vorrebbe che Cal restasse a Harris e lavorasse con lui. Cal, invece, sulla terraferma ha conosciuto un mondo diverso e, soprattutto, la possibilità di vivere la propria sessualità senza doverla nascondere. A Harris ritrova una famiglia e una comunità in cui sa bene che cosa si può dire e che cosa, invece, è meglio tenere per sé.È da questo ritorno che prende forma John figlio di John, l’ultimo romanzo di Douglas Stuart, ambientato negli anni Novanta alle Ebridi Esterne. Harris entra nella storia attraverso le persone che la abitano, il lavoro, la religione e i rapporti che tengono insieme una comunità così piccola che è difficile distinguere la vita privata da quella degli altri. Quello che accade a una persona, prima o poi, riguarda anche chi le sta intorno.Il ritorno mette soprattutto Cal di fronte a suo padre. John ha costruito la propria vita intorno alla famiglia, al lavoro e alla continuità con chi lo ha preceduto, e vorrebbe che il figlio raccogliesse ciò che lui ha ricevuto: la terra, il mestiere, la fede, il nome. Cal non vuole semplicemente sottrarsi a tutto questo; vuole poter decidere da sé che vita vivere. La sua sessualità rende il conflitto più difficile, ma non lo spiega interamente. Tra padre e figlio c’è una distanza più profonda, che riguarda il modo di intendere la famiglia, il dovere e la libertà personale.Stuart è particolarmente efficace quando lascia che questa distanza emerga dalla vita di ogni giorno. John insegna al figlio il mestiere, gli sta vicino e pretende che impari a vivere secondo le regole che hanno guidato la sua stessa esistenza. Può essere premuroso e duro, spesso nella stessa giornata. Cal lo teme, ma gli vuole anche bene. Tra i due non c’è una linea netta che separi l’affetto dal rancore: il sentimento che li lega è fatto di entrambe le cose, e proprio per questo il loro rapporto appare così vero.Intorno a loro si muovono Ella, la nonna materna di Cal, Grace, sua madre, e gli altri abitanti dell’isola: alcuni complici, altri pronti a giudicare, altri ancora semplicemente alle prese con la propria vita. Stuart fa emergere poco alla volta i segreti che attraversano queste relazioni e mostra come, dietro la rigidità apparente di Harris, esistano desideri e vite che non coincidono con l’immagine che ciascuno offre agli altri. È una parte importante del romanzo, ma il libro non si riduce a una storia di segreti e scandali familiari. Questi segreti servono piuttosto a mostrare quanto possa essere difficile vivere secondo ciò che si è, quando la famiglia e la comunità hanno già deciso chi si dovrebbe essere.Per questo John non è soltanto l’uomo che si oppone a Cal. È anche qualcuno che ha imparato a nascondere una parte di sé e che, nel corso degli anni, ha costruito la propria vita intorno alle regole che gli erano state trasmesse. Il suo amore per Innes, il vicino di casa con cui ha una relazione clandestina da anni, rende evidente la distanza tra ciò che desidera e la vita che ha scelto di condurre. Quando riconosce nel figlio qualcosa che non riesce ad accettare, reagisce con una durezza che nasce anche dalla paura di perdere l’equilibrio sul quale ha costruito tutto. È qui che Stuart torna a uno dei temi centrali della sua opera: la famiglia può essere il luogo in cui ci si sente a casa, ma anche quello in cui si impara a vergognarsi di una parte di sé. In Storia di Shuggie Bain la famiglia era segnata dalla dipendenza e dalla povertà; ne Il giovane Mungo il desiderio di Mungo entrava in conflitto con la violenza dell’ambiente in cui era cresciuto. In John figlio di John Stuart torna sul rapporto tra identità e famiglia, ma lo fa in un ambiente molto diverso. Non siamo più nella Glasgow operaia dei romanzi precedenti, dove la famiglia era soprattutto qualcosa da cui i protagonisti cercavano di proteggersi. Qui siamo in una piccola comunità insulare, dove tradizione, religione e territorio hanno un peso maggiore e la famiglia è anche un patrimonio fatto di lingua, lavoro e memoria, qualcosa che deve essere conservato e trasmesso.Anche il nuovo ambiente cambia il tono del romanzo. Harris è un paesaggio aspro, di vento, mare, torbiere e case sparse. Il lavoro nei campi e quello al telaio danno ritmo alle giornate; il gaelico e le tradizioni locali custodiscono una memoria che appartiene all’intera comunità. Ma anche questo mondo è in trasformazione. I giovani partono, l’economia dell’isola cambia e ciò che per John significa continuità, per Cal può diventare un peso.Da qui nasce una delle domande più interessanti del romanzo: che cosa significa ereditare? Cal non eredita soltanto un nome o un mestiere. Riceve una lingua, una religione, una storia familiare e un modo preciso di stare al mondo. Può rifiutarne alcune parti, ma non può fingere che non esistano. La nostra identità non nasce mai da una scelta completamente libera: è fatta anche di ciò che ci è stato dato e di ciò contro cui, a un certo punto, scegliamo di ribellarci. Stuart non offre una soluzione semplice. Non dice che Cal debba tornare alle proprie origini, né che debba spezzare ogni legame con esse. Il suo percorso consiste piuttosto nel capire che cosa può portare con sé e che cosa deve lasciare indietro. È una distinzione difficile, perché anche ciò che rifiutiamo può continuare a far parte di noi. Il rapporto con John è il luogo in cui questa difficoltà diventa più evidente e dolorosa. Per questo la frattura tra i due non può essere risolta semplicemente con la fuga: Cal deve capire che cosa ama del mondo da cui proviene e che cosa, invece, non è più disposto ad accettare.Il titolo contiene già questo confronto scontro. John figlio di John parla di una discendenza, ma anche di un’aspettativa: essere figlio significa, per John, continuare una storia iniziata prima di Cal. Cal vuole essere libero di scegliere il proprio futuro ma non può cancellare ciò che ha ricevuto. È forse proprio qui che il romanzo di Stuart trova il suo punto di svolta: non nella semplice contrapposizione tra tradizione e libertà, ma nel difficile tentativo di diventare se stessi senza poter scegliere da dove si viene.

Angelo Cennamo

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