Ernest Haycox ha occupato una posizione defilata nella storia del western americano. Per gran parte della sua carriera si dedicò alla narrativa popolare, pubblicando racconti e romanzi che gli procurarono una discreta notorietà. Negli ultimi anni, tuttavia, cominciò a guardare alla frontiera da una prospettiva diversa, più inclusiva. Pubblicato postumo nel 1952, Pionieri di una nuova terra (The Earthbreakers) racconta l’arrivo in Oregon, nel 1845, di uomini e donne che hanno attraversato il continente alla ricerca di un luogo in cui stabilirsi. Il viaggio verso Ovest è finito. Ora bisogna imparare a vivere nella terra raggiunta: costruire case, coltivare i campi, procurarsi il bestiame, aprire strade e avviare attività. Il territorio, però, deve essere conosciuto prima ancora di poter essere abitato. Le foreste, il clima, le distanze e la scarsità di risorse impongono condizioni alle quali i nuovi arrivati devono adattarsi. La frontiera cambia allora natura: al movimento subentrano il lavoro, la collaborazione e la necessità di mettere radici. Il titolo originale contiene l’immagine centrale del romanzo. Gli earthbreakers sono gli uomini che rompono la terra, la dissodano e la preparano alla coltivazione. Il pioniere di Haycox non è soltanto un esploratore o un combattente, ma anche un lavoratore: la sua esperienza passa attraverso gli attrezzi, gli animali, i raccolti e tutto ciò che serve a trasformare uno spazio selvaggio in un luogo abitabile. Quello spazio è ancora selvaggio, ma comincia a essere modificato dalla presenza umana. Il mulino che Rice Burnett vuole costruire dà una forma concreta a questa trasformazione. Per farlo funzionare servono campi, raccolti, bestiame, scambi e persone disposte a lavorare. Burnett pensa a un’attività destinata a durare e, con essa, a una vita diversa da quella del trapper: il suo progetto esprime la decisione di fermarsi e di legare il proprio futuro a quello dell’insediamento. Haycox segue le vicende di diversi personaggi, ciascuno portatore di un’idea diversa della libertà. Rice Burnett, Cal Lockyear, Katherine Gay, Edna Lattimore e gli altri arrivano in Oregon dopo aver lasciato alle spalle storie personali che continuano a condizionare le loro scelte. Il viaggio li ha condotti in un nuovo luogo, ma non ha cancellato ciò che erano: nessuno può davvero ricominciare da capo. Burnett è il personaggio che meglio incarna il cambiamento: è stato un trapper, ma sceglie di fermarsi, costruire il mulino e dare forma a un’esistenza stabile. Anche la sua idea di libertà cambia, e non consiste più nella possibilità di partire in qualsiasi momento, ma nella scelta di costruire qualcosa e di assumersene la responsabilità. Lockyear percorre la strada opposta. Finché intorno a lui ci sono spazi aperti, può vivere secondo le proprie regole; quando sorgono case, relazioni stabili e forme di autorità, quella stessa libertà si trasforma in una minaccia per gli altri. Il rapporto con Edna Lattimore porta questo conflitto nella sfera privata: Lockyear non accetta il rifiuto di Edna perché non riconosce la sua libertà di scegliere, e il desiderio si trasforma in possesso, il possesso in violenza. Le relazioni fra uomini e donne hanno un ruolo importante nella storia. Seduzione, gelosia, attrazione e desiderio influenzano le decisioni dei personaggi e ne mettono a nudo le debolezze: per Haycox le tensioni private riflettono i conflitti più ampi che attraversano l’insediamento. Katherine Gay accompagna Burnett verso questa forma diversa di esistenza, portando nella sua vita la casa, la famiglia, l’idea di un futuro condiviso. Lot White, il predicatore, ha una diversa idea di ordine, fondata su una distinzione netta fra bene e male. Ma la realtà con cui deve confrontarsi si rivela più complessa: le passioni, gli errori e le colpe degli abitanti mettono alla prova le sue certezze, e anche lui è costretto a misurarsi con una natura umana che non si lascia dividere facilmente fra innocenti e colpevoli.
Gli uomini e le donne arrivati in Oregon vogliono cambiare vita, ma portano con sé il proprio carattere e le proprie debolezze: il desiderio, la violenza, la gelosia e l’ambizione non scompaiono quando cambia il paesaggio. Un nuovo inizio, per Haycox, non coincide necessariamente con una rinascita morale. Da queste vicende si pone il problema della comunità. Gli abitanti hanno bisogno gli uni degli altri per costruire, coltivare, commerciare e difendersi, ma devono anche stabilire quali comportamenti siano compatibili con la vita comune. Le regole non sono già definite: si formano insieme all’insediamento, attraverso tentativi, conflitti e compromessi. È qui che il romanzo acquista una dimensione politica: la legge, l’autogoverno, l’autorità sono problemi concreti che una società ancora priva di ordine consolidato deve affrontare giorno per giorno. In questo Haycox prende le distanze da una parte importante della tradizione del western. Zane Grey aveva contribuito a fissare l’immagine dell’Ovest attraverso il paesaggio, l’avventura e la figura dell’eroe; Haycox concentra invece l’attenzione sul momento in cui lo spazio aperto comincia a riempirsi di case, campi, mulini, commerci e istituzioni. Il confronto con Lonesome Dove di Larry McMurtry chiarisce la distanza: McMurtry racconta un West prossimo alla fine, abitato da uomini che avvertono la scomparsa del mondo a cui appartengono; Haycox guarda ai suoi inizi, quando quella stessa società è ancora da costruire. Anche L’incidente di Ox-Bow di Walter Van Tilburg Clark offre un confronto utile: Clark mostra come la fragilità della legge possa condurre alla violenza collettiva, ma parte da un ordine già esistente da difendere. In Haycox il problema è precedente, ovvero stabilire quale ordine sia possibile, prima ancora di poterlo minacciare o difendere. Per questo il romanzo conserva molti elementi del western, come il paesaggio, il pericolo, la violenza, il desiderio, ma li inserisce in una prospettiva più ampia, fatta di commercio, case, raccolti, rapporti fra vicini, prime forme di autorità. La storia dell’Ovest, in Haycox, non nasce soltanto dalle imprese degli eroi ma da queste attività ordinarie da cui dipende la sopravvivenza di una comunità. Burnett e Lockyear restano, fino alla fine, il volto umano di questa scelta collettiva: non ancora memoria, non ancora leggenda, ma un luogo che si sta ancora decidendo come abitare.
Angelo Cennamo